USA: Pompeo arriva in Corea del Nord per colloqui su denuclearizzazione

Pubblicato il 6 luglio 2018 alle 12:11 in Corea del Nord USA e Canada

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Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, è arrivato in Corea del Nord, atterrando a Pyongyang, venerdì 6 luglio. Lo scopo della visita, che si concluderà sabato 7 luglio, è portare avanti lo slancio verso l’attuazione dell’accordo raggiunto al termine del summit di Singapore del 12 giugno, tra il presidente americano, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong Un. In particolare, Pompeo sarà impegnato a discutere i dettagli della denuclearizzazione nordcoreana e ad assicurare il rientro in patria dei resti dei soldati americani dispersi e morti durante la guerra di Corea.

Il funzionario statunitense ha incontrato Kim Yong Chol, l’alto funzionario nordcoreano con il quale ha lavorato a lungo nelle scorse settimane per organizzare il summit di Singapore, conclusosi con l’impegno del leader nordcoreano a smantellare i programmi nucleari di Pyongyang, senza, tuttavia, fornire dettagli specifici né assumersi vincoli concreti.

“Il presidente mi ha detto che crede che il presidente Kim veda un futuro diverso e più luminoso per il popolo della Corea del Nord. Speriamo entrambi che sia vero”, ha dichiarato Pompeo su Twitter, riferendo il contenuto di una telefonata con Trump. Il Segretario di Stato ha aggiunto, sullo stesso social network, di essere pronto a continuare i suoi incontri con i funzionari nordcoreani, spiegando che “c’è molto lavoro da fare, ma la pace vale lo sforzo”.

Due le questioni principali nell’agenda del funzionario statunitense. Innanzitutto, secondo quanto riferito a Reuters da alcuni funzionari dell’intelligence americana, Pompeo cercherà di concordare almeno un elenco iniziale di siti nucleari e un inventario che possa essere progressivamente controllato da Washington. La seconda questione affrontata sarà, invece, quella dei resti dei soldati americani morti in Corea del Nord durante la guerra del 1950-1953, che Kim Jong Un aveva accettato di restituire agli Stati Uniti, al termine del vertice del 12 giugno. Per Washington, entrambe le questioni sono essenziali per valutare la volontà effettiva di Pyongyang di portare avanti le negoziazioni e il suo impegno concreto, ancora non dimostrato, secondo i funzionari dell’intelligence americana, nei colloqui a livello operativo. “Se sono seri, allora possiamo decidere di definire i termini della denuclearizzazione finale”, ha spiegato uno dei funzionari americani.

Il processo negoziale con Pyongyang è ancora più complesso, per Washington, a causa della mancanza di “un’alta fiducia” a proposito del numero di siti di arricchimento dell’uranio, specialmente se non operativi, e testate nucleari possedute dalla Corea del Nord. Il fatto che gli Stati Uniti non conoscano l’esatta entità dell’arsenale nucleare nordcoreano, hanno spiegato i funzionari americani, rende molto difficile verificare l’accuratezza delle liste e l’impegno di Pyongyang.

Né la situazione è più semplice sul versante dei resti dei soldati americani. Sebbene il Pentagono abbia dichiarato che la Corea del Nord aveva indicato di avere i resti di 200 soldati americani, un funzionario militare statunitense ha messo in guardia in merito a che cosa la Corea del Nord davvero consegnerà. Per essere certi che Pyongyang non tenti di ingannarla, ha spiegato il funzionario, Washington dovrà effettuare alcuni test, tra cui quello del DNA.

Complica ulteriormente il quadro il fatto che non manca chi, dai Dipartimenti di Stato e della Difesa, nonché dalle agenzie di intelligence, ritiene che l’approccio del presidente americano al summit di Singapore abbia posto gli Stati Unti in una posizione di svantaggio a livello negoziale. Se, prima dell’incontro di Singapore, Trump e Pompeo avevano specificato che gli Stati Uniti non avrebbero accettato altro da Pyongyang se non l’impegno per una “completa, definitiva e verificabile denuclearizzazione della penisola coreana”, tale mantra sembrerebbe essere stato sostituito con uno più semplice, relativo alla piena denuclearizzazione in accordo con il leader Kim Jong Un. Sebbene gli Stati Uniti abbiano deciso di mantenere alta la pressione su Pyongyang, rinnovando le sanzioni, alcuni funzionari ed esperti americani hanno rilevato, nel cambiamento di linguaggio adoperato, un indebolimento dell’approccio statunitense. Il Dipartimento di Stato, tuttavia, ha negato, finora, qualsivoglia mutamento della sua politica nei confronti della Corea del Nord.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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