Immigrazione: Salvini vorrebbe porre fine all’embargo sulle armi in Libia

Pubblicato il 6 luglio 2018 alle 10:50 in Immigrazione Italia Libia

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Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, vorrebbe porre fine all’embargo internazionale sulle armi in Libia, facendo notare che, in qualsiasi caso, i trafficanti continuerebbero ad aggirarlo.

Tale dichiarazione è stata rilasciata nel corso di una serie di incontri che si stanno tenendo questa settimana con il vice-premier del governo di Tripoli, Ahmed Maiteeg, il quale ha precisato che, a causa dell’embargo, la Libia non può acquistare i mezzi necessari alle guardie costiere per le operazioni di controllo e nemmeno l’equipaggiamento necessario alla polizia per tenere in sicurezza in territorio. Tali restrizioni  furono imposte il 26 febbraio 2011 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con l’adozione all’unanimità della Risoluzione 1970, che impose un embargo illimitato sulla fornitura di armi e materiale militare da e verso la Libia. Il 12 giugno scorso, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha esteso l’embargo per un altro anno, adottando la Risoluzione 2420. In una dichiarazione ufficiale è stato affermato che, in base al capitolo 7 della Carta, il Consiglio di Sicurezza ha deciso che le Risoluzioni 2292 del 2016 e 2357 del 2017, riguardanti la rigorosa applicazione dell’embargo sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche, saranno estese per ulteriori 12 mesi. L’organizzazione ha anche specificato che la sua responsabilità primaria è la manutenzione della pace e della sicurezza internazionale, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, e ha ribadito che il terrorismo, in tutte le forme e manifestazioni, costituisce una delle più gravi minacce per la comunità internazionale. La decisione prevede che il Segretario generale riferisca al Consiglio di sicurezza di redigere un rapporto sull’attuazione della Risoluzione entro 11 mesi.

Salvini ha promesso che cercherà di esercitare pressione sugli altri Paesi dell’Unione Europea affinché vengano inviati maggiori aiuti alla Libia. Il 12 luglio, il ministro italiano incontrerà l’omologo austriaco, Horst Seehofer, prima del vertice die ministri dell’Interno dell’UE. Nell’occasione, Salvini vorrebbe raggiungere un accordo italo-tedesco sull’immigrazione per mettere il tema della Libia in cima all’agenda dell’incontro. Inoltre, il capo del Viminale ha annunciato che, entro la fine dell’estate, ha intenzione di incontrare i rappresentanti di tutti i Paesi nordafricani.

“L’asse Italia-Libia è strategico, fondamentale e irrinunciabile per i due Paesi, lo dimostrano gli incontri che si stanno susseguendo in questi giorni e gli ultimi dati sul traffico di esseri umani e sulle morti nel Mediterraneo che sono positivi”, ha affermato Salvini, riferendo che l’invio delle 12 motovedette alle autorità di Tripoli costituisce solo l’inizio di un percorso. Tale iniziativa fa parte del “Piano Salvini”, il quale prevede che l’Italia fornisca ulteriore equipaggiamento alla Guardia Costiera, alla Marina e alla Guardia di frontiera libiche. Nello specifico, la bozza del decreto legge all’esame del pre-Consiglio dei ministri prevede lo stanziamento di 400.000 euro in 2 anni per la manutenzione dei mezzi e per la formazione del personale di Tripoli. Salvini ha reso noto che ulteriori 17 motovedette saranno inviate a breve. Tali progetti, secondo quanto affermato dal capo del Viminale, hanno l’obiettivo di migliorare, per quanto possibile, la permanenza dei migranti nei centri e di velocizzare i rimpatri volontari. A tale riguardo, Salvini ha riferito di aver recuperato 43 milioni di euro che erano stati destinati a progetti di integrazione.

Da parte sua, Maitig ha ringraziato il governo italiano per il supporto ed ha annunciato che la prossima settimana si terrà una conferenza a Tripoli. Il vice-premier di Tripoli ha auspicato altresì all’avvio immediato del progetto europeo White Paper, il quale prevede un finanziamento di 380 milioni di euro.

Nella circolare che è stata inviata ai prefetti che gestiscono le Commissioni asilo, Salvini ha chiesto di rispettare la legge, quando si tratta di protezione umanitaria. “Le donne incinte e i bambini in fuga o non in fuga dalla guerra, se sono in Italia, rimarranno, ma l’esercito degli immigrati clandestini non può essere messo sullo stesso piano.”, ha precisato il ministro, il quale ha rilevato che solo il 7% delle domande dell’ultimo quinquennio si è conclusa con il riconoscimento dello status di rifugiato. Al 15% è stata concessa la protezione sussidiaria, mentre al 25% il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.

Nel corso della settimana passata circa 218 migranti hanno perso la vita in diversi incidenti in mare. Il 30 giugno 104 persone, tra cui 3 neonati, sono morti in un naufragio. Il primo luglio un’imbarcazione è affondata al largo di Al Khums, ad est di Tripoli, causando la morte di almeno 100 migranti, mentre altri 41 sono riusciti a salvarsi. E ancora, il 3 luglio la Guardia Costiera libica ha reso noto che almeno 7 migranti, tra cui 2 bambini, sono morti in mare, mentre altri 123 stranieri sono stati tratti in salvo venendo trasferiti in un centro di detenzione nella capitale del Paese nordafricano. Secondo le ultime stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal primo gennaio al 5 luglio 2018, sono morti nel Mediterraneo 1.412 migranti, la maggior parte dei quali ha perso la vita nella tratta centrale, che collega la Libia all’Italia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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