Grecia: nuove opposizioni all’accordo sulla modifica del nome della Macedonia

Pubblicato il 6 luglio 2018 alle 7:30 in Grecia Macedonia

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Il partito greco di opposizione Nuova Democrazia ha criticato, il 5 luglio, l’accordo raggiunto dal governo con la controparte macedone relativamente alla modifica del nome della Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia in Repubblica della Macedonia del Nord.

La critica arriva in relazione alle dichiarazioni rilasciate dal primo ministro macedone, Zoran Zaev, il 4 luglio, in occasione di una cerimonia di giuramento dei soldati, durante la quale, riferendosi al contributo della FYROM alle operazioni NATO, il premier ha parlato di “esercito macedone”, espressione vietata dall’accordo firmato il 17 giugno. Il ministro degli Esteri greco, Nikos Kotzias, ha prontamente rilasciato una dichiarazione nella quale ha evidenziato l’errore commesso da Zaev, ricordando come il nuovo nome ufficiale debba essere utilizzato anche per i corpi ufficiali e le entità pubbliche, e pertanto la giusta definizione sarebbe stata “esercito della Macedonia del Nord”. Tuttavia, questo non è bastato a calmare l’opposizione. “Con una sola dichiarazione, Zaev ha provocato la Grecia e ha demolito le argomentazioni e la propaganda di Tsipras e Kotzias ed ha umiliato Panos Kammenos”, ha dichiarato il portavoce di Nuova Democrazia, Giorgos Koumoutsakos, criticando il primo ministro, il ministro degli Esteri ed il ministro della Difesa.

Giovedì 14 giugno, Tsipras e la sua controparte macedone, Zaev, avevano reso noto di aver raggiunto un accordo sulla modifica del nome della Macedonia in Repubblica della Macedonia del Nord. La disputa sulla nomenclatura era iniziata quando il Paese si era dichiarato indipendente dalla Jugoslavia,con il nome di Repubblica di Macedonia,in seguito al referendum avvenuto nel settembre 1991. La Grecia, la quale usa il nome di Macedonia già per designare una sua regione interna, aveva chiesto al Paese di cambiare appellativo, in modo da evitare qualsiasi richiamo e rivendicazione di territorio rispetto all’antica Macedonia. La disputa ha frenato le aspirazioni macedoni di adesione alla NATO e all’UE. Tuttavia, nel corso del 2017, i due Paesi avevano deciso di rinnovare i propri sforzi nella ricerca di una soluzione condivisa al problema. L’accordo ha permesso una distensione dell’intera regione balcanica ed ha altresì permesso alla Macedonia di fare importanti passi in avanti nel processo di adesione all’Unione Europea, vista la decisione del Consiglio Europeo, il 26 giugno, di fissare a giugno 2019 l’inizio ufficiale delle negoziazioni  per l’adesione con Albania e Macedonia. Tuttavia, sono sorte numerose manifestiazioni di dissenso in entrambi i Paesi. Il governo greco ha dovuto superare una mozione di sfiducia in Parlamento mentre, da parte macedone, l’accordo è stato ostacolato dal Presidente, Gjorge Ivanov, il quale si è rifiutato di firmare l’accordo in occasione della prima ratifica da parte del Parlamento macedone, che lo ha nuovamente approvato il 5 luglio con 69 voti favorevoli su 120. Zaev ha dichiarato che ora il Presidente Ivanov dovrà firmare l’accordo che sarà poi sottoposto a referendum, a controllo costituzionale ed infine alla ratifica da parte del Parlamento greco.

 

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di Redazione

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