Giappone: giustiziato il fondatore del culto apocalittico Aum Shinrikyo

Pubblicato il 6 luglio 2018 alle 17:15 in Asia Giappone

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Shoko Asahara, fondatore del culto apocalittico Aum Shinrikyo e organizzatore del mortale attacco chimico del 1995 nella metropolitana di Tokyo e di una serie di altri omicidi, è stato giustiziato, tramite impiccagione, venerdì 6 luglio.

Secondo fonti governative, altri sei membri di Aum sono stati giustiziati, Tomomasa Nakagawa di 55 anni, Kiyohide Hayakawa di 68 anni, Yoshihiro Inoue di 48 anni, Masami Tsuchiya di 53 anni, e Seiichi Endo di 58 anni, Tomomitsu Niimi di 54 anni. Asahara, 63 anni, il cui vero nome era Chizuo Matsumoto, è stato condannato per il suo ruolo in 13 crimini, che hanno portato alla morte di 29 persone. Nell’attacco della metropolitana di Tokyo, 13 persone sono state uccise e altre di 6.000 feriti. La pena di morte per il guru è stata richiesta prima dal Tribunale distrettuale di Tokyo, nel febbraio 2004, e poi confermata dalla Corte Suprema giapponese, nel settembre 2006.

Asahara è stato condannato anche per aver ucciso l’avvocato Tsutsumi Sakamoto, sua moglie e suo figlio di un anno, nel novembre 1989, e per aver effettuato un altro attacco di gas sarin a Matsumoto, nella prefettura di Nagano, nel giugno 1994. Quell’attacco uccise 8 persone e provocò 600 feriti. L’esecuzione di Asahara è stata posticipata, mentre i lunghi procedimenti giudiziari che hanno coinvolto gli altri seguaci di Aum, accusati di complicità nei crimini, si sono conclusi il 25 gennaio di quest’anno. Oltre ad Asahara, 191 membri di Aum sono stati incriminati per una serie di reati, tra cui omicidi, tentati omicidi, rapimenti e la produzione di gas mortali e fucili automatici illegali. Tra questi, 12 sono stati condannati a morte.

L’impiccagione di Asahara ha in qualche modo chiuso la parentesi dei crimini scioccanti e degli eventi drammatici attuati dal gruppo di Aum Shinrikyo. Tuttavia, continuano a rimanere sconosciute le reali motivazioni dietro tali efferati crimini. Negli ultimi 10 anni, il guru ha riferito di aver rifiutato tutte le richieste d’incontro avvenute dall’esterno del carcere, anche da familiari. Durante i colloqui con i suoi avvocati, Asahara è rimasto spesso in silenzio. La difficoltà nel comunicare con lui ha spinto il suo avvocato a sostenere che non fosse mentalmente stabile. Tuttavia, nel 2006, la Corte Suprema giapponese respinse l’infermità e finalizzò la condanna a morte.

Asahara, nato nel 1955 in quella che oggi è la città di Yatsushiro, nella prefettura di Kumamoto, fondò Aum Shinrikyo nel 1984. Nell’ottobre del 1988, il culto aveva sede a Tokyo e Kamikuishiki, un villaggio nella prefettura di Yamanashi, ma esistevano filiali a Osaka, Fukuoka, Nagoya, Sapporo, New York e Russia. Il culto ha reclutato con successo un gran numero di giovani altamente istruiti, tra cui medici e scienziati, alcuni dei quali hanno preso parte ai crimini, un fatto che ha particolarmente colpito il pubblico giapponese. Molti membri di Aum hanno presenziato in programmi TV in diretta, difendendo apertamente il gruppo. L’esposizione mediatica ha contribuito a consolidare la coscienza collettiva del pubblico.

In particolare, l’attacco del sarin del 1995 a Tokyo è ricordato come un evento che ha profondamente sconvolto il Giappone. Asahara sosteneva che il giorno del giudizio fosse inevitabile e ha giustificato gli omicidi di alcune persone insistendo sul fatto che aveva mandato le loro anime nel mondo celeste. Durante un’udienza in tribunale del giugno 2001, Tomomasa Nakagawa, un ex medico che ha svolto un ruolo chiave nella produzione di gas di sarin, pregò il suo guru di spiegare cosa stava effettivamente pensando quando istruì i seguaci a commettere tali omicidi. In risposta, Asahara, con gli occhi chiusi, ha solo borbottato parole che nessuno avrebbe potuto capire, secondo quanto hanno riferito i media. “Non sono entrato nel sacerdozio (di Aum Shinrikyo) per produrre il sarin o soffocare il collo di qualcuno”, ha dichiarato piangendo Nakagawa, durante l’udienza. Lo stesso Nakagawa si trova adesso nel braccio della morte per il suo ruolo nell’attacco col sarin e in alcuni omicidi.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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