Egitto: 14 esponenti dei Fratelli Musulmani condannati all’ergastolo

Pubblicato il 6 luglio 2018 alle 19:01 in Africa Egitto

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Un tribunale egiziano ha condannato all’ergastolo 14 persone, incluso il consigliere dell’ex presidente islamista Mohammad Morsi, per l’appartenenza al gruppo fuorilegge dei Fratelli Musulmani. Abdullah Shehata era il consigliere economico di Morsi, eletto democraticamente il 30 giugno 2012 in seguito al rovesciamento del dittatore Hosni Mubarak, avvenuto nel febbraio 2011.

Il sito statale Al-Ahram ha riferito che delle 14 persone che dovranno scontare il carcere a vita, 8 sono stati condannati in contumacia. La Corte penale de il Cairo ha emesso il suo verdetto giovedì 6 luglio e, oltre all’ergastolo, ha comminato pene di 15 anni ad altri 6 imputati e una pena di 10 anni a un altro condannato. Le sentenze potranno comunque essere impugnate.

All’accusa di appartenenza alla Fratellanza Musulmana, si uniscono quella del possesso di armi da fuoco, della violazione delle libertà personali dei cittadini e del mancato rispetto delle disposizioni costituzionali. Dalla cacciata del presidente Morsi, avvenuta nel luglio 2013, le autorità egiziane hanno lanciato una dura repressione contro i Fratelli Musulmani e i loro sostenitori. Nel dicembre 2013, la Fratellanza è stata dichiarata gruppo terrorista. La polizia li ha altresì accusati di dirigere altre organizzazioni jihadiste affiliate di Al-Qaeda. Tuttavia la Fratellanza ha sempre negato ogni legame con la militanza islamista e afferma di avere solo obiettivi politici. Il movimento islamista sostiene di non essere favorevole alla violenza e di lottare in nome di un cambiamento politico pacifico.

Il gruppo dei Fratelli Musulmani, che dichiara di essere un’organizzazione pacifica, aveva vinto le prime elezioni dopo le rivoluzioni arabe del 2011, spodestando il dittatore Hosni Mubarak, nel febbraio di quell’anno. Durante il governo del presidente Abdel Fatah al-Sisi, ex capo dell’esercito, centinaia di sostenitori dei Fratelli Musulmani sono stati uccisi, mentre migliaia hanno subito arresti e condanne. Da quando Morsi è stato rimosso dal potere, le accuse di terrorismo giudicate dai tribunali civili e militari d’Egitto sono notevolmente aumentate.

L’ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, aveva scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai, causando tuttora gravi problemi alla sicurezza del Paese. Il 24 novembre 2017, militanti affiliati dell’ISIS avevano attaccato una moschea nel Sinai e ucciso oltre 300 persone, compiendo l’attentato più mortale degli ultimi anni in Egitto.

Le organizzazioni per i diritti umani e gli attivisti politici hanno costantemente accusato al-Sisi di violare le libertà civili e reprimere gli oppositori al suo governo. Secondo diversi gruppi umanitari, la repressione dell’esercito contro i sostenitori di Morsi ha provocato la morte di oltre 1.400 persone. Circa 22.000 sono state arrestate e almeno 200 di queste sono state condannate a morte in processi di massa.

Nelle nuove elezioni presidenziali, tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018, il presidente al-Sisi si è aggiudicato il suo secondo mandato, gareggiando contro un unico candidato, Moussa Mustafa Moussa, relativamente sconosciuto e già fervente sostenitore del suo governo. Tutti gli altri oppositori politici, invece, si erano ritirati prima della chiusura delle registrazioni dei candidati, avvenuta il 29 gennaio. In questo clima di repressione, la Procura Generale egiziana aveva intentato cause contro diversi possibili candidati dell’opposizione, accusati di “aver preso di mira il presidente” e di aver estrapolato alcune parti dei suoi discorsi per “dare ai media stranieri contenuti che potessero essere utilizzati contro lo Stato”. La causa aveva permesso alle autorità egiziane di arrestare e interrogare molti accusati e di sottoporli a processo. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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