Sud Sudan: proposto disegno di legge per estendere mandato presidenziale

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 6:22 in Africa Sud Sudan

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Il governo del Sud Sudan ha proposto un disegno di legge per estendere il mandato del presidente, Salva Kiir, di altri 3 anni. La decisione, contestata dalle forze dell’opposizione che l’hanno definita “illegale”, rischia di mettere a repentaglio il processo di pace. La notizia è stata diffusa da Reuters nella giornata di martedì 3 luglio.

Un deputato, Paul Yoane Bonju, ha dichiarato che la proposta, presentata al Parlamento lunedì 2 luglio, verrà votata nel corso del mese. Se approvato, il disegno permetterebbe al presidente sudanese di rimanere in carica fino al 2021. Un altro legislatore, Atem Garang, ha affermato che l’estensione del mandato di Kiir è quasi garantita, in quanto il partito al governo detiene la maggioranza dei seggi in Parlamento. Riferendo ai giornalisti dell’agenzia di stampa americana The Associated Press, Garang ha altresì dichiarato che, se la proposta non dovesse essere approvata, “ci sarà guerra, anarchia, e un Paese senza un governo”.

Da parte sua, il partito di opposizione Sudan People’s Liberation Army-in-Opposition (SPLA-IO), ha affermato, tramite il suo portavoce, Lam Paul Gabriel, che si tratta di una mossa “totalmente illegale”, e contraria alla pace.

Il Sud Sudan, lo Stato più giovane del mondo, ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio del 2011. A partire dal dicembre 2013, nel Paese è in corso una sanguinosa guerra civile, che vede contrapporsi le milizie di etnia Ginka, fedeli al governo del presidente Kiir, a quelle di etnia Nuer, che rispondono al vicepresidente Riek Machar. Tale conflitto ha causato la morte di decine di migliaia di persone e costretto più di 3 milioni di civili ad abbandonare le proprie case per rifugiarsi nei Paesi vicini. Ciò ha provocato la peggiore crisi di rifugiati del continente, dopo il genocidio del Ruanda nel 1994. Lo scorso 27 giugno, a Khartoum, era stato siglato un accordo di pace tra il governo e le forze dei ribelli, guidate da Machar, che prevedeva l’entrata in vigore di un cessate il fuoco entro 72 ore, nonché la formazione di un governo di unità provvisorio entro 4 mesi. Tuttavia, il cessate il fuoco è stato violato il 30 giugno, quando le forze militari governative e quelle ribelli hanno ripreso ad attaccarsi a vicenda, provocando 18 vittime civili e 44 feriti.

Il ripetuto fallimento delle trattative per la pace in Sud Sudan ha portato, lo scorso primo giugno, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ad adottare una risoluzione che prevede un embargo sulle armi nel Paese e l’imposizione di sanzioni ad alcuni ministri e alti funzionari sud sudanesi. Gli Stati Uniti, principale donatore umanitario del Sud Sudan, hanno minacciato di applicare tale risoluzione, se le parti coinvolte nel conflitto non cesseranno gli attacchi. A tale proposito, Thomas Hushek, l’ambasciatore americano nel Paese, si è detto scettico riguardo alle trattative, affermando che “se si trattasse di una ripetizione del fallito accordo dell’agosto 2015, la pace non funzionerà”.   

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

 

di Redazione

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