Rep. Dem. del Congo: possibilità di genocidio secondo l’ONU

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 11:42 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Nils Melzer, ha dichiarato che il conflitto nel Kasai, regione centrale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), potrebbe provocare un genocidio e un esodo di massa. La notizia è stata diffusa da Reuters nella giornata di mercoledì 4 luglio.

Melzer ha riferito di essere stato allarmato da un report, pubblicato di recente dagli esperti ONU per i diritti umani, in cui sono documentate le atrocità commesse nel corso della guerra in RDC, che vede contrapporsi le forze militari governative alle milizie anti-governo Kamuina Nsapu e Bana Mura. Secondo il documento, basato su un precedente report che accusava tutte le parti coinvolte nel conflitto di “crimini contro l’umanità”, stupri di gruppo, mutilazioni, atti di cannibalismo e omicidi di massa sarebbero all’ordine del giorno nel Paese africano. Secondo Melzer, “ciò a cui stiamo assistendo oggi potrebbe essere solo il preludio di quanto deve ancora venire”. Il funzionario ha altresì dichiarato che, a seguito delle prove fornite dall’ONU, ora spetta ai leader delle potenze mondiali unire gli sforzi per prevenire che si verifichi un genocidio in RDC, sul modello del Ruanda e di Srebrenica, nonché l’esodo di milioni di persone, fatto che costituirebbe “la prossima tragedia imperdonabile della storia umana”.  

Rivolgendosi al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, martedì 3 luglio, l’alto commissario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein,  ha espresso la propria preoccupazione per la situazione nella RDC, riportando i dati riguardo ai numerosi episodi di violenza documentati anche nelle regioni orientali del Paese, tra cui la provincia dell’Ituri. Le violazioni sarebbero in crescita: 2.858 tra gennaio e maggio 2018, contro le 2.332 nello stesso periodo del 2017. Successivamente, il presidente dell’equipe di esperti internazionali sulla situazione in Kasai, Bacre Waly Ndiaye, ha sottolineato che gli abusi, commessi sia dalle forze di governo, sia dalle milizie ribelli locali, costituiscono crimini contro l’umanità o crimini di guerra, come definito dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

Anche Laila Matar, vicedirettore dell’ufficio di Human Rights Watch (HRW) a Ginevra, ha messo in guardia sul rischio di ulteriori violenze nei prossimi mesi, che potrebbero avere conseguenze “potenzialmente devastanti” in tutta la regione del Kasai. Secondo quanto riferito da HRW, inoltre, ad oggi, soltanto pochi criminali di basso livello sono stati perseguiti per le violenze commesse.

Nella RDC, i conflitti etnici sono esacerbati dalle rivalità per il controllo delle risorse minerarie, di cui il Paese è ricco. La guerra nel Kasai è scoppiata in seguito alla morte di Kamuina Nsapu, il 12 agosto 2016, leader della milizia locale che tuttora si oppone alle forze di sicurezza dello Stato. Stando ai dati dell’ONU, finora tale conflitto ha provocato almeno 5.000 morti e oltre 1,4 milioni di sfollati, e ha generato la diffusione di pratiche come la tortura, i rapimenti, le esecuzioni e il reclutamento di bambini soldato. La violenza ha raggiunto l’apice e si è diffusa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, dichiarando che il Paese sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Le tensioni sono ulteriormente aumentate in vista delle elezioni presidenziali, programmate per il 23 dicembre 2018. In questo contesto, i Paesi dell’Africa centrale hanno espresso la loro preoccupazione, in quanto temono che nuove elezioni possano aggravare la già precaria situazione di conflitto, nella quale potrebbero trovarsi coinvolti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

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