Libia: Haftar riaprirà i porti petroliferi solo ad alcune condizioni

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 19:15 in Africa Libia

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Il comando generale dell’autoproclamato esercito del generale libico Khalifa Haftar ha stabilito delle precondizioni che dovranno essere rispettate per convincerlo a riaprire i porti petroliferi nelle regioni orientali del Paese e riavviare le esportazioni di greggio secondo le regole vigenti in precedenza. In una dichiarazione, rilasciata mercoledì 4 luglio, gli ufficiali dell’esercito nazionale libico di Haftar (LNA) hanno chiarito che sono 5 i punti da rispettare per “risolvere la crisi e farla finita con i gruppi terroristici che sperperano le fortune libiche e minacciano le autorità del Paese al fine di ostacolare il processo di pace”. Nel comunicato si legge inoltre: “Abbiamo chiuso i porti petroliferi e li abbiamo consegnati alla Bengasi National Oil Corporation (NOC-est) per privare i terroristi delle fonti di finanziamento e salvare i soldi dei libici”. “L’esercito non ha ottenuto alcun beneficio dalle entrate petrolifere dopo che abbiamo liberato i porti petroliferi dai gruppi terroristici nel 2016”, ha chiarito la dichiarazione.

Secondo il comando generale, la prima condizione per riaprire gli stabilimenti è nominare come nuovo governatore della Banca centrale della Libia Mohamed Al-Shoukri, scelto dalla Camera dei rappresentanti. La seconda è istituire un comitato di ricerca su fatti locali e internazionali per individuare da dove i combattenti di Ibrahim Jodran, che hanno cominciato ad attaccare i porti petroliferi di Ras Lanuf e Sidra dal 14 giugno, stessero ricevendo i loro fondi. La terza condizione è indagare sul motivo per cui le forze dell’esercito non sono state pagate nell’ultimo periodo. La dichiarazione spiega anche che i soldati di Haftar rimarranno nella regione della mezzaluna petrolifera per garantirne la sicurezza.  

Nel frattempo, Mustafa Sanallah, presidente della National Oil Corporation riconosciuta internazionalmente come legittima e situata a Tripoli (NOC-ovest), ha invitato la comunità internazionale a imporre sanzioni contro 48 persone ed enti fedeli al signore della guerra Khalifa Haftar, incluso lo stesso capo della NOC-est di Bengasi, Faraj Hassi.

Il quotidiano britannico The Guardian ha riferito che Sanallah avrebbe indirizzato una lettera al Comitato delle Nazioni Unite per le Sanzioni e alle ambasciate straniere, sottolineando che i contratti a lungo termine stipulati dagli alleati di Haftar con la compagnia illegittima sono contrari alle risoluzioni dell’ONU sull’acquisto del petrolio libico. La NOC di Tripoli ha intenzione di rilasciare a breve documenti che mostrano che i contratti illegali fatti dall’istituzione parallela potrebbero equivalere a perdite di almeno 800 milioni di dollari per lo Stato libico.

I porti di Sidra e Ras Lanuf si trovano sotto il controllo dell’LNA di Haftar dal 2016, dopo che le forze erano riuscite a sottrarli alle Petroleum Facilities Guards (PFG), guidate dal leader ribelle Ibrahim Jodran. Il governo del comandante libico permetteva alla NOC di Tripoli di operare su quei siti insieme ad altre strutture petrolifere orientali, con le entrate che finivano nella banca centrale della città occidentale. Tuttavia, dopo che sono ripresi gli scontri, il 14 giugno 2018, tra le PFG e l’LNA nella regione della mezzaluna petrolifera, e dopo i tentativi di Jodran di impossessarsi nuovamente di Sidra e Ras Lanuf, Haftar ha dichiarato che il controllo passerà interamente alla NOC di Bengasi (NOC-est). Il portavoce del governo orientale, Hatem al-Oraibi, ha chiarito che tutti i precedenti contratti petroliferi sarebbero stati rispettati, se i proventi petroliferi non avessero rischiato di passare nelle mani di “milizie e gruppi estremisti”.

Le potenze occidentali hanno sempre impedito alla NOC di Bengasi di esportare petrolio indipendentemente da Tripoli. In base alla Risoluzione 2362 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, approvata nel 2017, e a diversi divieti internazionali, solo la NOC di Tripoli è considerata legittima e ha il potere di gestire le esportazioni di petrolio. Mercoledì 27 giugno, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno affermato, in una dichiarazione congiunta, di essere profondamente preoccupate per la cessione degli impianti petroliferi alla NOC di Bengasi e hanno chiarito che la comunità internazionale “terrà in debito conto tutti coloro che minano la pace, la sicurezza e la stabilità della Libia”. La dichiarazione congiunta ha anche specificato che qualsiasi tentativo di aggirare il regime di sanzioni emesse dal Consiglio di sicurezza dell’ONU causerà gravi danni all’economia della Libia, aggraverà la sua crisi umanitaria e minerà la sua stabilità interna, già altamente precaria. Tutti gli attori armati sono stati altresì invitati a cessare le ostilità e a ritirarsi immediatamente dalle installazioni petrolifere, senza condizioni, prima che si verifichino altri danni nella regione della mezzaluna petrolifera. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha chiesto il ritorno immediato delle risorse petrolifere, della produzione e dei proventi al controllo delle autorità libiche riconosciute.

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Chiara Gentili

di Redazione

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