Human Rights Watch chiede a Giordania e Israele di aprire le frontiere

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 17:59 in Giordania Siria

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Human Rights Watch (HRW), giovedì 5 luglio, ha chiesto a Giordania e Israele di consentire ai siriani, in fuga dalle violenze di Daraa, di attraversare il confine e chiedere asilo. Tale appello arriva in seguito al rifiuto di entrambi i Paesi, i quali hanno ribadito che i rispettivi confini sarebbero rimasti chiusi, nonostante migliaia di profughi bisognosi di aiuto.

“Il rifiuto abietto delle autorità giordane a consentire ai richiedenti asilo di cercare protezione, non solo va contro i loro obblighi legali internazionali, ma anche contro la decenza umana fondamentale” ha dichiarato Lama Fakih, vice direttore di HRW in Medio Oriente. Secondo Fakih, la situazione a sud-ovest è tanto pericolosa che persino i convogli umanitari non possono attraversare le frontiere per fornire aiuti ai bisognosi. La maggior parte dei siriani fuggiti da Daraa sono attualmente bloccati lungo il confine con la Giordania e le alture del Golan occupate da Israele, dormendo all’aperto o in rifugi di fortuna.

Le Nazioni Unite hanno stimato che i siriani costretti a fuggire in seguito ai bombardamenti del 19 giugno nella provincia di Daraa sono tra i 270.000 e i 330.000. L’aumento della violenza “indica l’ennesimo fallimento delle parti coinvolte nel conflitto nel proteggere i civili e le infrastrutture” secondo la missione delle Nazioni Unite in Svezia. La prospettiva del regime, invece, vede Assad come legittimato a ripristinare il controllo governativo sull’intera regione. I media statali siriani hanno altresì riferito che il governo sta bombardando quelle che chiamano “postazioni terroriste” a nord-est di Deraa per distruggere le loro armi.

Dopo due settimane di attacchi aerei e di scontri a fuoco, le forze del regime siriano hanno ora il controllo di oltre il 60% di Daraa. La Giordania, il 30 giugno, ha svolto ruolo di mediazione tra le fazioni ribelli e Mosca, mirando ad incoraggiare la stipulazione di un trattato che prevedeva da una parte la fine delle violenze, e dall’altra il ritorno della sovranità governativa sulla provincia di Deraa e sui suoi confini. La richiesta russa era tale e quale a quella avanzata in precedenza ai ribelli del Goutha orientale: i ribelli potevano o accettare il ripristino del potere di Assad sulla regione, o essere costretti a lasciare il territorio in questione insieme alle proprie famiglie. I ribelli della Siria sud-occidentale, però, non hanno accettato simili termini di resa, e hanno invece proposto di ripristinare istituzioni statali nelle zone in mano all’opposizione, oppure l’arrivo di contingenti di polizia e militari russi, piuttosto che il ritorno delle forze di Assad. L’esercito governativo siriano ha già riconquistato vaste porzioni della regione orientale del territorio di Deraa in meno di due settimane di combattimenti, e sono molte le città e i villaggi che si sono arresi e hanno già accettato il ritorno del loro territorio in mano ad Assad.

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Alice Bellante

di Redazione

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