Egitto: 3 jihadisti uccisi nell’operazione Sinai 2018

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 7:01 in Africa Egitto

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3 jihadisti sono stati uccisi dall’esercito egiziano nel Sinai, martedì 3 luglio, come parte di una vasta campagna contro i militanti islamisti che ha distrutto i tunnel di Rafah, al confine con Gaza. “Le operazioni effettuate nei giorni scorsi hanno portato all’eliminazione di 3 takfiri“, ha dichiarato l’esercito, riferendosi agli estremisti musulmani sunniti. In una nota si legge anche che “sono stati distrutti diversi tunnel nella città di Rafah, nel Sinai settentrionale”. Nel corso dell’offensiva, 1 poliziotto è stato ferito negli scontri e 2 civili sono morti in seguito all’esplosione di un ordigno che era finalizzato a colpire le forze militari.

Più di 200 sospetti jihadisti e almeno 35 soldati sono stati uccisi da quando l’Egitto ha lanciato, il 9 febbraio, l’operazione “Sinai 2018”, volta a liberare la penisola dai militanti islamisti. Essi hanno iniziato la loro insurrezione nella regione dopo che l’esercito egiziano aveva rovesciato il presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013, in seguito a proteste di massa contro il suo governo. L’ONG Human Rights Watch ha accusato l’Egitto di compiere demolizioni di case, aziende e fattorie nel Sinai nel corso della sua campagna contro i terroristi, provocando gravi conseguenze per la popolazione locale.

Il valico di Rafah è l’unica entrata nella Striscia di Gaza non controllata da Israele e l’unica frontiera egiziana con l’enclave palestinese. Tuttavia, essa è rimasta in gran parte chiusa dal 2013. Le autorità egiziane credono che i tunnel che si trovano a quel confine siano usati dai jihadisti per entrare nel Sinai settentrionale.

La scorsa settimana, fonti diplomatiche egiziane hanno rivelato nuove informazioni riguardanti il cosiddetto “accordo del secolo” di Donald Trump per la pace israelo-palestinese. In particolare, il presidente americano avrebbe intenzione di risolvere molte delle questioni di Gaza attraverso la realizzazione di diversi progetti economici nel vicino Sinai. Tali piani includono la creazione di porti aerei e marittimi, di una zona commerciale e di una centrale elettrica per gli abitanti di Gaza, che rimarranno sotto la supervisione egiziana.

Il piano è stato discusso durante un tour condotto dal consigliere e genero di Donald Trump, Jared Kushner, e dall’inviato USA, Jason Greenblatt nel Medio Oriente, durante il quale non hanno incontrato funzionari palestinesi. La coppia ha invece visitato Giordania, Egitto, Arabia Saudita, Israele e Qatar, che hanno tutti espresso il loro consenso all’annunciato “accordo del secolo”. Fonti interne hanno riferito al quotidiano the New Arab che, durante l’incontro di Kushner e Greenblatt con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, e il capo dell’intelligence, Abbas Kamel, hanno discusso i dettagli del piano riguardante i palestinesi e in particolare Gaza. A il Cairo, Kushner ha anche trattato gli aspetti dell’accordo relativi al ruolo dell’Egitto in esso, tra cui i progetti congiunti con Gaza nel Sinai del Nord, finanziati prevalentemente dai soldi del Golfo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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