Ecuador: carcere preventivo per l’ex presidente Correa

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 6:09 in America Latina Ecuador

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La Corte Nazionale di Giustizia (CNJ) dell’Ecuador ha approvato martedì 3 luglio, la richiesta del procuratore generale di chiedere l’arresto e l’estradizione dell’ex presidente Rafael Correa, dopo che questi ha ignorato l’ingiunzione di presentarsi a Quito lunedi 2 luglio per un obbligo di firma impostogli nel corso delle indagini sul sequestro di un deputato dell’opposizione durante il suo mandato presidenziale (2007-17).

In una recente intervista all’agenzia di stampa spagnola EFE, Balda ha sostenuto che ci sono solide prove che Correa sia coinvolto nell’ordine del suo rapimento.

Il giudice Daniella Camacho ha ordinato la custodia cautelare per l’ex presidente in un’udienza speciale in cui sono state imposte misure precauzionali all’ex presidente.  Il 18 giugno, Correa era stato formalmente incriminato per il sequestro, il 13 agosto 2012, dell’ex deputato Fernando Balda, mentre questi si trovava in Colombia. Belda era accusato di ingiurie al capo dello stato e vilipendio quando per evitare un processo che definiva “politico” era riparato in Colombia. Lì fu sequestrato dalle forze di sicurezza dell’Ecuador e tradotto in patria.

Correa, che vive in Belgio ormai da un anno, avrebbe dovuto presentarsi davanti al CNJ, ma ha deciso invece di farlo al consolato del suo paese a Bruxelles.

Nell’udienza di martedì, il giudice ha accolto la richiesta del procuratore generale, Paul Pérez , di ordinare l’arresto preventivo di Correa per non aver rispettato il mandato di comparizione, che chiaramente richiedeva la sua presenza a Quito e non nelle rappresentanze diplomatiche ecuadoregne all’estero, e anche che emettere un mandato urgente all’Interpol richiedendo l’arresto e l’estradizione dell’ex presidente.

L’avvocato di Correa, Caupolicán Ochoa , che aveva chiesto di sostituire le misure precauzionali originali in modo che Correa potesse rispettare l’obbligo di firma a Bruxelles, ha lamentato la decisione e ha ricordato che non vi era alcuna “richiesta formale del pubblico ministero”, perché il procuratore generale Pérez non ha ancora assunto ufficialmente le sue funzioni. “Il processo – ha concluso Ochoa – non riguarda la giustizia, ma la vendetta”.

L’ex presidente, che non esclude la richiesta di asilo in Belgio o in un altro paese, assicura che non ci sono prove del suo coinvolgimento nel presunto sequestro di Belda e denuncia che è soggetto alla persecuzione politica e dei media. In dichiarazioni ai media dopo aver lasciato il tribunale, Balda, che si è costituito parte civile, ha annunciato che inizierà una campagna per convincere i governi europei a non concedere asilo a Correa.

“Manifesteremo alle ambasciate europee, a partire da quella del Belgio, le prove in nostro possesso in modo che possano vedere che questa non è una persecuzione politica ma un crimine di stato” – ha affermato Belda.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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