Siria: figlio del leader dell’ISIS, al-Baghdadi, ucciso in un attacco suicida

Pubblicato il 4 luglio 2018 alle 10:18 in Iraq Siria

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Lo Stato Islamico, martedì 3 luglio, ha annunciato la morte di Hudhayfah al-Badri, uno dei figli del capo dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi. Secondo l’agenzia propagandistica dell’ISIS, Amaq, il figlio di al-Badri avrebbe perso la vita nel corso di un’operazione volta a colpire un gruppo Alawita ed i russi, nella centrale termica di Homs.

L’ISIS aveva dichiarato un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e 1/3 del territorio iracheno. Da allora, i jihadisti hanno perso terreno per far fronte alle offensive lanciate dalle forze irachene, siriane e dalle forze della coalizione internazionale a guida americana. La presenza del gruppo terroristico è attualmente limitata. In Siria lo Stato Islamico controlla il 3% del territorio. I suoi militanti continuano a essere presenti nel territorio orientale del Paese e, in particolare, nel villaggio di Hajin, situato nei pressi della riva orientale del fiume Eufrate, a nord di Abu Kamal, e a Dashisha, che si trova anch’essa sulle rive dell’Eufrate, a ovest della città di Deir Ezzor. I combattenti dell’ISIS hanno lanciato, il 2 giugno, un’operazione contro alcuni villaggi nella valle dell’Eufrate, che erano stati conquistati dalle forze governative siriane e dai loro alleati nel novembre del 2017. In questo contesto, almeno 45 soldati fedeli al regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad, sono morti in un’offensiva dell’ISIS nella Siria orientale, dove l’organizzazione jihadista ha riconquistato 4 villaggi, secondo quanto ha riportato l’Osservatorio siriano per i diritti umani. La piccola area conquistata dall’ISIS si trova sulla strada tra la capitale provinciale, Deir Ezzor, e la città di Abu Kamal, situata più a sud, al confine con l’Iraq. 

L’Iraq, invece, ha dichiarato la vittoria militare sull’ISIS il 9 dicembre 2017. Tuttavia, il gruppo continua a condurre attentati, sempre meno sporadici, e a gestire cellule dormienti nel Paese, in particolare nel nord, attorno alla seconda città di Mosul. Negli ultimi mesi, si sono verificate numerose azioni terroristiche in Iraq, che hanno interessato le forze di sicurezza e le aree prevalentemente dominate dagli sciiti. In Iraq, l’attentato terroristico più mortale condotto dai militanti dell’ISIS negli ultimi mesi ha colpito il Paese il 13 aprile, quando almeno 25 persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite durante un corteo funebre, che stava entrando nel cimitero del villaggio di Asdira, situato a sud di Sharqat, nel nord dell’Iraq. Le autorità di Baghdad hanno intrapreso una campagna contro le cellule dormienti dell’organizzazione terroristica che si nascondono all’interno del suo territorio nazionale, in particolare nelle aree di confine con la Siria, e che continuano a condurre aggressioni contro l’Iraq.

Il capo dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, è stato dichiarato morto in diverse occasioni. Tuttavia, secondo quanto riporta al-Monitor, egli sarebbe vivo e risiederebbe in territorio siriano al confine con l’Iraq. Secondo una dichiarazione di un funzionario dei servizi segreti iracheni, al-Baghdadi circolerebbe con un piccolo gruppo di seguaci. Il leader dell’ISIS è soprannominato “l’uomo più ricercato del pianeta”. A conferma di ciò, gli Stati Uniti offrono una ricompensa di 25 milioni di dollari per la sua cattura.

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Alice Bellante

di Redazione

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