Polonia: il governo epura la Corte Suprema e i cittadini protestano in strada

Pubblicato il 4 luglio 2018 alle 17:29 in Europa Polonia

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Il governo polacco ha effettuato una radicale epurazione della Corte Suprema martedì 3 luglio, erodendo l’indipendenza della magistratura, intensificando lo scontro con l’Unione Europea sullo stato di diritto e dividendo ulteriormente la nazione. Decine di migliaia di cittadini sono scesi in piazza per protesta.

I pensionamenti forzati di 27 giudici della Corte Suprema su 72, compreso il giudice supremo, e la creazione di una camera disciplinare giudiziaria sono stati l’ultimo di una serie di passi da parte del Law and Justice Party della Polonia per prendere il controllo del sistema giudiziario.

Per anni, il partito ha appellato i giudici come comunisti e ostruzionisti non ricostruiti. Dopo essere salito al potere nel 2015, ha preso il controllo del Tribunale costituzionale, che ha il compito di assicurare che le nuove leggi emanate non violino la Costituzione e ha dato autorità sui pubblici ministeri del Paese al Ministero della Giustizia. Più recentemente, si è arrogato nuovi poteri per selezionare i giudici. Nei giorni scorsi, i giudici che si sono pronunciati contro i cambiamenti hanno riferito di essere stati molestati e intimiditi.

Queste azioni sono state accolte dalla condanna internazionale e da dimostrazioni dei cittadini nelle strade. Ore prima che l’epurazione diventasse effettiva, a mezzanotte, i polacchi sono scesi di nuovo in strada in più di 60 città del Paese. A Varsavia, la folla si è radunata davanti a un memoriale dedicato a coloro che morirono nella rivolta della città nel 1944 contro la Germania nazista, al grido di “Solidarnosc”.

In un’intervista di questo mese, il leader della Corte Suprema, Malgorzata Gersdorf, ha espresso profonda preoccupazione per la direzione del suo Paese. “Non voglio dire di essere terrorizzato”, ha affermato, “ma senza dubbio questa non è una direzione in cui mi piacerebbe entrare, né sostenere, perché penso che distrugga ciò che è stato costruito negli ultimi 25 anni.” La nuova legge approvata dal Parlamento richiede che i giudici vadano in pensione quando compiono 65 anni, a meno che non facciano appello al presidente del Paese, Andrzej Duda, il solo che ha potere discrezionale sulla possibilità di far rimanere i giudici in carica.

Il giudice Gersdorf, che ha 65 anni, e più di una dozzina di altri si sono rifiutati di fare tali ricorsi, affermando che la legge stessa era incostituzionale. I loro sostenitori dicono che la legge era mirata a certi giudici e aveva poco a che fare con l’età, un argomento che è stato rafforzato quando il governo ha nominato come sostituto del giudice Gersdorf il giudice 66enne Jozef Iwulski.

Nel suo zelo di creare quella che chiama una quarta Repubblica, libera da ogni traccia di dominio comunista e conferire allo Stato un potere sempre maggiore, il leader del partito, Jaroslaw Kaczynski, ha anche messo la nazione in rotta di collisione con l’Unione Europea. Il blocco vede i cambiamenti come una minaccia allo stato di diritto e ai valori occidentali al centro del trattato che vincola l’unione delle nazioni. Tuttavia, l’incapacità dell’Unione Europea di arginare la deriva ungherese verso l’autoritarismo ha incoraggiato altri leader nell’est Europa, dove il nazionalismo di destra e il populismo sono in aumento. I governi di destra hanno preso il potere recentemente in Austria e in Italia, mentre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha appena accettato di costruire campi ai confini della Germania per processare i migranti.

Non è chiaro quanto altro possa fare l’Unione Europea per influenzare decisioni politiche prese democraticamente nel Paese. Per la prima volta nella sua storia, l’Unione ha messo in atto la cosiddetta opzione nucleare, invocando l’articolo 7 del suo trattato di fondazione. La Polonia potrebbe perdere i diritti di voto come parte di tale processo, anche se ciò richiederebbe un voto unanime da parte dei 28 Paesi membri.

I funzionari europei hanno annunciato il 4 luglio che è stata avviata una procedura di infrazione contro la Polonia, che potrebbe portare al deferimento della questione alla Corte di giustizia europea. La corte potrebbe dichiarare incostituzionale la revisione giudiziaria livello europeo, ma non può fermarla.

I giudici che si sono espressi pubblicamente contro l’epurazione hanno riferito di essere stati minacciati, molestati e intimiditi. Waldemar Zurek, ex portavoce del Consiglio nazionale della magistratura e giudice della corte distrettuale nella città di Cracovia, è stato apertamente critico nei confronti dei cambiamenti. In risposta, riferisce che sia lui che la sua famiglia sono stati sottoposti a intense pressioni e abusi, comprese minacce di morte.

A dicembre, la Commissione di Venezia, che è responsabile del monitoraggio dello stato di diritto per l’Unione Europea, ha espresso “gravi preoccupazioni” sul fatto che la revisione giudiziaria ha messo “a serio rischio l’indipendenza di tutte le parti del sistema giudiziario polacco”. Alla Polonia è stata data fino alla fine di giugno per apportare modifiche in grado di soddisfare tali preoccupazioni. Ma non è stato raggiunto alcun accordo negli incontri della scorsa settimana a Lussemburgo e i leader polacchi hanno promesso di andare avanti. Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha riferito giovedì 28 giugno, dopo aver incontrato i leader europei, che la Polonia “non intende ritirare questa riforma”.

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di Redazione

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