ONU: riunione di emergenza sulla Siria

Pubblicato il 4 luglio 2018 alle 13:04 in Medio Oriente Siria

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Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU terrà una riunione di emergenza, giovedì 5 luglio. Durante tale incontro, i diplomatici discuteranno circa l’offensiva dell’esercito siriano, sostenuta dalla Russia, contro gruppi di ribelli presenti nel sud-ovest del Paese, la quale ha costretto circa 300.000 persone a fuggire. Su richiesta del Kuwait e della Svezia, che attualmente detiene la presidenza rotante del Consiglio di Sicurezza, la riunione sarà a porte chiuse.  

Le Nazioni Unite hanno stimato che i siriani costretti a fuggire in seguito ai bombardamenti del 19 giugno nella provincia di Daraa sono tra i 270.000 e i 330.000. L’aumento della violenza “indica l’ennesimo fallimento delle parti coinvolte nel conflitto nel proteggere i civili e le infrastrutture” secondo la missione delle Nazioni Unite in Svezia. La prospettiva del regime, invece, vede Assad come legittimato a ripristinare il controllo governativo sull’intera regione. I media statali siriani hanno altresì riferito che il governo sta bombardando quelle che chiamano “postazioni terroriste” a nord-est di Deraa per distruggere le loro armi. In conseguenza a tali offensive, Giordania e Israele hanno dichiarato che non accoglieranno alcun rifugiato siriano e che i loro confini rimarranno chiusi, anche di fronte alla fuga decine di migliaia di profughi. A conferma di ciò, la Giordania, che ha già registrato circa 650.000 rifugiati siriani nel suo territorio, ha poi affermato di aver raggiunto la capacità massima e di non poterne accettare altri. Il vice portavoce del dell’ONU, Farhan Haq, ha dichiarato che la situazione degli sfollati all’interno del confine giordano è precaria, aggravata da venti polverosi del deserto e alte temperature, fino a 45 gradi Celsius. Haq ha fatto riferimento a notizie locali secondo le quali almeno 12 bambini, 2 donne e un uomo anziano sarebbero morti vicino al confine giordano a causa morsi di scorpione, disidratazione e malattie diffuse attraverso l’acqua contaminata. Il vice portavoce ha comunicato inoltre che l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha invitato la Giordania ad aprire i suoi confini, esortando anche gli altri Paesi della regione ad accogliere i rifugiati civili. 

Complessivamente, sono più di 350.000 le vittime della guerra civile iniziata nel marzo 2011. Il Syrian Network per i diritti umani ha documentato almeno 13.197 vittime di tortura dall’inizio del conflitto, tra cui 167 bambini e 59 donne. Nella prima metà del 2018, 146 persone sono morte sotto tortura, di cui la stragrande maggioranza per mano delle forze del regime. A tal proposito, il Syrian Network ha dichiarato che i contingenti governativi sono responsabili per 133 morti, tra cui quella di un bambino. Il report dell’organizzazione attribuisce inoltre la morte di 4 persone, tra cui un bambino, avvenuta sotto tortura, alle fazioni di opposizione armata presenti nel Paese e 7 morti alle milizie curde. Riguardo al regime di Bashar al-Assad, l’organizzazione afferma che il governo adotta la pratica della tortura attraverso una serie di istituzioni. Tali azioni costituiscono una flagrante violazione della legge internazionale sui diritti umani, e ammontano sia a crimini di guerra, sia a crimini contro l’umanità. Il report ha sottolineato inoltre che il regime siriano non ha condotto alcuna indagine sui decessi in questione, né ha punito i responsabili. Fadel Abdul Ghany, il presidente del Syrian Network per i diritti umani, ha affermato che l’enorme numero di vittime decedute a causa di torture, in particolare per mano del regime siriano, rappresenta un promemoria della catastrofe che ha afflitto il Paese. Ciò che è ancora più terrificante, secondo Ghany, è che tali pratiche siano usate tuttora senza alcuna ripercussione.

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Alice Bellante

di abellante

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