Agenzia ONU: nuovi centri nel Mediterraneo non sono la soluzione al fenomeno migratorio

Pubblicato il 4 luglio 2018 alle 12:32 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il piano dell’Unione Europea che prevede l’apertura di nuovi hotspot per i migranti nel Mediterraneo non sarà la soluzione vincente per gestire il fenomeno migratorio. È quanto afferma un’agenzia dell’Onu, la quale ha reso noto che, nonostante l’immigrazione irregolare sia diminuita sensibilmente rispetto al 2017, con circa 45.000 stranieri che hanno raggiunto i territori europei via mare dall’inizio dell’anno, l’immigrazione continua ad essere in cima alle agende politiche dell’UE.

Il 29 giugno i leader europei, in occasione di un summit di due giorni a Bruxelles, hanno concordato di rafforzare i controlli lungo i propri confini e di investire maggiormente in Medio Oriente e Nord Africa per ridurre il numero delle partenze. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, per sventare una crisi di governo, ha acconsentito all’apertura di centri per migranti presso le frontiere della Germania, sottolineando tuttavia che l’UE non è in grado di adottare politiche comuni sulla questione, lasciando da soli i governi degli Stati membri.

“Il Mediterraneo è un’area condivisa, abbiamo la responsabilità congiunta di gestire ciò che avviene in tale territorio, evitando che le persone perdano la vita durante le traversate”, ha riferito a Reuters il capo dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) per l’Unione Europea, Eugenio Ambrosi, il quale ha aggiunto che l’apertura di nuovi hotspot sulle sponde meridionali del Mediterraneo richiederebbe troppo tempo. “Prima di chiedere aiuto ad altri Paesi, dobbiamo essere sicuri che gli Stati dell’UE siano disposti a sostenersi a vicenda”, ha continuato Ambrosi, ritenendo che tali strutture funzionerebbero soltanto con l’apertura di corridoi umanitari con i Paesi europei.

Al momento, l’Italia ha avviato due corridoi umanitari con l’Etiopia e la Libia. Il primo è stato inaugurato il 12 gennaio 2017 con l’obiettivo di favorire l’arrivo degli stranieri bisognosi di protezione internazionale in territorio italiano in modo legale e in condizioni di sicurezza. Il 30 novembre scorso sono arrivati 500 profughi partiti da Addis Abeba. Il secondo corridoio umanitario, con la Libia, è stato inaugurato tra il 22 e il 23 dicembre 2017, in cooperazione tra i Ministeri dell’Interno e degli Esteri, alla Conferenza episcopale italiana (Cei) tramite la Caritas e l’Alto Commissariato per i rifugiati. In quei giorni sono giunti 162 migranti, mentre il 14 febbraio è giunto il secondo gruppo di rifugiati e richiedenti asilo, formato da 150 stranieri, di cui 73 uomini, 59 donne e 18 minorenni.

Intanto, martedì 3 luglio almeno 7 migranti, tra cui 2 bambini, sono morti in mare al largo della Libia, secondo quanto riferito dalla Guardia Costiera di Tripoli. Altri 123 stranieri sono stati invece tratti in salvo dagli ufficiali libici e verranno trasferiti in un centro di detenzione nella capitale del Paese nordafricano. Secondo le ultime stime dell’IOM, dal primo gennaio al primo luglio 2018, sono morti nel Mediterraneo 1.405 migranti, la maggior parte dei quali ha perso la vita nella tratta centrale, che collega la Libia all’Italia.

Il 2 luglio, la Commissione bilaterale italo-libica, riunitasi a Tripoli, ha elaborato un “piano di rafforzamento urgente” delle forze libiche coinvolte nella gestione del fenomeno migratorio. Il programma, chiamato “Piano Salvini”, prevede che l’Italia fornisca ulteriore equipaggiamento alla Guardia Costiera, alla Marina e alla Guardia di frontiera libiche, come gommoni e veicoli. Nello specifico, la bozza del decreto legge all’esame del pre-Consiglio dei ministri prevede lo stanziamento di 400.000 euro in 2 anni per la manutenzione dei mezzi e per la formazione del personale della Marina e della Guardia Costiera libica, che riceveranno altresì 12 motovedette e 2 unità navali dalla Guardia di Finanza italiana. È altresì previsto che venga accelerata la manutenzione delle imbarcazioni libiche, a cura dell’Italia, che vengano effettuati sopralluoghi nei centri per migranti e che venga migliorata la situazione interna a tali strutture attraverso la velocizzazione dei rimpatri. La riunione è stata presieduta dall’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, che l’ha definita “il primo esito concreto della missione che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha compiuto il 25 giugno scorso in Libia. I presenti alla conferenza stampa successiva alla riunione hanno convenuto che il nuovo piano conferma la centralità della partnership Italia-Libia per il contrasto all’immigrazione irregolare.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.