USA esortano il Pakistan nella lotta contro i talebani

Pubblicato il 3 luglio 2018 alle 13:36 in Asia Pakistan

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Gli Stati Uniti hanno chiesto al Pakistan di aumentare la pressione sui talebani nel Paese, per spingerli al tavolo delle trattative, al fine di migliorare le prospettive di pace in Afghanistan.

 L’ambasciatrice Alice Wells, alta funzionaria del Bureau of South and Central Asia Affairs,  si è recata in Pakistan nella mattinata del 3 luglio, per incontrare il segretario agli Esteri, Tehmina Janjua, al fine di discutere della situazione regionale e degli sforzi da attuare per raggiungere la pace in Afghanistan. Gli alti funzionari del ministero degli Esteri pakistano hanno riferito che la Wells ha trasmesso un “messaggio educato”, ma ha anche ribadito, come già fatto in precedenza dagli Stati Uniti, che il Pakistan deve “fare di più”. Un funzionario ha dichiarato: “La Wells ha chiarito che per la pace in Afghanistan, il Pakistan ha dovuto svolgere un ruolo più proattivo. Ha detto che gli Stati Uniti riconoscono i sacrifici del Pakistan, ma il lavoro non è ancora terminato”.

Il segretario agli Esteri pakistano ha presentato il punto di vista del Pakistan e ha evidenziato le ingenti spese nazionali nella guerra al terrore. Alice Wells, che ha visitato l’Afghanistan prima di recarsi in Pakistan, ha specificatamente chiesto che Islamabad faccia di più nella lotta contro i talebani. La Wells ha sottolineato il continuo sostegno da parte degli Stati Uniti per un processo di pace guidato dall’Afghanistan e ha evidenziato, inoltre, la necessità di un percorso dignitoso per porre fine al conflitto.

In occasione dell’annuncio della nuova strategia americana in Afghanistan e nella regione, avvenuto il 21 agosto 2017, il presidente Donald Trump aveva esortato il Pakistan, considerato un rifugio sicuro per i terroristi, a impegnarsi maggiormente nel contrasto dei militanti. Tali accuse sono sempre state smentite dal governo pakistano, il quale afferma di essersi distinto nella lotta contro il terrorismo, affrontando costi immensi, sia in termini di vite sia in termini di denaro. Dopo un’apparente riconciliazione le relazioni sono nuovamente peggiorate con l’inizio del 2018. Il 1 gennaio, il presidente Donald Trump si è scagliato contro il Pakistan su Twitter, accusandolo di prendersi gioco di Washington circa la lotta contro i terroristi e, tre giorni dopo, ha annunciato la sospensione degli aiuti al Paese asiatico. Dall’altra parte, il governo pakistano ha definito le mosse di Trump “completamente incomprensibili”, ritenendo che il Pakistan si è sempre impegnato molto nella lotta contro i terroristi. Per tutta risposta, il primo ministro Abbasi ha altresì minacciato di negare agli USA l’accesso a determinati territori afghani per rifornire le truppe della NATO in Afghanistan. Inoltre, il ministero degli Esteri pakistano ha dichiarato che Islamabad ha combattuto la guerra contro il terrorismo in gran parte con le sue proprie risorse, per una speda di oltre 120 miliardi di dollari, in 15 anni.

Le attuali pressioni dell’ambasciatrice Wells sul Pakistan arrivano a seguito di un miglioramento delle relazioni del Paese con gli Stati Uniti, che nel mese di giugno avevano concordato una serie di obiettivi comuni per raggiungere la pace e la stabilità nella regione. Il 7 giugno, il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, aveva telefonato al Primo Ministro pakistano, Nasirul Mulk, per discutere dei legami bilaterali e della situazione regionale. Lo stesso giorno, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva avuto un altro colloquio telefonico con il capo dell’esercito pakistano, Qamar Javed Bajwa, nel quale aveva chiesto la cooperazione del Pakistan in una strategia volta alla riconciliazione politica in Afghanistan.

Gli Stati Uniti hanno intensificato gli sforzi per la riconciliazione politica in Afghanistan a seguito dell’annuncio, da perte del presidente afgano, Ashraf Ghani, di un cessate il fuoco con i talebani durante la festività di Eid-al-Fitr, tra il 14 e il 17 giugno. Poco dopo la fine della tregua, il governo afghano aveva esteso la sospensione delle offensive per altri 10 giorni e aveva annunciato di essere disposto ad istituire un cessate il fuoco per un anno nel caso in cui i talebani collaborassero. Tuttavia, i leader del gruppo insurrezionale, domenica 24 giugno, avevano respinto la proposta del governo e avevano ordinato a tutti i combattenti ribelli di riprendere le operazioni contro “gli invasori stranieri e i loro sostenitori interni”. In seguito all’annuncio di sabato 30 giugno, le truppe afgane, che erano in posizione di difesa, riprenderanno le loro normali operazioni contro i talebani e contro i militanti dello Stato Islamico, con i quali non era previsto alcun cessate-il-fuoco. La tregua durante l’Eid-al-Fitr aveva fatto nascere alcune speranze in previsione della possibile fine dei 40 anni di conflitto in Afghanistan, ma i funzionari della sicurezza e i diplomatici stranieri hanno pochissime aspettative a riguardo. Nonostante i Paesi vicini, i partner internazionali e i movimenti civili afgani abbiano richiesto la pace, i talebani hanno già respinto le trattative e hanno ricominciato a lottare in molte aree dell’Afghanistan sin dalla fine del Ramadan.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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