Ministro Esteri serbo: no a nuovi interlocutori nel dialogo con Kosovo

Pubblicato il 3 luglio 2018 alle 6:00 in Kosovo Serbia

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Il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic, ha dichiarato, il 2 luglio, che le richieste di includere nuovi interlocutori nel dialogo per la normalizzazione dei rapporti con il Kosovo per rafforzare Pristina sono totalmente irragionevole. “Gli Stati Uniti sono già ben informati e indirettamente coinvolti nel processo”, ha affermato Dacic rispondendo alla richiesta del primo ministro del Kosovo, Ramush Haradinaj, di includere Washington nel dialogo, aggiungendo che pressioni e scadenze ulteriori non accelereranno il raggiungimento di un accordo tra le parti, a meno che il Kosovo non proceda all’implementazione degli obblighi relativi alla creazione della Comunità delle Municipalità Serbe (ZSO). Il ministro ha altresì evidenziato che la Serbia gode ancora, relativamente alla preservazione della propria integrità territoriale e della propria sovranità, del sostegno della Russia, la quale è pronta ad inserirsi ufficialmente nel dialogo qualora si rendesse necessario. Gli Stati Uniti vagliano già da tempo la possibilità di inserirsi come interlocutori nel dialogo in maniera non ufficiale, in modo da evitare che la loro entrata spinga la Serbia a richiedere l’ingresso della Russia.

Il primo luglio, il ministro serbo per l’Integrazione Europea, Jadranka Joksimovic, ha evidenziato come il raggiugimento di un accordo con il Kosovo rappresenti una delle condizioni fondamentali per l’accesso della Serbia all’Unione Europea, sottolineando al contempo la mancanza di passi in avanti del Kosovo nella creazione della Comunità delle Municipalità Serbe.

La linea del governo di Belgrado nelle negoziazioni con Pristina ha però subito forte critiche dalle stesse comunità serbe presenti in Kosovo. Il 28 giugno Eadaily ha pubblicato una lettera con la quale tali comunità si rivolgono direttamente al presidente russo, Vladimir Putin, chedendogli di opporsi al riconoscimento internazionale del Kosovo. In particolare, richiedono che, qualora il presidente serbo, Aleksandar Vucic, dovesse stipulare un accordo con le autorità kosovari per un mutuo riconoscimento e conseguentemente richiedesse un posto per il Kosovo nelle Nazioni Unite, di non dare il proprio sostegno a tali iniziative nell’ambito delle istituzioni dell’ONU. “Fino a quando ci sarà la Risoluzione 1244 che afferma che il Kosovo e Methojia sono Serbia, esse sono Serbia”, è scritto nella lettera pubblicata. La Risoluzione 1244 è stata adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 10 giugno 1999 e regolava lo status e la gestione del Kosovo da parte della comunità internazionale. Essa stabiliva un’amministrazione provvisoria del territorio da parte delle Nazioni Unite alla quale si aggiungeva la presenza di una forza militare della NATO per il mantenimento della pace. Prevedeva altresì la riaffermazione dell’integrità territoriale della Repubblica Federale di Jugoslavia, ma al contempo autorizzava l’ONU a favorire un processo di autonomia del Kosovo.

Il Partito Radicale Serbo, che si colloca nell’opposizione, sta inoltre pianificando di porre all’ordine del giorno del Parlamento il voto sul riconoscimento dei territori occupati della Crimea come parte della Russia. Vucic ha più volte ribadito di non volersi muovere su questa linea in quanto si tradurrebbe in un indiretto sostegno all’indipendenza del Kosovo.

 

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di Redazione

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