Libia: proteste per aumento delle tariffe all’ingresso con l’Egitto

Pubblicato il 3 luglio 2018 alle 6:43 in Egitto Libia

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Manifestanti nella Libia orientale hanno chiuso la strada che conduce all’Egitto, attraverso il passaggio di Emsaed, per protestare contro l’aumento delle tariffe imposte ai libici che valicano il confine. Allo stesso modo, gli impiegati alla dogana si sono rifiutati di continuare il loro lavoro in seguito all’innalzamento dei prezzi. Secondo quanto riportato da The Libya Observer, una fonte interna al dipartimento di sicurezza situato presso il confine ha riferito al quotidiano libico Bawabat Al-Wasat che la decisione delle autorità egiziane è stata resa effettiva sabato 30 giugno e che, in risposta a questa, i viaggiatori hanno sospeso il passaggio attraverso il confine bloccando il convoglio del Presidente della Camera dei Rappresentanti, Aquila Saleh, che si stava recando in Egitto.

“I manifestanti hanno presentato un reclamo a Saleh con il quale lo esortano a parlare ufficialmente con le autorità egiziane e a cancellare le nuove tariffe e tasse di viaggio”, ha affermato la fonte, che è rimasta anonima. Con la decisione di sabato 30 giugno, l’Egitto ha triplicato le tasse di ingresso per i libici, portandole da 120 sterline egiziane a 350. Un aumento maggiore hanno subito le tariffe per l’ingresso di auto e camion. “Le ambulanze si sono fatte strada attraverso il confine dopo lunghe trattative con i manifestanti, mentre, al momento, le autorità orientali continuano a parlare con gli egiziani per raggiungere una soluzione soddisfacente”, ha rivelato ancora la fonte.

Dal rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre del 2011, la Libia si trova in una situazione di profonda instabilità. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è andato sull’orlo di una nuova guerra civile, che ha visto la contrapposizione tra due governi rivali, uno insediato a Tripoli, e uno insediato a Tobruk. Il 17 dicembre 2015, i due attori, guidati dall’Onu, hanno raggiunto un accordo per la formazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato dal premier Fayez al-Sarraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, il GNA è riuscito a insediarsi a Tripoli soltanto nel marzo 2016, non venendo riconosciuto né dal governo di Tobruk, appoggiato da Russia ed Egitto, né dalle forze fedeli all’ex governo di Tripoli, che hanno iniziato a commettere una serie di attacchi contro la capitale per riprendere il potere. Tale situazione ha fatto sì che ad oggi, nonostante l’appoggio dell’Onu e degli USA, il governo di al-Sarraj stia ancora faticando per imporre la propria autorità in tutta la Libia.

In Egitto, l’economia continua a vacillare dopo che la rivolta del 2011, parte della Primavera Araba, ha inaugurato un periodo di forte instabilità politica ed economica. Le misure di austerità che il presidente Abdel Fatah al-Sisi ha deciso di realizzare minacciano soprattutto i poveri e la classe media. Dal 12 maggio, violente manifestazioni erano scoppiate nel Paese in seguito alla decisione di aumentare il prezzo dei biglietti metropolitani. Il presidente ha decretato anche l’aumento del prezzo dell’elettricità e dell’acqua come parte di una politica generale di austerità. A breve, si prevede anche un nuovo round di tagli ai sussidi. Da quando un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, le autorità hanno lanciato una profonda repressione contro il dissenso. Al-Sisi ha iniziato il suo secondo mandato quadriennale dopo aver ricevuto più del 97% dei voti alle elezioni presidenziali tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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