Libia: prosegue discussione sul referendum costituzionale

Pubblicato il 3 luglio 2018 alle 16:11 in Africa Libia

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La Camera dei Rappresentanti libica, l’unico Parlamento del Paese riconosciuto internazionalmente, sta conducendo da una settimana le riunioni ufficiali, iniziate il 25 giugno nel suo quartier generale a Tobruk, per completare la discussione in merito al progetto di legge sul referendum costituzionale. Secondo quanto dichiarato lunedì 2 luglio dal portavoce della Camera, Abdulla Belheeg, i membri stanno tuttora dibattendo sugli articoli del disegno di legge. Il più importante riguarda la possibilità di votare contro il progetto di Costituzione senza che sia obbligatorio motivare il no. Belheeg ha inoltre riferito che la Camera dei Rappresentanti sta considerando la proposta di dividere la Libia in 3 collegi elettorali e abolire l’esistenza di una quarta circoscrizione all’estero.

Il portavoce ha aggiunto che la Camera di Tobruk intende garantire che gli emendamenti agli articoli della proposta di legge non siano in contraddizione con la Dichiarazione costituzionale transitoria dell’agosto 2011, specificando che l’opinione del comitato legislativo verrà presa in considerazione per modificare eventualmente, prima della votazione finale, il testo del progetto di legge sul referendum che sia in contrasto con suddetta Dichiarazione.

La discussione sul progetto di legge per il referendum sulla Costituzione si svolge articolo per articolo e in presenza di 78 membri della Camera dei Rappresentanti.

È importante ricordare che l’Assemblea Costituente libica (CDA), eletta nel febbraio 2014, aveva inizialmente presentato alla Camera la sua ultima bozza di Costituzione nel luglio 2017, ma una sentenza della corte di Beida, città della Libia orientale, aveva impedito ai membri della Camera, nell’agosto dello stesso anno, di discutere il testo del progetto di Costituzione. Nel febbraio 2018, la Corte Suprema ha annullato quella sentenza, aprendo la strada alla Camera dei Rappresentanti libica per discutere e votare sulla Costituzione. Tuttavia, va altresì fatto notare che 2 membri dell’Assemblea Costituente di etnia Tebu avevano votato contro il progetto di Costituzione. Secondo le attuali regole di voto, esso deve essere accettato da almeno 1 dei 2 membri del CDA appartenenti a ciascuna delle 3 comunità etniche presenti in Libia: Amazigh, Tebu e Tuareg. In teoria ciò dovrebbe vanificare il voto sul progetto di Costituzione.

Il 29 maggio 2018, il comunicato congiunto emesso alla fine della conferenza sulla Libia tenutasi a Parigi e firmato dal primo ministro del governo di Tripoli, Faiez al-Sarraj, dal presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, dal presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled Al-Mishri e dal comandante dell’esercito nazionale libico e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Hafter, ha impegnato i suddetti leader libici a elezioni parlamentari e presidenziali entro il 10 dicembre 2018, a una legge elettorale adeguata da approvare entro il 16 settembre 2018 e a elezioni costituzionali. I rappresentanti dello Stato nordafricano hanno altresì promesso che tutte le parti accetteranno i risultati elettorali, che le istituzioni statali parallele saranno soppresse e che sarà istituita una forza militare e di sicurezza unificata.

La Libia versa in uno stato di forte instabilità da quando il ditattore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia. Attualmente nel Paese sono presenti due governi: il primo, che è stato creato dall’Onu con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è appoggiato dall’Italia, si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016, con a capo il premier Fayez Serraj. Il secondo, con sede a Tobruk e con a capo il generale Haftar, è sostenuto da Russia ed Egitto. Le Nazioni Unite si impegnano a riunificare la Libia e organizzare elezioni nazionali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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