Immigrazione Italia-Libia: al via il “Piano Salvini”

Pubblicato il 3 luglio 2018 alle 9:28 in Immigrazione Italia Libia

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La Commissione bilaterale italo-libica, riunitasi il 2 luglio a Tripoli, ha elaborato un “piano di rafforzamento urgente” delle forze libiche coinvolte nella gestione del fenomeno migratorio.

Secondo quanto riportato da Ansamed, il programma, chiamato “Piano Salvini”, prevede che l’Italia fornisca ulteriore equipaggiamento alla Guardia Costiera, alla Marina e alla Guardia di frontiera libiche, come gommoni e veicoli. Nello specifico, la bozza del decreto legge all’esame del pre-Consiglio dei ministri prevede lo stanziamento di 400.000 euro in 2 anni per la manutenzione dei mezzi e per la formazione del personale della Marina e della Guardia Costiera libica, che riceveranno altresì 12 motovedette e 2 unità navali dalla Guardia di Finanza italiana. Il decreto è composto da 4 articoli, i quali stabiliscono la cessazione a titolo gratuito di 12 unità navali Cp, classe 500, in dotazione al Corpo della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera, insieme a 2 unità navali di un massimo di 27 metri, classe Corruba, in dotazione alla Guardia di Finanza. Per quanto riguarda la suddivisione dei 400.000 euro, 150.000 saranno stanziati per il ripristino in efficienza e l’adeguamento strutturale e il trasferimento in Libia dei mezzi, mentre 370.000 euro serviranno per la manutenzione delle unità navali e l’addestramento del personale libico.

È altresì previsto che venga accelerata la manutenzione delle imbarcazioni libiche, a cura dell’Italia, che vengano effettuati sopralluoghi nei centri per migranti e che venga migliorata la situazione interna a tali strutture attraverso la velocizzazione dei rimpatri. La riunione è stata presieduta dall’ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, che l’ha definita “il primo esito concreto della missione che il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha compiuto il 25 giugno scorso in Libia. I presenti alla conferenza stampa successiva alla riunione hanno convenuto che il nuovo piano conferma la centralità della partnership Italia-Libia per il contrasto all’immigrazione irregolare.

Tali misure si vanno ad aggiungere a quelle adottate nel corso del 2017 sotto la guida dell’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti. Il 30 agosto scorso, l’Italia si era offerta di addestrare e formare 1.000 membri della marina libica, per fornire servizi di controllo anti-immigrazione illegale e di indagini criminali. Per di più, il 17 gennaio, il Parlamento italiano, tra le missioni italiane all’estero 2018, ha approvato una missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia, che comporta la presenza di 400 militari italiani nel Paese nordafricano, insieme a 130 mezzi terrestri, navali e aerei tratti dal dispositivo Mare sicuro, attivo dal 12 marzo 2015 con il compito di svolgere attività di sorveglianza in mare. L’obiettivo è quello di assistere il governo di Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj, nei settori della sanità, formazione, supporto alle forze di sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale.

Grazie all’appoggio italiano e dell’Unione Europea, che addestra gli ufficiali libici nell’ambito dell’Operazione Sophia dal giugno 2016, la Guardia Costiera libica, nei primi tre mesi del 2018, ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare nella tratta del Mediterraneo Centrale, tra la Libia e l’Italia, raggiungendo una cifra che è pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle Ong nello stesso periodo.

La mattina di martedì 3 luglio, il portavoce della Marina libica, il generale Ayoub Kacem, ha reso noto risultano dispersi 63 migranti in seguito al naufragio di un gommone sul quale viaggiavano al largo della Libia. Secondo quanto riferito dal generale, 41 stranieri che indossavano giubbotti di salvataggio sono stati soccorsi. I superstiti hanno riferito che a bordo del gommone, partito dalle coste di Garabulli, viaggiavano almeno 104 persone. Il giorno precedente, 253 migranti, tra cui 54 bambini e 29 donne erano stati salvati in due operazioni nella stessa area. La città libica di Garabulli, ad est di Tripoli, costituisce uno dei principali centri dei trafficanti di esseri umani nel Paese nordafricano. Dall’inizio del 2018, sono stati numerosi gli interventi della Guardia Costiera libica per soccorrere imbarcazioni cariche di stranieri al largo delle coste dell’area.

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha reso noto che, nel corso del fine settimana passato, circa 204 migranti, tra cui 3 neonati, hanno perso la vita in mare al largo della Libia, facendo arrivare il numero di decessi nel Mediterraneo dall’inizio del 2018 a oltre 1.000. Il capo della missione dell’IOM in Libia, Othman Belbeisi, ha riferito che l’aumento delle morti in mare è allarmante, in quanto gli scafisti stanno sfruttando la disperazione delle persone che lasciano i propri Paesi per cercare di raggiungere l’Europa.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori diretti in Italia e in Europa, attraverso il Mediterraneo. Da quando il regime dittatoriale di Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transazione democratica. Il potere politico è attualmente diviso in due governi: il primo a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia; il secondo a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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