Autobomba talebana contro truppe straniere a Logar

Pubblicato il 3 luglio 2018 alle 10:15 in Afghanistan Asia

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Almeno una donna e un bambino sono stati uccisi da un’autobomba, lunedì 2 luglio, nella provincia di Logar, nell’Afghanistan centrale, in quello che sarebbe dovuto essere un attacco diretto alle truppe straniere presenti nel territorio.

Secondo quanto riportato da alcuni funzionari locali, martedì 3 luglio, altre 3 donne sono rimaste ferite nell’offensiva. L’esplosione è avvenuta alle 18:30 circa, ora locale, a Pul-e-Alam, la capitale della provincia, nei pressi della quarta unità del 203 Tandar Military Corps. Secondo quanto hanno riferito i funzionari del corpo, l’obiettivo era un convoglio di truppe straniere, ma non sono stati forniti ulteriori dettagli.

Da parte loro, i talebani hanno rivendicato la responsabilità dell’attentato e hanno affermato che cinque membri dell’esercito straniero sono stati uccisi nell’esplosione. Il portavoce delle forze militari Usa, il tenente colonnello Martin O’Donnell, ha confermato in una dichiarazione rilasciata martedì 3 luglio che una pattuglia degli Stati Uniti, operativa nella provincia di Logar, è stata attaccata da un ordigno esplosivo rudimentale a bordo di un veicolo. Il tenente colonnello ha, però, aggiunto che l’attacco è risultato inefficace e non ha causato vittime americane, ma solo lievi danni a un veicolo statunitense. “Abbiamo anche visto, ma non possiamo confermare, dei rapporti di funzionari afghani secondo cui alcuni civili, tra cui donne e un bambino, sono stati uccisi e feriti nell’esplosione. Se è vero, i nostri pensieri vanno alle famiglie degli innocenti, che continuano a soffrire inutilmente dalla violenza dei talebani e del loro rifiuto di ascoltare la chiamata del popolo afghano e compiere il coraggioso passo verso una pace duratura “, ha affermato O’Donnell nella dichiarazione.

Con le progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente le operazioni contro i talebani e i militanti affiliati allo Stato Islamico attivi nel Paese asiatico. Il 21 agosto 2017, il presidente statunitense, Donald Trump, ha annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, volta ad eliminare definitivamente la minaccia terroristica. Il piano ha previsto l’invio di altri 4.000 soldati americani in Afghanistan e l’attuazione di politiche più aggressive contro i talebani. In primo luogo, i generali del Pentagono hanno l’autorità di aumentare o diminuire il numero delle truppe, senza dover rendere noti i provvedimenti definitivi. In secondo luogo, i comandanti militari hanno la possibilità di prendere decisioni autonome circa le missioni, in tempo reale e in base alla situazione corrente. In terzo luogo, Trump ha dichiarato che non avrebbe più annunciato più le operazioni militari.

Il tenente generale statunitense, Scott Miller, a capo delle operazioni militari statunitensi in Afghanistan, ha avvertito i senatori che, nel caso in cui l’America ritirasse troppo velocemente le proprie truppe dal Paese asiatico, l’ISIS potrebbe decidere di unirsi ad al-Qaeda per pianificare attacchi contro gli USA o i suoi alleati. A detta del tenente, ogni brusco ritiro potrebbe innescare conseguenze simili a quanto accaduto in Iraq dal 2015, quando l’esercito iracheno è crollato e molte forze si sono unite o arrese all’ISIS. Miller ha inoltre sollevato la questione del Pakistan, riaffermando la necessità di eliminare i nascondigli dei terroristi, per sconfiggere definitivamente la minaccia. Secondo il tenente, i rifugi sicuri in questione rendono “infinitamente più difficile” proteggere gli interessi nazionali. Secondo quanto riporta ToloNews, si prevede che Miller sostituirà il generale John Nicholson come comandate degli Stati Uniti e della NATO in Afghanistan.

La situazione nel Paese sembrava migliorare nell’ultimo periodo, ma le speranze di pace sono andate diminuendo. L’Afghanistan aveva assistito a tre giorni di cessate il fuoco durante la festività di Eid-al-Fitr, tra il 14 e il 17 giugno. Poco dopo la fine della tregua, il governo afghano aveva esteso la sospensione delle offensive per altri 10 giorni e aveva annunciato di essere disposto ad istituire un cessate il fuoco per un anno nel caso in cui i talebani collaborassero. Tuttavia, i leader del gruppo insurrezionale, domenica 24 giugno, avevano respinto la proposta del governo e avevano ordinato a tutti i combattenti ribelli di riprendere le operazioni contro “gli invasori stranieri e i loro sostenitori interni”. In seguito all’annuncio di sabato 30 giugno, le truppe afgane, che erano in posizione di difesa, riprenderanno le loro normali operazioni contro i talebani e contro i militanti dello Stato Islamico, con i quali non era previsto alcun cessate-il-fuoco.

La tregua durante l’Eid-al-Fitr aveva fatto nascere alcune speranze in previsione della possibile fine dei 40 anni di conflitto in Afghanistan, ma i funzionari della sicurezza e i diplomatici stranieri hanno pochissime aspettative a riguardo. Nonostante i Paesi vicini, i partner internazionali e i movimenti civili afgani abbiano richiesto la pace, i talebani hanno già respinto le trattative e hanno ricominciato a lottare in molte aree dell’Afghanistan sin dalla fine del Ramadan.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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