Messico: López Obrador nuovo presidente

Pubblicato il 2 luglio 2018 alle 14:31 in America Latina Messico

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Andrés Manuel López Obrador è il prossimo presidente del Messico. È stato eletto trionfalmente con oltre il 53% dei voti secondo i primi dati. Gli avversari Ricardo Anaya e José Antonio Meade hanno riconosciuto la sconfitta ancor prima che iniziasse il conteggio ufficiale. La sinistra conquista per la prima volta la presidenza del Messico, la seconda economia latinoamericana, il più popoloso paese di lingua spagnola.

Il leader del Movimiento de Regeneración Nacional (Morena) è il presidente più votato della storia del Messico. Il partito del neo-presidente, secondo le stime post-elettorali, ha conquistato anche il governo locale di Città del Messico e quello di numerosi stati messicani. Nella capitale per la prima volta governerà una donna, Claudia Sheinbaum, scienziata di origini ebraiche e collaboratrice di López Obrador durante il suo mandato da sindaco di Città del Messico. L’elezione di Sheinbaum pone termine ad oltre un decennio di governo del Partito della Rivoluzione Democratica.

I messicani hanno scelto la proposta di cambio radicale incarnata dal sessantaquattrenne López Obrador, la cui alleanza include, oltre a Morena, il Partito del Lavoro, di sinistra, e Incontro Sociale, formazione di centro-destra. José Antonio Meade, candidato del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) del presidente uscente Enrique Peña Nieto, si ferma al 15%, mentre Ricardo Anaya, candidato del Fronte, l’alleanza che riunisce la destra del Partito di Azione Nazionale (PAN) e la sinistra del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), non supera il 23%.

“È un giorno storico e una notte memorabile” – ha dichiarato il neoeletto presidente, alla sua terza candidatura (le prime due come portabandiera del PRD). “La maggioranza ha deciso di iniziare la quarta trasformazione della vita pubblica in Messico” – ha affermato facendo riferimento all’indipendenza dalla Spagna, alla guerra di Benito Juarez contro l’imperatore Massimiliano d’Asburgo e alla rivoluzione del 1911-17.

Il presidente eletto, che si insedierà il 1 dicembre prossimo, ha ringraziato i suoi sostenitori per avergli tributato suffragi pari ad oltre 29 milioni di voti. López Obrador ha espresso rispetto per coloro che hanno preferito altri candidati. “Invito tutti i messicani ad andare oltre gli interessi personali, per quanto legittimi siano. Bisogna mettere l’interesse superiore sopra tutto” – ha affermato, citando Vicente Guerrero, uno dei militari che ha combattuto per l’indipendenza del Messico negli anni ’20 del XIX secolo.

“Non puntiamo alla costruzione di una dittatura, né aperta né strisciante” – ha spiegato López Obrador, in riferimento a coloro che lo hanno etichettato come un politico populista con una vena autoritaria. Ha annunciato profondi cambiamenti “nel pieno rispetto dell’ordine legale”. “Ci saranno libertà di investimento, di espressione, di associazione e di culto” – ha affermato tra gli applausi dei suoi sostenitori. Tuttavia, ha chiarito molto chiaramente le sue priorità: “Ascolteremo tutti, renderemo partecipi tutti, rispetteremo tutti, ma daremo la preferenza ai più umili e ai dimenticati, specialmente alle popolazioni indigene”. 

Il futuro presidente ha anche affermato che rispetterà l’autonomia della Banca del Messico e che la sua gestione sarà condotta con “disciplina finanziaria e fiscale”, ribadendo che obiettivo principale del suo governo sarà la lotta alla corruzione. Ha inoltre assicurato che gli impegni presi con aziende e banche nazionali e straniere saranno riconosciuti e non ci saranno confische o espropri. In questo modo, López Obrador ha cercato di fugare l’immagine di candidato radicale e anti-sistema che i suoi avversari, tra cui molti imprenditori, hanno dipinto nei tre mesi di campagna elettorale. 

In riferimento al vicino settentrionale, con cui le relazioni sono peggiorante nell’ultimo anno e mezzo, il neoeletto presidente ha pronunciato parole di distensione. “Con il governo degli Stati Uniti cercheremo un’amicizia e un rapporto di cooperazione per lo sviluppo, basato sul rispetto reciproco e sulla difesa dei nostri migranti” – ha affermato López Obrador, che ha basato la campagna elettorale sull’idea di uno scontro frontale con le politiche migratorie e protezionistiche di Washington.

Il Messico è giunto al voto in un clima di crescente violenza. Nel corso della campagna elettorale sono stati uccisi 126 candidati, per la maggior parte per mano di bande legate al narcotraffico. I legami tra molti governatori locali e il narcotraffico, oltre alla deficitaria gestione economica e all’ondata di violenza, sono considerati i principali motivi della disfatta del governo uscente del Partito Rivoluzionario Istituzionale, la formazione nata dalla rivoluzione degli anni ’10 del XX secolo e che, salvo una breve interruzione dal 2000 al 2012, ha governato il Messico ininterrottamente.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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