Belgio: sospese licenze di esportazione armi in Arabia Saudita

Pubblicato il 2 luglio 2018 alle 10:09 in Arabia Saudita Belgio

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Il Tribunale amministrativo supremo del Belgio ha sospeso otto licenze per le esportazioni di armi in Arabia Saudita, sabato 30 giugno, citando nelle motivazioni alcune preoccupazioni per il rispetto dei diritti umani. Tale sentenza mantiene fede all’impegno preso a gennaio di interrompere la concessione delle licenze. La sentenza riguarda il produttore di armi belga FN Herstal, che l’anno scorso ha venduto 153 milioni di euro, corrispondenti a 179 milioni di dollari, di armi al regno.

La corte ha dichiarato nella sentenza che le autorità della Vallonia, la regione francofona del Belgio in cui ha sede FN Herstal, “non hanno esaminato completamente e correttamente la situazione dei diritti umani in Arabia Saudita”, prima di rilasciare i permessi per l’esportazione delle armi nella regione.

Il Belgio si unisce alla Norvegia e alla Germania nel vietare le esportazioni di armi allo Stato mediorientale ultra-conservatore. Nel 2016, il Parlamento Europeo aveva invitato l’Unione Europea a imporre un embargo sulle armi ai danni dell’Arabia Saudita, citando il fatto che Riyad usasse armi di fabbricazione europea per colpire i civili nello Yemen. Più di 600.000 persone sono morte o sono state ferite durante la guerra, che cerca di ripristinare gli ex ufficiali alleati sauditi dello Yemen.

Un mese dopo l’invito del Parlamento europeo, la Lega belga per i diritti umani e il Centro nazionale di coordinamento nazionale per la pace e la democrazia hanno invitato il tribunale a revocare le licenze per l’esportazione di armi letali a Riyad. Nella loro iniziativa, le organizzazioni sono state sostenute dall’ONG per i diritti del Regno Unito Amnesty International. L’Arabia Saudita sta duramente reprimendo il dissenso nella sua provincia orientale popolata dalla minoranza sciita. Ci sono state ripetute incursioni della polizia contro la regione Qatif della provincia e un intero quartiere della sua capitale, Awamiya, è stato raso al suolo. Il regno è anche accusato di incanalare armi verso terroristi.

L’Arabia Saudita ha infatti guidato una campagna di bombardamenti con l’auspicio di combattere gli insorti di Houthi nello Yemen, tuttavia i suoi attacchi aerei hanno ripetutamente colpito obiettivi civili e residenziali, uccidendo migliaia di persone, compresi bambini. Anche la tortura e le sparizioni forzate sono pratiche abituali nel regno, usate per reprimere l’espressione dei dissidenti, come gli attivisti per i diritti umani e la minoranza sciita.

Nel frattempo, i principali Paesi esportatori di armi e gli stretti alleati sauditi, Regno Unito, Stati Uniti e Francia, non hanno ridimensionato i loro accordi sulle armi con il regno, nonostante siano stati sottoposti a crescenti pressioni da parte dei gruppi per i diritti umani e dei loro stessi cittadini.

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di Redazione

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