Algeria: no a centri di detenzione per migranti nel Paese

Pubblicato il 2 luglio 2018 alle 12:29 in Algeria Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri algerino, Abdelkader Messahel, ha reso noto che il Paese non aprirà mai centri di detenzione per migranti clandestini sul proprio territorio. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Algeria Press Service (APS), Messahel ha specificato che “l’Europa ha la capacità, i mezzi e l’immaginazione per affrontare questa crisi” e ha ribadito che lo Stato nordafricano procederà con il rimpatrio dei migranti come stabilito negli accordi presi con i Paesi vicini. “Quando si parla di immigrazione illegale, la questione deve essere compresa a fondo. Noi e l’Europa siamo di fronte agli stessi flagelli e dobbiamo combattere contro le migrazioni clandestine attraverso accordi con i Paesi di origine e transito e secondo le convenzioni delle Nazioni Unite”, ha aggiunto il ministro degli Esteri. In seguito, anche il presidente del Consiglio algerino, Ahmed Ouyahia, ha dichiarato che “lo Stato non accetterà centri di accoglienza per migranti illegali”, confermando la posizione del suo partner di governo.  

In merito alle accuse rivolte all’Algeria sulla gestione dei fenomeni migratori e sul trattamento dei migranti, in particolare nelle regioni meridionali al confine con il Niger, Messahel ha risposto che le critiche sono parte di una campagna contro l’Algeria. “Noi siamo molto tranquilli e facciamo tutto nel rispetto delle leggi, della dignità umana e della concertazione con i Paesi di origine e transito dei migranti clandestini”, ha affermato. Secondo un report di The Associated Press, pubblicato il 25 giugno, da aprile 2017 l’Algeria ha abbandonato nel deserto del Sahara oltre 13.000 persone, tra cui donne incinte e bambini, intercettandole al confine con il Niger ed espellendole dal Paese, senza acqua né cibo, spesso sotto la minaccia delle armi. Sulla questione si è espresso anche il direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), William Lacy Swing, il quale, in una dichiarazione rilasciata il 27 giugno, si è detto molto preoccupato per il destino delle migliaia di migranti espulsi in massa e abbandonati nel deserto.

Secondo il report annuale del Dipartimento di Stato americano sui progressi degli Stati nella lotta contro il traffico di esseri umani, l’Algeria è soggetta a ingenti afflussi di migranti che entrano illegalmente nel Paese attraverso reti di trafficanti. Molti di loro, non riuscendo ad attraversare il mediterraneo, restano sul territorio algerino, ricorrendo al lavoro forzato o alla prostituzione per saldare i debiti con i loro contrabbandieri. Il report sottolinea che, nel 2017, gli sforzi per monitorare e identificare i presunti trafficanti hanno fatto calare il numero delle vittime a 33, rispetto alle 65 del 2016.

Le autorità algerine effettuano le deportazioni dei migranti dal dicembre 2016. Tali operazioni prevedono che le forze di sicurezza vadano alla ricerca per le città del Paese di stranieri senza documenti di origini sub-sahariane per radunarli in alcuni centri, tra cui quello a Zeralda, un sobborgo di Algeri, dove passano diversi giorni senza la possibilità di avere una sistemazione dove dormire o un bagno. Dopodiché, questi gruppi vengono trasferiti in altre strutture al confine con il Niger, per poi essere definitivamente espulsi e lasciati all’interno del territorio nigerino. Nell’ottobre 2017, sotto la pressione dell’Unione Europea, la quale era intenta a limitare i flussi di migranti e ai rifugiati verso Europa, le deportazioni di massa sono aumentate.

Alla fine di aprile, l’Algeria si era detta allarmata, in quanto aspettava di ricevere una nuova ondata di migranti e rifugiati dall’Africa sub-sahariana, date le misure attuate dall’Unione Europea per far diminuire gli sbarchi. Occorre sapere che il Paese nordafricano condivide 2.500 km di confine con il Mali e il Niger e, dal 2015, ha speso 20 milioni di dollari per gestire i flussi di rifugiati che abbandonavano gli Stati di origine nella regione del Sahel. “Nessuno ci ha aiutato, abbiamo gestito la situazione da soli”, ha precisato il Ministero dell’Interno algerino, rigettando le accuse mosse da Human Rights Watch e Amnesty International in merito alle deportazioni forzate dei migranti. Il 25 ottobre 2017, Amnesty International aveva denunciato le autorità di Algeri per aver effettuato espulsioni di massa, forzando circa 2.000 cittadini provenienti dall’Africa sub-sahariana a rientrare in Niger e in Mali. Dall’altra parte, il governo algerino non ha dato alcuna giustificazione alle proprie mosse. Pochi giorni prima dell’appello dell’organizzazione umanitaria, il Ministero della Giustizia aveva dichiarato di non aver chiuso le proprie frontiere ai migranti, ma di essere impegnato nella difesa dei confini, al fine di aumentare la sicurezza dell’Algeria. Un alto funzionario del Ministero dell’Interno, Hassen Kacimi, aveva riferito, il 23 maggio scorso, che il Paese avrebbe chiesto aiuto alla comunità internazionale per gestire i flussi migratori ma le Nazioni Unite avrebbero fatto ben poco per risolvere il problema. “Un’ondata di persone in cerca di aiuto sta invadendo il sud dell’Algeria”, ha affermato Kacimi. “Prima di raggiungere il Paese i migranti sono abbandonati nel deserto ed è l’Algeria che li salva offrendo assistenza umanitaria”, ha aggiunto il ministro dell’Interno. Kacimi ha anche sostenuto che il Paese non può prendersi la responsabilità per le popolazioni degli altri Stati e ha chiesto a UNHCR e IOM di intervenire.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.