Israele non accetterà rifugiati siriani nel Paese

Pubblicato il 1 luglio 2018 alle 18:10 in Israele Siria

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, domenica 1 luglio ha dichiarato che i civili siriani che fuggono dalla guerra non saranno ammessi in Israele, aggiungendo tuttavia che il suo Paese continuerà a fornire loro aiuti umanitari.

Migliaia di siriani stanno fuggendo a causa dell’offensiva governativa lanciata nel sud del Paese il 19 giugno, e alcuni di loro si sono stabiliti in campi di fortuna nei pressi delle Alture del Golan, nel territorio detenuto da Israele. L’esercito di Tel Aviv ha confermato di aver inviato rinforzi nell’area per precauzione.

Durante l’incontro di gabinetto di domenica 1 luglio, Netanyahu ha dichiarato che il confine del suo Stato con la Siria continuerà a essere difeso. “Estenderemo l’assistenza umanitaria per quanto potremo. Non permetteremo loro di entrare nel nostro territorio”. Israele ha sempre avuto un programma per fornire aiuti anche medici ai siriani attraverso la barriera del Golan.

Venerdì 29 giugno, l’esercito israeliano aveva dichiarato di aver eseguito una operazione notturna nei pressi della linea d’armistizio con la Siria. Gli ufficiali hanno spiegato di aver inviato 300 tende, 13 tonnellate di cibo, vestiti e il necessario per le cure mediche a 4 dei campi presenti nella parte siriana del Golan.

Anche il governo di Amman, come quello di Tel Aviv, ha dichiarato di non poter aprire le sue frontiere per accogliere altri migranti provenienti dalla Siria, poiché la Giordania ospita già più di 650.000 rifugiati siriani registrati. Secondo il governo, la cifra vera di persone accolte si aggira intorno a 1,3 milioni. Sabato 30 giugno, tuttavia, Amman ha annunciato di aver inviato aiuti al di là del confine.

Dal 19 giugno, il regime di Damasco, sostenuto dalla Russia, ha dato inizio a una campagna di bombardamenti nel sud della Siria, nel tentativo di riguadagnare il controllo dell’area strategica al confine con la Giordania e nel territorio del Golan occupato da Israele. Secondo le stime delle Nazioni Unite, le violenze delle ultime due settimane hanno costretto più di 160.000 persone ad abbandonare le loro case.

Gli scontri sono scoppiati dopo che i ribelli siriani avevano bombardato la città di Sweida, in risposta all’arrivo di rinforzi delle truppe siriane nell’area, e avevano promesso “vulcani di fuoco” in caso di attacco da parte di Assad nelle aree meridionali della Siria controllate dai ribelli, al confine con la Giordania. Il regime siriano sta concentrando i suoi sforzi militari contro le regioni sud-occidentali della Siria, al confine con Israele e con la Giordania, per sconfiggere i ribelli che si oppongono all’autorità di Assad. Finora si stima che, negli scontri iniziati il 19 giugno, siano morti in totale circa 100 civili.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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