Immigrazione: i fatti più importanti del giugno 2018

Pubblicato il 1 luglio 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Il mese di giugno si è aperto con la nomina di Matteo Salvini, leader della Lega e vice-presidente del Consiglio, a ministro dell’Interno, sostituendo Marco Minniti.

In occasione della prima apparizioni pubblica, il 2 giugno, Salvini si è recato in Sicilia, area di primo sbarco dei migranti in Italia insieme alla Calabria, alla Puglia e alla Sardegna, dove ha visitato l’hotspot di Pozzallo, che era stato chiuso lo scorso 13 marzo per ristrutturazione. Nell’occasione, il nuovo ministro ha annunciato il proprio programma sull’immigrazione. In primo luogo, Salvini ha dichiarato che la Sicilia e l’Italia in generale non potranno più essere i “campi profughi d’Europa” e che, secondo lui, miglior modo per salvare le vite in mare sarebbe impedire alle navi degli scafisti di salpare. In secondo luogo, il leader della Lega ha assicurato che l’operato di Minniti non verrà distrutto e che, al contrario, verrà tenuto “ciò che di buono ha fatto”, in quanto gli sbarchi sono diminuiti a partire dal mese di luglio 2017. Inoltre, Salvini si è detto intenzionato ad aprire nuovi centri di espulsione nelle regioni e di voler concludere altri accordi con i Paesi maggiormente interessati dal fenomeno migratorio, al fine di ridefinire il ruolo dell’Italia in Europa. In terzo luogo, in merito al regolamento di Dublino, il ministro ha riferito che, invece di aiutare l’Italia, gli altri Paesi europei vorrebbero appesantirla ulteriormente dandole per 10 anni migliaia di migranti. Infine, Salvini ha dichiarato che “l’obiettivo è quello di salvare le vite in mare”, motivo per cui sarà necessario “fermare i barconi della morte”, i quali costituiscono un affare per pochi e “una disgrazia per il resto del mondo”. Alla luce di ciò, il Ministero dell’Interno, sotto la guida di Salvini, si impegnerà a ridurre ulteriormente il numero degli sbarchi, a velocizzare le espulsioni, ad aumentare la sicurezza in mare e a bloccare il giro di affari dei trafficanti di esseri umani. “Da ministro farò di tutto, lavorando con quei governi, per evitare le partenze di quei disperati che pensano che c’è l’oro in Italia. Non c’è lavoro per gli italiani”, ha concluso Salvini.

Il 3 giugno si sono verificati due naufragi nel Mediterraneo. Il primo è avvenuto al largo della Tunisia, dove almeno 48 migranti sono morti in mare, mentre altri 67 sono stati salvati dalla Guardia Costiera. Il secondo, invece, è avvenuto al largo della Turchia, in cui sono morti 9 migranti, tra cui 6 bambini e una donna. I giorni seguenti, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha reso noto che, nonostante gli ultimi incidenti, la rotta del Mediterraneo occidentale, che collega il Marocco alla Spagna, sta divenendo una delle più mortali al mondo. Secondo le sue stime, dal primo gennaio al 30 maggio 2018, in tale area hanno perso la vita complessivamente 237 migranti, una cifra molto maggiore rispetto ai 59 decessi registrati nello stesso periodo del 2017.

Il 5 giugno, Italia, Spagna e i Paesi del gruppo Visegrad, quali Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia, si sono opposti alla proposta della presidenza bulgara sulla riforma del sistema di Dublino, in occasione del summit dei ministri dell’Interno a Lussemburgo, tenutosi a Lussemburgo. Estonia, Polonia e Gran Bretagna, al contrario, non si sono espressi, mentre gli altri 18 Paesi membri dell’Unione, tra cui Grecia, Malta e Cipro, pur non soddisfatti, hanno lasciato la porta aperta al negoziato. La proposta al centro del summit, presentata a fine marzo dalla Bulgaria, prevedeva che la Commissione europea potesse proporre al Consiglio di attivare un meccanismo di solidarietà secondo cui i ricollocamenti dei migranti non sarebbero stati né obbligatori né automatici. Nell’ipotesi in cui uno Stato membro si fosse trovato ad accogliere il 100% di migranti in più rispetto alla “giusta quota”, sarebbero scattate misure come il supporto finanziario e il sostegno rafforzato di Frontex. Se tali iniziative non fossero dovute essere sufficienti, sarebbe stato allora possibile ricorrere ad altri meccanismi come il ricollocamento, su proposta della Commissione, ma con decisione finale del Consiglio. Ciò avrebbe decretato l’assenza totale di meccanismi automatici.

L’8 giugno, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha sanzionato 6 individui che gestiscono i traffici di esseri umani in Libia. È stata la prima volta in cui le Nazioni Unite hanno imposto misure restrittive nei confronti di persone coinvolte in tali affari nel Paese nordafricano. Secondo quanto affermato dal Ministero degli Esteri olandese, la decisione è stata presa alla luce del video diffuso dalla CNN il 14 novembre 2017, in cui venivano mostrati migranti africani venduti all’asta come schiavi in Libia.

Il giorno seguente, Salvini ha dichiarato che la NATO sarebbe dovuta intervenire per difendere l’Italia dai flussi di migranti, esortando il nuovo governo ad assumere un atteggiamento più duro nei confronti della questione migratoria. “Siamo sotto attacco, chiederemo alla NATO di difenderci. Siamo molto preoccupati per la possibilità di infiltrazioni di terroristi nel nostro territorio” ha spiegato Salvini, aggiungendo che, secondo lui, sarebbe necessario “spostare il confine al di là del Mediterraneo”, creando una serie di centri sulle coste africane dove tutte le persone vengano identificate e dove vengano attivati corridoi umanitari per chi ha diritto di essere accolto. Salvini si è altresì scagliato anche contro le organizzazioni umanitarie e le loro navi operanti nel Mediterraneo che “fungono da taxi” per i migranti. “Stiamo lavorando su questo aspetto delle Organizzazioni Non Governative. Alcune fanno volontariato, altre fanno affari” ha spiegato il ministro, aggiungendo che tali enti saranno sottoposti a più severi scrutini.

Nella giornata di domenica 10 giugno, Salvini ha negato l’attracco sulle coste italiane dell’imbarcazione umanitaria Aquarius, cogestita da SOS Mediterranee e da Medici Senza Frontiere, carica di 629 migranti, e ha inviato una lettera urgente alle autorità maltesi chiedendo loro di farla approdare alla Valleta. Il motivo addotto dal ministro dell’Interno è stato che la Valletta era un “porto più sicuro”. Da parte sua, Malta ha risposto negativamente, riferendo di non essere direttamente coinvolta nell’operazione di salvataggio. Dopo un giorno di stallo, la Spagna ha annunciato che avrebbe accolto i migranti nel porto di Valencia, dove l’Aquarius è giunta domenica 17 giugno, scortata da due imbarcazioni italiane sulle quali erano stati smistati i migranti. Tale questione ha fatto scattare una polemica. La Francia ha definito “vomitevole” la posizione del governo italiano riguardo alla politica migratoria. In particolare, il presidente Emmanuel Macron ha denunciato la decisione di Salvini di bloccare la nave, andando contro al diritto internazionale. Per tutta risposta, il premier Giuseppe Conte ha riferito che “l’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che hanno sempre voltato le spalle di fronte all’immigrazione”. Tra i sostenitori della decisione italiana, invece, c’è stato il premier ungherese, Viktor Orban, noto per le sue politiche anti-migratorie. “È così deprimente sentire che è impossibile proteggere i propri confini, ora finalmente il potere decisionale è tornato all’Italia”, ha dichiarato Orban. In tale contesto, l’Unione Europea ha spezzato una lancia a favore dell’Italia, in quanto il commissario per l’immigrazione europea, Dmitris Avramopoulos, ha affermato che il caso dell’Aquarius “non è solo una responsabilità italiana e maltese, ma è di tutti i Paesi europei” e, per tale ragione, necessita una risposta collettiva. Alla luce di ciò, la Commissione ha proposto di triplicare i fondi per l’immigrazione per il prossimo budget europeo 2012-2027, pari a 34,9 miliardi di euro. È altresì previsto che venga istituito un fondo integrato separato e che venga rafforzata Frontex, l’agenzia della Guardia Costiera e di frontiera europea, con un nuovo corpo formato da 10.000 guardie. A tale proposito, Avramopolous ha riferito che la gestione e la difesa dei confini esterni dell’Europa rimarrà sempre una priorità per l’UE. Nello specifico, i nuovi fondi serviranno anche a supportare gli Stati membri, destinando loro 4,8 miliardi di euro per controllar ei confini e implementare nuove misure relative ai documenti.

Il 15 giugno, Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha definito con il presidente francese, Emmanuel Macron, una proposta per riformare il regolamento di Dublino, il 15 giugno, durante un pranzo all’Eliseo. Alla luce dei recenti sviluppi legati alla questione dell’Aquarius, Roma e Parigi hanno concordato l’istituzione di hotspot nei Paesi africani di origine dei migranti, non solo in Libia, ma anche nelle aree sahariane, come il Niger. Tali infrastrutture saranno finalizzate a chiudere la rotta verso il Mediterraneo e a proteggere la vita dei migranti. L’incontro tra Conte e Macron si è svolto con l’obiettivo di espandere “collaborazione e solidarietà a livello europeo”, pertanto il discorso di Roma è il medesimo: l’Europa non può lasciare sola l’Italia. Proprio in quest’ottica, il presidente del Consiglio chiederà una modifica “radicale” del regolamento di Dublino.

Il 20 giugno, in occasione della giornata internazionale del rifugiato, Salvini ha affermato che l’immigrazione di massa fuori controllo danneggia i pochi e i veri rifugiati che scappano dalla guerra. Nel corso della conferenza al Viminale, il ministro ha dichiarato di avere il pieno appoggio del collega austriaco Herbert Kickl, e del vice cancelliere e ministro della Funzione pubblica e dello Sport, Heinz-Christian Strache. Ad avviso del capo del Viminale, è necessario che i Paesi dell’Unione Europea collaborino per proteggere le frontiere esterne e bloccare i trafficanti. “Questo è un momento storico, perché mai come in questi giorni l’Europa ha occasione di cambiare, in meglio, in tema di immigrazione, sicurezza, lotta al terrorismo e protezione delle frontiere esterne”, ha dichiarato Salvini, aggiungendo che tali iniziative continueranno anche durante il semestre di presidenza austriaco del Consiglio dell’UE, che partirà il primo luglio.

Il 25 giugno, Salvini si è recato in missione in Libia, dove ha incontrato il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj e il capo del Consiglio Presidenziale, Ahmed Mitig, con i quali ha concordato un piano per contrastare l’immigrazione illegale, nel rispetto delle condizioni economiche, di sicurezza e dei diritti umani. Nel corso dei colloqui, Salvini ha avanzato l’ipotesi di aprire hotspot in Libia invece che in Italia, per evitare le traversate mortali nel Mediterraneo. Tale proposta, tuttavia, è stata respinta dai leader libici, i quali hanno optato, invece, per la creazione di centri di protezione e identificazione presso i confini meridionali esterni del Paese nordafricano. Gli Stati a sud della Libia costituiscono le terre di transito di tutti i flussi di migranti che, una volta giunti in territorio libico, sperano di imbarcarsi alla volta dell’Europa. Dunque, secondo Serraj e Mitir, il controllo delle frontiere meridionali libiche è cruciale anche perché, riferisce il comunicato del Ministero, gli accordi con i Paesi limitrofi non funzionano come dovrebbero, non riuscendo così a controllare adeguatamente i flussi.

Nel frattempo, il 27 giugno, il direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), William Lacy Swing, si è detto molto preoccupato riguardo al destino delle migliaia di migranti che vengono lasciate nel deserto lungo i confini tra il Niger e l’Algeria. La dichiarazione di Swing è arrivata in seguito alla notizia pubblicata il 25 giugno dall’agenzia stampa The Associated Press sul fatto che, dall’aprile 2017, l’Algeria ha abbandonato nel deserto del Sahara oltre 13.000 persone, tra cui donne incinte, senza acqua né cibo, spesso sotto la minaccia di armi. La UN Refugee Agency rende noto che l’aumento dei flussi nel deserto è dovuto alle maggiori misure di sicurezza attuate al confine tra la Libia e il Niger, uno dei principali territori di transito dei traffici di esseri umani diretti verso l’Europa.

Lo stesso giorno, dopo quasi una settimana passata in mare, la nave Lifeline ha ricevuto il permesso di entrare nelle acque territoriali maltesi, trovare riparo dalle cattive condizioni meteorologiche e attraccare. L’attracco è parte della soluzione europea” per l’imbarcazione, in base alla quale Malta accoglierà i migranti nel suo territorio, per poi ridistribuirli tra 8 Paesi europei: Francia, Italia, Portogallo, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e la stessa Malta. In seguito all’approdo, la Lifeline sarà poi sequestrata per permettere l’avvio di un’indagine, finalizzata ad accertare se e in quale misura il capitano dell’imbarcazione abbia violato le leggi internazionali.

Infine, il 28 e 29 giugno, i rappresentanti degli Stati membri dell’Unione Europea si sono riuniti a Bruxelles  per discutere gli ultimi avvenimenti in materia di migranti e trovare un accordo sulla loro gestione. Nel quadro di tale summit, il Consiglio Europeo ha confermato che la precondizione per il funzionamento delle politiche UE è un approccio onnicomprensivo alla questione dell’immigrazione, con controlli più efficaci lungo i confini esterni. Il Consiglio Europeo e si è altresì posto l’obiettivo di eliminare l’immigrazione illegale su tutte le tratte esistenti ed emergenti. Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, gli Stati si sono accordati per intensificare gli sforzi volti a fermare i trafficanti, in particolare in Libia. Ulteriori azioni verranno messe in atto nell’area del Mediterraneo orientale, per attuare appieno il patto tra UE e Turchia e prevenire nuovi attraversamenti dal Paese. Infine, alla luce del recente aumento di migranti nel Mediterraneo occidentale, l’Unione Europea supporterà con finanziamenti tutti gli Stati membri, specialmente la Spagna, e i Paesi di origine e transito degli immigrati, in particolare il Marocco, per prevenire ulteriori sviluppi dell’immigrazione irregolare. Il Consiglio Europeo ha altresì deciso di destinare 500 milioni di euro al Fondo Fiduciario dell’Unione Europea per l’Africa in quanto, per risolvere alla base il problema dell’immigrazione, è necessaria una partnership con il continente, affinchè possa attuare una vera e propria trasformazione socio-economica.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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