Siria: esercito avanza a sud-ovest, ribelli negoziano la pace

Pubblicato il 30 giugno 2018 alle 17:42 in Medio Oriente Siria

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L’esercito siriano, sabato 30 giugno, ha conquistato alcune cittadine a nord-ovest del Paese, mentre altre vengono colpite da raid aerei in un’offensiva incalzante; i ribelli hanno iniziato a negoziare le condizioni di pace attraverso la mediazione della Russia, alleata al regime siriano.

L’emittente televisiva statale ha trasmesso un reportage dalla cittadina di Dael, a nord-ovest della città di Deraa, dopo che vi ha fatto ingresso l’esercito del Paese, il quale ha raggiunto, secondo gli ultimi aggiornamenti, numerosi villaggi e cittadine situati ancora più a est. Un portavoce dei ribelli ha inoltre reso noto, nella giornata di sabato 30 giugno, che il gruppo sta preparando un incontro con alcuni ufficiali russi per negoziare un accordo e accettare che l’intera provincia di Deraa torni sotto il potere del governo del presidente del Paese, Bashar al-Assad. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, continuano intanto i raid aerei sulla regione, nel quadro di un’offensiva che, stando alle stime dell’Onu, ha provocato lo sfollamento di 160mila civili siriani.

L’avanzata militare delle forze governative si è finora focalizzata sulla provincia di Deraa, la cui frontiera tocca la Giordania, e non sulla provincia di Quneitra, che confina con i territori israeliani occupati delle Alture del Golan. L’accordo in fase di negoziazione, hanno reso noto i ribelli, non includerebbe Quneitra. In questo contesto, un comitato di ribelli della Siria meridionale, composto da 6 membri civili e militari, ha già discusso durante un primo incontro preliminare con gli ufficiali russi lungo i confini amministrativi della confinante provincia di Sweida. Tuttavia, nell’orario fissato per avviare il secondo meeting, nella giornata di sabato, i diplomatici russi che vi dovevano prendere parti non si sono fatti vedere.

La Giordania ha svolto ruolo di mediazione tra le fazioni ribelli e Mosca, mirando a incoraggiare la stipulazione di un trattato che preveda da una parte la fine delle violenze, e dall’altra il ritorno della sovranità governativa sulla provincia di Deraa e sui suoi confini. La richiesta russa è tale e quale a quella avanzata in precedenza ai ribelli del Goutha orientale: o i ribelli accetteranno il ripristino del potere di Assad sulla regione, o saranno costretti a lasciare il territorio in questione insieme alle proprie famiglie. I ribelli della Siria sud-occidentale, però, non hanno accettato simili termini di resa, e hanno invece proposto di ripristinare istituzioni statali nelle zone in mano all’opposizione, oppure l’arrivo di contingenti di polizia e militari russi, piuttosto che il ritorno delle forze di Assad. L’esercito governativo siriano ha già riconquistato vaste porzioni della regione orientale del territorio di Deraa in meno di due settimane di combattimenti, e sono molte le città e i villaggi che si sono arresi e hanno già accettato il ritorno del loro territorio in mano ad Assad.

L’emittente siriana di Stato ha reso noto, sabato 30 giugno, che il villaggio di al-Ghariya al-Sharqiya ha accettato l’accordo di “riconciliazione” con il governo nazionale, ed è stata issata la bandiera del Paese. Nella precedente giornata di venerdì 29 giugno, altri 4 villaggi limitrofi, tra cui Harak, Ibta e Rakham, avevano già accettato la resa.

Secondo quanto ha riferito l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani, inoltre, le forze russe sono entrate in molti altri villaggi per far stipulare ai ribelli il medesimo accordo. La stessa fonte ha inoltre informato che, durante la notte, alcuni aerei da guerra hanno condotto 32 raid aerei, nell’intensificarsi dell’offensiva di Assad, contro 9 cittadine della provincia di Deraa. Attualmente si stima che finora, in tali incursioni e nelle precedenti, iniziate il 19 giugno, siano morti in totale circa 100 civili.

L’alto commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha messo in guardia sulla possibilità che si crei una nuova catastrofe nell’area dal momento che i civili rischiano di rimanere intrappolati tra le forze del governo, i ribelli e i militanti dell’ISIS.

L’assalto di Assad nel sud ha già sfidato il monito degli Stati Uniti. Gli USA, al fine di prevenire un’escalation nell’area, avevano avvertito che avrebbero intrapreso “misure ferree e appropriate” nel caso in cui il regime avesse proseguito con l’operazione militare nella zona in questione. Da parte sua, l’Onu ha stimato che fino a 750mila persone sono a rischio nell’offensiva Daraa.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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