Gaza: forze israeliane uccidono 2 ragazzi palestinesi

Pubblicato il 30 giugno 2018 alle 11:13 in Israele Palestina

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Le forze israeliane hanno sparato a due palestinesi, tra cui un 14enne, uccidendoli, e ferendo altre 415 persone con munizioni vere e lacrimogeni durante le proteste di venerdì 29 giugno, lungo il confine di Gaza.

Lo staff medico di Gaza ha confermato che il ragazzo 14enne, Yasser Abu Al-Naja, insieme al 24enne Mohammad Al-Hamayda, sono morti in seguito a ferite causate da proiettili veri, utilizzati dall’esercito di Israele. L’équipe sanitaria ha aggiunto che altri 4 palestinesi, anch’essi feriti da munizioni vere, si trovano attualmente in condizioni critiche.

In una dichiarazione, l’esercito israeliano ha reso noto che le sue truppe hanno fatto “ampio ricorso” ai mezzi di dispersione di massa delle rivolte. In alcuni casi, quando i mezzi non letali si sono rivelati inefficaci, l’esercito ha confermato che sono stati usati anche proiettili veri, specificando che ciò è avvenuto “in conformità con gli standard delle procedure operative”. Le forze israeliano hanno altresì reso noto che migliaia di palestinesi hanno partecipato a rivolte “estremamente violente”, lanciando una granata e alcune pietre contro le truppe che si trovavano lungo il confine divisorio di Gaza, e incendiano pneumatici. Il medesimo comunicato informa che si indagherà sulla morte del ragazzo palestinese e che, se dovesse essere il caso, potrebbe essere intrapresa un’azione legale”.

Gli ufficiali di Gaza hanno reso noto che le truppe israeliane hanno ucciso almeno 135 palestinesi dall’inizio delle proteste lungo in confine, il 30 marzo, a oggi. I palestinesi sostengono che le loro proteste rappresentino un’ondata di rabbia popolare contro Israele da parte dei rifugiati che avvocano il diritto di ritornare nelle proprie case, dalle famiglie da cui sono stati allontanati o separati 70 anni prima, a causa della fondazione dello Stato di Israele, avvenuta il 14 maggio 1948. Tale Paese, dal canto suo, sostiene che le proteste e le manifestazioni siano organizzate dal gruppo islamista Hamas, il quale controlla la Striscia di Gaza e nega il diritto di esistere di Israele. Quest’ultima asserisce che Hamas abbia provocato le sollevazioni popolari in maniera intenzionale, accusa che il gruppo respinge.

Inizialmente, sono state svariate le decine di migliaia di palestinesi che hanno preso parte alle proteste scoppiate in molteplici aree di confine lungo la Striscia di Gaza; tuttavia, il numero di manifestanti è calato drasticamente nel corso delle settimane, di pari passo con l’esacerbarsi della violenza con cui Israele sta respingendo le rimostranze. Allo stato attuale, a protestare sono rimaste poche decine di migliaia di civili, i quali restano attivi lungo la frontiera. Le violente tattiche avanzate da Israele nel respingimento delle proteste hanno attirato l’attenzione mediatica e la condanna da parte della comunità internazionale. Nonostante ciò, gli Stati Uniti, il principale alleato del Paese, si sono schierati dalla parte di Israele, additando anch’essi Hamas come responsabile delle agitazioni.

Israele ha accusato Hamas di aver sobillato le proteste per sviare l’attenzione dei cittadini dai problemi economici e dalla grave carenza di scorte energetiche di cui Gaza sta soffrendo. A partire da giugno del 2007, il Paese, insieme all’Egitto, ha imposto un blocco terrestre, aereo e marittimo dell’entrata nell’area della Striscia di Gaza governata da Hamas.

Tanto Israele quanto l’Egitto hanno avvocato motivi di sicurezza per giustificare le misure intraprese, le quali hanno intensificato le difficoltà economiche della regione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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