Afghanistan: terminato ufficialmente il cessate-il-fuoco con i talebani

Pubblicato il 30 giugno 2018 alle 12:13 in Afghanistan Asia

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Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha dichiarato ufficialmente, sabato 30 giugno, la fine del cessate-il-fuoco con i talebani imposto dal suo governo, ma ha chiesto agli insorgenti di giungere alle trattive di pace.

“Adesso tocca ai talebani decidere se continuare a uccidere o unirsi al processo di pace” ha sottolineato Ghani durante una conferenza stampa tenutasi a Kabul, durante la quale il presidente ha rilanciato il suo appello per l’apertura di trattative di pace comprensive.

L’Afghanistan aveva assistito a tre giorni di cessate il fuoco durante la festività di Eid-al-Fitr, tra il 14 e il 17 giugno. Poco dopo la fine della tregua, il governo afghano aveva esteso la sospensione delle offensive per altri 10 giorni e aveva annunciato di essere disposto ad istituire un cessate il fuoco per un anno nel caso in cui i talebani collaborassero. Tuttavia, i leader del gruppo insurrezionale, domenica 24 giugno, avevano respinto la proposta del governo e avevano ordinato a tutti i combattenti ribelli di riprendere le operazioni contro “gli invasori stranieri e i loro sostenitori interni”. In seguito all’annuncio di sabato 30 giugno, le truppe afgane, che erano in posizione di difesa, riprenderanno le loro normali operazioni contro i talebani e contro i militanti dello Stato Islamico, con i quali non era previsto alcun cessate-il-fuoco.

La tregua durante l’Eid-al-Fitr aveva fatto nascere alcune speranze in previsione della possibile fine dei 40 anni di conflitto in Afghanistan, ma i funzionari della sicurezza e i diplomatici stranieri hanno pochissime aspettative a riguardo. Nonostante i Paesi vicini, i partner internazionali e i movimenti civili afgani abbiano richiesto la pace, i talebani hanno già respinto le trattative e hanno ricominciato a lottare in molte aree dell’Afghanistan sin dalla fine del Ramadan.

Sabato 30 giugno, infatti, i talebani hanno dichiarato di aver attaccato Dasht-e Qala, un distretto nella provincia settentrionale di Takhar, uccidendo centinaia di ufficiali della polizia e prendendo il controllo di alcuni edifici del governo. Mercoledì 27 giugno, invece, i militanti avevano ucciso 30 membri delle forze di sicurezza in una imboscata contro 2 posti di blocco nella provincia occidentale di Badghis, secondo quanto riportato a Abdul Aziz Bek, il capo del consiglio provinciale della città. Lunedì 25 giugno, infine, 8 persone erano state uccise da un terrorista suicida, che si è fatto esplodere a un posto di blocco della polizia, nel distretto orientale di Kunar.

I talebani lottano per espellere dal Paese le forze straniere e imporre la loro severa visione della legge islamica, operazione che era già stata avviata nel 2001, prima della loro rimozione da parte della coalizione a guida statunitense. Da decenni ormai, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, i talebani si sono affermati come gruppo dominante nel Paese e, alla fine di una sanguinosa guerra civile, hanno governato gran parte del Paese dal 1996 al 2001. Dopo essere stati deposti in seguito all’invasione statunitense del 2001 e all’intervento NATO del 2003, il gruppo ha iniziato a compiere offensive per destabilizzare il Paese e riacquisire il potere. Tuttavia, i talebani non sono l’unico gruppo insurrezionale presente in Afghanistan. Dal 2015, è presente anche Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione, che compie attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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