Siria: offensiva a Daraa ha sradicato più di 120.000 persone

Pubblicato il 29 giugno 2018 alle 18:34 in Medio Oriente Siria

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Dall’avvio dell’offensiva a Daraa nel sud-ovest del Paese il 19 giugno più di 120.000 persone sarebbero state sradicate dalle proprie case. L’alto commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra’ad al-Hussein, ha messo in guardia sulla possibilità che si crei una nuova catastrofe nell’area dal momento che i civili rischiano di rimanere intrappolati tra le forze del governo, i ribelli e i militanti dell’ISIS.

“La nostra maggior preoccupazione consiste nel fatto che si possa ripetere quanto accaduto a Ghouta: spargimenti di sangue, sofferenze, civili catturati e assediati”, ha fatto notare Liz Throssell, portavoce delle Nazioni Unite sui diritti umani.

Le forze del governo siriano, appoggiate dalla potenza aerea russa, hanno lanciato l’offensiva nella provincia di Daraa dopo aver sconfitto i rimanenti gruppi di insorti nel Paese, specialmente quelli presenti nel Ghouta orientale, vicino a Damasco. Secondo quanto riporta l’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 98 persone sono state uccise dall’avvio dell’offensiva. Una serie di attacchi aerei notturni hanno anche danneggiato gravemente tre ospedali nelle città controllate dai ribelli di Saida, Al-Mseifra e Al-Jiza, costringendo le strutture mediche a chiudere.

Mentre il regime di Bashar al-Assad ha iniziato a bombardare Daraa, la Russia sta conducendo negoziati con Siria, Giordania, Israele e Stati Uniti per raggiungere un accordo volto ad evitare nuovi scontri. L’assalto attuale nel sud, infatti, ha già sfidato il monito degli Stati Uniti. Gli USA al fine di prevenire un’escalation nell’area, avevano avvertito che avrebbero intrapreso “misure ferme e appropriate” nel caso in cui il regime avesse proceduto con un’operazione militare nella zona in questione. Da parte sua, l’Onu ha stimato che fino a 750.000 persone sono a rischio nell’offensiva Daraa.

In tale contesto alcuni gruppi per i diritti umani hanno fatto appello al governo della Giordania perché aprisse le frontiere per consentire ai siriani di trovare rifugio oltre il confine, per sfuggire dall’offensiva. Da parte sua, Amman ha dichiarato di non riuscire a far fronte all’arrivo di ulteriori rifugiati e che manterrà chiuso il suo confine con Daraa. La portavoce del governo giordano, Jumana Ghunaimat, ha dichiarato al Jordan Times che “semplicemente non è possibile ricevere più siriani”, con Amman che sostiene di ospitare già 1,3 milioni di rifugiati da quando è scoppiata la guerra civile in Siria, nel marzo del 2011.

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Alice Barberis

di Redazione

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