Siria: 3 ospedali chiusi per l’offensiva del regime nel Sud

Pubblicato il 28 giugno 2018 alle 12:40 in Medio Oriente Siria

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Il regime siriano del presidente Bashar Al-Assad ha lanciato decine di barili esplosivi e ha effettuato oltre 150 attacchi contro diversi obiettivi nella provincia di Daraa, comprese alcune strutture ospedaliere, nella giornata del 27 giugno.  

Almeno 40 persone sono state uccise dai raid aerei e dai bombardamenti a Daraa, da quando l’offensiva è iniziata, il 19 giugno, secondo quanto riporta l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Una serie di attacchi aerei notturni hanno anche danneggiato gravemente tre ospedali nelle città controllate dai ribelli di Saida, Al-Mseifra e Al-Jiza, costringendo le strutture mediche a chiudere. “L’ospedale di Saida è stato messo fuori servizio dopo la mezzanotte, a causa di una serie di attacchi aerei non identificati nei pressi della struttura”, ha dichiarato il capo dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman. “L’ospedale di Al-Jiza è stato danneggiato questa mattina: ci sono stati attacchi aerei russi vicino all’ospedale, che l’hanno danneggiato e messo fuori servizio”, ha aggiunto Rahman. Non sono state fornite informazioni ulteriori sulle condizioni del personale medico o dei pazienti all’interno delle strutture.

Tali chiusure portano a cinque il numero di ospedali che sono stati messi fuori servizio a seguito dell’offensiva militare del regime siriano nel sud del Paese. Il regime aveva intimato già da tempo che Daraa, in quanto luogo di nascita della rivolta siriana, sarebbe stata al centro dei prossimi attacchi. Dopo aver riconquistato i bastioni dei dissidenti nella regione del Paese situata a nord di Homs e intorno alla capitale, Damasco, il regime siriano ha deciso di concentrare i suoi sforzi militari contro le regioni sud-occidentali della Siria, al confine con Israele e con la Giordania, per sconfiggere i ribelli nell’area. Il regime ha iniziato a bombardare la città di Daraa, ma l’alleata Russia, la quale fornisce anche copertura aerea per l’offensiva, sta anche conducendo negoziati con Siria, Giordania, Israele e Stati Uniti per raggiungere un accordo volto ad evitare nuovi scontri. L’assalto attuale nel sud, infatti, ha già sfidato il monito degli Stati Uniti. Gli USA al fine di prevenire un’escalation nell’area, avevano avvertito che avrebbero intrapreso “misure ferme e appropriate” nel caso in cui il regime avesse proceduto con un’operazione militare nella zona in questione. Da parte sua, l’Onu ha stimato che fino a 750.000 persone sono a rischio nell’offensiva Daraa, che dura ormai da una settimana. Almeno 45.000 persone sono state sfollate dalle loro case.

In tale contesto alcuni gruppi per i diritti umani hanno fatto appello al governo della Giordania perché aprisse le frontiere per consentire ai siriani di trovare rifugio oltre il confine, per sfuggire dall’offensiva. Da parte sua, Amman ha dichiarato di non riuscire a far fronte all’arrivo di ulteriori rifugiati e che manterrà chiuso il suo confine con Daraa. La portavoce del governo giordano, Jumana Ghunaimat, ha dichiarato al Jordan Times che “semplicemente non è possibile ricevere più siriani”, con Amman che sostiene di ospitare già 1,3 milioni di rifugiati da quando è scoppiata la guerra civile in Siria, nel marzo del 2011. “Migliaia di famiglie siriane vengono spinte verso il confine con la Giordania a causa dell’attuale offensiva del governo”, ha affermato il direttore regionale ad interim del Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC), Youri Saadallah. “La Giordania ha fatto già tanto nel corso degli anni per i rifugiati siriani, ma sfortunatamente la comunità internazionale deve fare nuovamente affidamento su la sua generosità”. Gli operatori umanitari di Daraa hanno riferito che i rifugiati sono spesso costretti a dormire all’aperto e che ci sono gravi carenze di cibo e carburante. La Giordania ospita circa 667.000 siriani, secondo le cifre ufficiali delle Nazioni Unite, e la NRC ha dichiarato di essere pronta a fornire assistenza al governo giordano se Amman decidesse di ammettere più rifugiati siriani nel Paese. Il NRC ha, inoltre, affermato che il campo profughi di al-Azraq potrebbe essere ingrandito fino ad ospitare altri 60.000 siriani. “Tuttavia, non ci si può aspettare che la Giordania si assuma la responsabilità di accettare più rifugiati da sola e chiediamo alla comunità internazionale di intensificare urgentemente gli aiuti”, ha aggiunto Saadallah, in un comunicato stampa. La Giordania ha chiuso il confine con la Siria il 21 giugno 2016, quando un attacco bomba ha ucciso sette guardie alla frontiera con la Siria, suscitando timori di un più ampio attacco da parte del gruppo jihadista dello Stato Islamico. La decisione è risultata disastrosa per i rifugiati siriani che non sono riusciti a superare il confine in tempo. Decine di migliaia di persone sono intrappolate al confine e vivono in “condizioni deplorevoli”, secondo Amnesty International, con scarso accesso al cibo, all’acqua potabile e alle strutture mediche.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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