Mercosur-UE: l’Uruguay vuole rompere e aprire alla Cina, il Brasile media

Pubblicato il 28 giugno 2018 alle 6:05 in America Latina Europa

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“Smettiamo di perdere tempo, non possiamo continuare negoziati eterni, quando si balla da soli, tanto vale smettere di ballare” – con queste parole, il presidente dell’Uruguay, Tabaré Vázquez, ha assunto la presidenza temporanea del mercato comune sudamericano, che unisce Argentina, Brasile Paraguay e Uruguay. Il riferimento è al negoziato per un trattato di libero commercio con l’Unione Europea che, tra improvvise fiammate e lunghi stop, va avanti dal 1999.

Montevideo ha deciso di assumere una linea dura in risposta a quei paesi UE, prima fra tutti la Francia, che si oppongono ad un trattato globale di libero commercio temendo “l’invasione” di carne e cereali sudamericani in Europa. Un’opposizione che Montevideo considera un attacco diretto alla sua economia. La carne rappresenta, infatti, il 33% e i cerali il 20% delle esportazioni uruguaiane. Considerando anche altri prodotti, quasi il 90% dell’export dell’Uruguay è composto da derivati vegetali e animali. “Con il Giappone hanno chiuso il negoziato in un anno – attacca il presidente dell’Uruguay – con noi non si mettono d’accordo da 19 anni, manca volontà politica e senza volontà politica non ha senso proseguire”.

Il presidente del Brasile, Michel Temer, tenta una mediazione per impedire una rottura. “La nostra è un’opera di apertura al mondo – ha affermato il leader brasiliano – chiudere ora questa porta significa impedire il progresso, inoltre i nostri negoziati con la UE hanno fatto enormi passi avanti nell’ultimo semestre”. Temer ha voluto così sottolineare l’opera di costante mediazione del presidente uscente del Paraguay Horacio Cartes, che ha guidato l’organizzazione fino allo scorso 19 giugno e che il 15 agosto lascerà la guida del paese al successore Mario Abdo Benítez.

L’Uruguay vuole imporre una svolta al Mercosur, puntando a un accordo con la Cina. A spingere Montevideo verso Pechino non è solo il fatto che la Cina sia il primo partner commerciale del blocco e la delusione per i negoziati con Bruxelles, ma anche il fatto che Vázquez consideri il paese asiatico il miglior alleato in vista di un’ulteriore spinta protezionistica da parte di Washington, che potrebbe colpire paesi esportatori come i membri del Mercosur.

A un accordo con la Cina si oppone fermamente il Paraguay, che non riconosce nemmeno la Repubblica Popolare e mantiene relazioni diplomatiche con Taiwan. “Cominciamo a negoziare – ha proposto Vázquez – e se poi per qualche ragione uno di noi non può andare oltre, possiamo cercare formule che senza dividere il Mercosur accontentino i suoi stati membri”. Anche in questo caso media il Brasile, che con Pechino è membro del BRICS, che riunisce le 5 principali economie emergenti, e che ha un volume di scambi commerciali con la Cina pari a 60 miliardi di dollari, con la bilancia commerciale in attivo. 

Il Mercosur sta negoziando trattati con Canada, Corea del Sud e Singapore, ed è da circa un anno in corso un avvicinamento all’altro grande blocco commerciale latinoamericano, l’Alleanza del Pacifico che unisce Cile, Perù, Colombia e Messico.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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