Marocco: inviato dell’ONU a Rabat per trovare soluzione sul Sahara Occidentale

Pubblicato il 28 giugno 2018 alle 13:40 in Marocco Sahara Occidentale

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L’inviato personale del segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, Horst Köhler, continua la sua visita di 10 giorni nei Paesi del Nord Africa orientale, dopo aver lasciato l’Algeria ed essere giunto in Marocco, mercoledì 27 giugno, per incontrare il ministro degli Esteri, Nasser Bourita, e il presidente del Consiglio, Saad Eddine El Othmani. Al momento del suo arrivo a Rabat, Köhler è stato immediatamente ricevuto da Bourita, con il quale ha affrontato la questione del Fronte Polisario e del Sahara occidentale, esaminando il progetto di autonomia, ideato dal Marocco nel 2007, al fine di trovare una soluzione equa per il conflitto iniziato nel 1975-76. L’incontro con El Othmani si terrà invece nei giorni seguenti, prima che l’inviato dell’ONU parta per Dakhla e Smara, nel territorio del Sahara occidentale, per esaminare lo sviluppo socio-economico della regione.

La proposta d’autonomia per il Sahara occidentale è un’iniziativa proposta dal Marocco nel 2006 come soluzione al conflitto nel territorio e presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’11 aprile 2007, con l’appoggio di Stati Uniti e Francia. Tale proposta ha sostituito il precedente Piano Baker, un’iniziativa promossa dall’ONU al fine di garantire l’autodeterminazione del Sahara Occidentale, che era stata respinta dal Marocco e successivamente abbandonata dall’organizzazione internazionale. Il 10 aprile 2007, il giorno precedente alla proposta di Rabat, anche il Fronte Polisario aveva avanzato una proposta alle Nazioni Unite, nella quale chiedeva l’organizzazione di un referendum per l’auto-determinazione. Il 30 aprile 2007, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva approvato la Risoluzione 1754, che esortava le due parti a negoziare. Tale decisione aveva dato il via a quattro round dei negoziati di pace tra il Marocco e il Fronte Polisario.

Durante il suo viaggio, Köhler visiterà anche la sede della Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale (MINURSO), situata a Laayoune, per monitorare l’accordo di cessate il fuoco, istituito il 6 settembre 1991 e ripetutamente violato da entrambe le parti. Il tour dell’inviato dell’ONU è iniziato il 23 giugno e terminerà l’1 luglio. Secondo il portavoce delle Nazioni Unite, Farhan Haq, lo scopo della visita è quello di “approfondire la comprensione della realtà sul terreno e discutere i passi da intraprendere nel processo politico guidato dall’ONU, in conformità con la Risoluzione 2414 del Consiglio di Sicurezza”.

Adottata il 27 aprile 2018, la Risoluzione esorta il Fronte Polisario a ritirarsi dalla zona cuscinetto, che separa il Marocco dal territorio conteso del Sahara occidentale, ed esprime preoccupazione per l’intenzione del Fronte di trasferire le proprie strutture a Bir Lahlou, a est del muro di difesa eretto dal Regno, con il rischio di provocare azioni destabilizzanti. Essa estende inoltre il mandato della MINURSO fino al 31 ottobre 2018 e chiede al più presto una soluzione politica “realistica, praticabile e duratura”. Il Consiglio di sicurezza ha anche ordinato al movimento separatista di ritirarsi immediatamente dalla regione di Guerguerat, nel sud-ovest del Sahara Occidentale. Il Fronte, che rivendica l’intero territorio ad est del Marocco, sfida le Nazioni Unite fin dal dicembre 2017, affermando a più riprese che le sue funzioni saranno traferite a Bir Lahlou.

Domenica 20 maggio, il Fronte Polisario ha effettuato una parata a Tifariti, città situata nella Zona Libera controllata dal movimento, a est del muro difensivo del Marocco, per celebrare il “45° anniversario della lotta armata saharawi contro le forze d’occupazione marocchine”. Il Regno ha condannato fermamente la mossa destabilizzante del Fronte, affermando che minaccia ancora una volta l’accordo di cessate il fuoco del 1991 e la risoluzione 2414 dell’ONU.

La disputa territoriale che concerne il Sahara occidentale risale agli anni 1975-76, quando il Marocco, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, aveva preso il controllo di due terzi dell’area, che si trova sulla costa nord-occidentale dell’Africa, al confine con il Marocco, la Mauritania e l’Algeria. Negli stessi anni, il Fronte Polisario aveva annunciato la nascita della Sahara Arab Democratic Republic (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria, dove erano fuggiti migliaia di rifugiati. Ancora oggi, le autorità di Rabat sostengono che l’area del Sahara Occidentale, la quale ospita vaste riserve di fosfato, sia parte del Regno. Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi per l’indipendenza e vorrebbe indire un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove vivono circa mezzo milione di individui. Forti tensioni sono scoppiate nell’agosto 2016, quando il Marocco invase la zona indipendente del Sahara Occidentale, violando il cessate il fuoco imposto dalle Nazioni Unite. Attualmente, tale territorio è diviso in diverse zone, alcune autonome altre occupate dalle truppe marocchine.

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Chiara Gentili

di Redazione

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