Libia: i proventi della mezzaluna petrolifera passeranno alla banca centrale est

Pubblicato il 28 giugno 2018 alle 16:30 in Africa Libia

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Gli ufficiali della Libia orientale hanno annunciato, mercoledì 27 giugno, che i proventi petroliferi delle aree poste sotto il loro controllo saranno inviati a una banca centrale situata nella parte est del Paese, sfidando in tal modo le pressioni provenienti da diversi attori nazionali e internazionali che chiedono la riconsegna dei porti petroliferi alla compagnia di Stato riconosciuta come legittima, la NOC di Tripoli.

Secondo quanto reso noto nei giorni scorsi dal portavoce dell’esercito nazionale libico, Ahmed Al-Mismari, il generale Khalifa Haftar ha ceduto la proprietà dei siti della regione della mezzaluna petrolifera alla compagnia nazionale della Libia con sede nei territori orientali, precisamente a Bengasi (NOC-est). La mossa del comandante libico ha creato profonda incertezza sulla produzione di petrolio nel Paese, che è membro dell’OPEC, e rischia di accrescere la spaccatura tra le fazioni orientali e occidentali che combattono per il controllo.     

A Sidra si è tenuta una cerimonia per convalidare la cessione del porto petrolifero e diversi rappresentanti del Parlamento e del governo della Libia orientale, che si oppongono al Governo di Accordo nazionale di Tripoli e sostengono l’esercito nazionale libico di Haftar (LNA), vi hanno partecipato. Il capo della NOC di Bengasi, Faraj Said, presente alle celebrazioni, lo ha definito un giorno “felice e storico” e ha aggiunto: “Siamo impegnati affinché i soldi non vadano a qualcuno privo di legittimità”, riferendosi al capo della banca centrale di Tripoli, Sadiq al-Kabir. “Abbiamo una banca centrale a Bayda e questa è riconosciuta dal parlamento libico”, ha affermato Said.

I porti di Sidra e Ras Lanuf si trovano sotto il controllo dell’LNA di Haftar dal 2016, dopo che le forze erano riuscite a sottrarli alle Petroleum Facilities Guards, guidate dal leader ribelle Ibrahim Jodran. Il governo del comandante libico permetteva alla NOC di Tripoli di operare su quei siti insieme ad altre strutture petrolifere orientali, con le entrate che finivano nella banca centrale della città occidentale. Tuttavia, dopo gli scontri ripresi, il 14 giugno 2018, tra le PFG e l’LNA nella regione della mezzaluna petrolifera, e dopo i tentativi di Jodran di impossessarsi nuovamente di Sidra e Ras Lanuf, Haftar ha dichiarato che il controllo passerà interamente alla NOC di Bengasi (NOC-est). Il portavoce del governo orientale, Hatem al-Oraibi, ha chiarito che tutti i precedenti contratti petroliferi sarebbero stati rispettati, se i proventi petroliferi non avessero rischiato di passare nelle mani di “milizie e gruppi estremisti”.

Le potenze occidentali hanno sempre impedito alla NOC di Bengasi di esportare petrolio indipendentemente da Tripoli. In base alla Risoluzione 2362 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, approvata nel 2017, e a diversi divieti internazionali, solo la NOC di Tripoli è considerata legittima e ha il potere di gestire le esportazioni di petrolio. Mercoledì 27 giugno, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia hanno affermato, in una dichiarazione congiunta, di essere profondamente preoccupate per la cessione degli impianti petroliferi alla NOC di Bengasi e hanno chiarito che la comunità internazionale “terrà in debito conto tutti coloro che minano la pace, la sicurezza e la stabilità della Libia”. La dichiarazione congiunta ha anche specificato che qualsiasi tentativo di aggirare il regime di sanzioni emesse dal Consiglio di sicurezza dell’ONU causerà gravi danni all’economia della Libia, aggraverà la sua crisi umanitaria e minerà la sua stabilità interna, già altamente precaria. Tutti gli attori armati sono stati altresì invitati a cessare le ostilità e a ritirarsi immediatamente dalle installazioni petrolifere, senza condizioni, prima che si verifichino altri danni nella regione della mezzaluna petrolifera. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha chiesto il ritorno immediato delle risorse petrolifere, della produzione e dei proventi al controllo delle autorità libiche riconosciute.

La Libia versa in uno stato di caos da quando la guerra, iniziata il 17 febbraio 2011, ha rovesciato il regime del colonnello Muammar Gheddafi, che governava la Libia dal 1969. In seguito alla sua uccisione, avvenuta il 20 ottobre 2011, il Paese vive una guerra civile che non si è ancora conclusa. Attualmente, si contendono il controllo due governi rivali. Il primo, sostenuto da Stati Uniti e Italia, si trova a Tripoli ed è stato creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Il secondo ha sede a Tobruk ed è protetto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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