Immigrazione: IOM e UN Refugee Agency lanciano appello all’UE

Pubblicato il 28 giugno 2018 alle 10:30 in Europa Immigrazione

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Alla luce dei dati relativi al numero di migranti morti nel Mediterraneo dall’inizio del 2018, che si aggira intorno ai 1.000, la UN Refugee Agency (UNHCR) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) hanno lanciato un appello all’Unione Europea, chiedendo un’azione regionale concreta ed efficace per ridurre la mortalità in mare.

Ad avviso delle due agenzie, è necessario che l’Unione adotti un approccio collaborativo nuovo nell’ambito delle operazioni di salvataggio e di sbarco, che sia più gestibile e prevedibile. Ciò sarà possibile, a loro avviso, soltanto con uno stretto coordinamento tra UE, Onu e Unione Africana. Inoltre, le persone salvate in acque internazionali dovrebbero essere condotte in porti sicuri sia in Europa, sia altrove. La UNHCR e l’IOM sostengono che tale approccio deva essere accompagnato da meccanismi di ricollocamento e di ricongiungimento familiare più efficaci e veloci, supportando allo stesso tempo i Paesi di primo approdo. “Nei 10 giorni passati abbiamo avuto navi con a bordo migranti nel Mediterraneo incapaci di attraccare in un porto a causa dello stallo politico in corso in Europa. Il rispetto dei diritti dei rifugiati è cruciale”, ha affermato l’Alto Commissario per i rifugiati dell’Onu, Filippo Grandi, il quale ha aggiunto che negare il salvataggio o venire meno alla responsabilità di asilo è inaccettabile. “La nostra priorità è quella di salvare le vite di tutti coloro che sono vittima dei trafficanti che mettono in pericolo uomini, donne e bambini in mare”, ha riferito il direttore generale dell’IOM, William Lacy Swing.

Secondo le stime dell’agenzia dell’Onu, dal primo gennaio al 24 giugno 2018, sono sbarcati in Europa 43.035 migranti. Di questi, più del 38% è arrivato in Italia, il 30% in Grecia e il 31% in Spagna. Si tratta di una diminuzione significativa rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017, pari a 85.751. Nelle ultime settimane, l’Italia è stata al centro di polemiche relative allo sbarco dei migranti in due occasioni.

La prima si è verificata il 10 giugno, quando il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha vietato alla nave Aquarius, con a bordo 629 migranti, di attraccare nei porti italiani, inviando una lettera urgente alle autorità maltesi per chiedere di far approdare l’imbarcazione a La Valletta, considerata un porto “più sicuro”. Per tutta risposta, Malta ha rifiutato, sostenendo di non essere direttamente coinvolta nell’operazione di salvataggio. Dopo un giorno di stallo, causato dal braccio di ferro tra i due Stati, il premier spagnolo, Pedro Sanchez, ha offerto Valencia come porto sicuro per la nave Aquarius, dove è sbarcata domenica 17 giugno, scortata da due navi italiane.

La seconda occasione in cui l’Italia ha negato l’approdo a una nave di una Ong con a bordo migranti si è verificato questa settimana. Il 21 giugno, la nave Lifeline, dell’omonima Ong tedesca, con a bordo quasi 300 migranti, si era vista negare l’autorizzazione allo sbarco dalle autorità maltesi. In una dichiarazione ufficiale, un portavoce del governo maltese aveva reso noto che il Paese non era l’autorità competente in merito a Lifetime, a bordo della quale viaggiano ancora oggi 239 migranti di cui 14 donne e 4 bambini, poiché la parte iniziale di “Search and Rescue” (SAR) era stata portata avanti dalla Libia, e l’imbarcazione aveva poi violato i suoi obblighi di sottostare ai comandi libici. Allo stesso modo, da Roma, Salvini e il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, avevano riferito che la nave stava “agendo in acque libiche, fuori da ogni regola, fuori dal diritto internazionale”, accusandola di aver imbarcato migranti “senza avere i mezzi tecnici per poter garantire l’incolumità degli stessi e dell’equipaggio” e prospettando la richiesta di un’indagine volta ad accertare lo Stato di registrazione. Dopo quasi una settimana passata in mare, la nave Lifeline ha ricevuto il permesso di entrare nelle acque territoriali maltesi, trovare riparo dalle cattive condizioni meteorologiche e attraccare nel pomeriggio del 27 giugno. L’attracco è parte della soluzione europea” per l’imbarcazione, in base alla quale Malta accoglierà i migranti nel suo territorio, per poi ridistribuirli tra 8 Paesi europei: Francia, Italia, Portogallo, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e la stessa Malta. In seguito all’approdo, la Lifeline sarà poi sequestrata per permettere l’avvio di un’indagine, finalizzata ad accertare se e in quale misura il capitano dell’imbarcazione abbia violato le leggi internazionali.

Il 22 giugno, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), Filippo Grandi, aveva lanciato un appello all’Unione Europea per “trovare un nuovo approccio condiviso” nella gestione della migrazione e delle richieste di asilo, affermando che, a suo dire, un accordo è possibile, in quanto l’Europa non è più al centro di un massiccio crocevia a largo del mar Mediterraneo, come nel 2015. In linea con le affermazioni di Grandi, l’IOM invita a sua volta gli Stati europei, in occasione del summit del 28-29 giugno, a concordare un approccio condiviso per gestire in maniera più efficace la questione migratoria.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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