Siria: come tutto è iniziato e chi controlla cosa

Pubblicato il 27 giugno 2018 alle 11:15 in Medio Oriente Siria

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Nel marzo 2011, nel pieno della primavera araba, il governo siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, iniziò a fronteggiare una forte opposizione da parte di attivisti scontenti del regime, che aspettavano con impazienza l’avvento della democrazia. Mano a mano, proteste pacifiche si diffusero per tutto il Paese. In seguito ad una di queste manifestazioni, 15 ragazzi furono detenuti e torturati per aver fatto alcuni graffiti in supporto alla primavera araba. Uno dei ragazzi, un tredicenne, dopo essere stata torturato fu ucciso. In seguito all’accaduto, le proteste nel Paese continuarono con ancora più veemenza e il governo siriano rispose con i metodi duramente criticati dai dimostranti, abusando delle forze armate, uccidendo e imprigionando i manifestanti. Così, nel luglio 2011, alcuni disertori dell’esercito siriano annunciarono la formazione del Free Syrian Army (FSA), un agglomerato di brigate armate, fatto di disertori e civili, che tutt’oggi mira a rovesciare il regime di Assad. La formazione di tale gruppo è stato il primo segnale di inizio della guerra civile. Secondo quanto riporta Al Jazeera English, anche il riscaldamento globale avrebbe contribuito a scatenare le rivolte del 2011. Una grave siccità ha afflitto la Siria proprio dal 2007 al 2010, causando la migrazione di oltre un milione e mezzo di persone, esacerbando la povertà, i disordini sociali e i problemi economici.

Come è noto, la guerra civile in Siria ha coinvolto, e coinvolge tutt’ora, diversi attori regionali e internazionali.

CHI COMBATTE CONTRO ASSAD

Oltre all’FSA, i gruppi che combattono contro il regime siriano sono: Jabhat Fateh al-Sham, e le Forze Syrian Democratic Forces (SDF), dominate dalle People’s Protection Units (YPG). Dalla battaglia di Aleppo, il 19 luglio 2012, le SDF hanno mantenuto il controllo di alcune aree nel nord-ovest della Siria, tra cui la provincia di Idlib. Gli attori regionali che oppongono Assad sono diversi Paesi a maggioranza sunnita tra cui Qatar, Turchia e Arabia Saudita, che sostengono i ribelli anti-regime. Dal 2016, le truppe turche hanno lanciato diverse offensive contro l’ISIS e contro gruppi curdi armati dagli Stati Uniti. Gli USA hanno ripetutamente dichiarato la propria opposizione al regime di Assad, ma non sono sempre stati coinvolti altrettanto profondamente, secondo Al Jazeera English. L’ex presidente statunitense, Barack Obama, aveva avvertito che la “linea rossa” che avrebbe portato ad un intervento militare sarebbe stato l’uso di armi chimiche. Alla luce di tale posizione, nell’aprile 2017, gli Stati Uniti hanno intrapreso la loro prima azione militare diretta contro le forze di Assad, lanciando 59 missili Tomahawk su una base aerea militare siriana, da cui alcuni funzionari statunitensi ritengono che sia stato lanciato l’attacco chimico a Khan Sheikhoun. Sulla stessa linea, l’anno seguente, gli USA, insieme a Francia e Regno Unito, hanno lanciato un attacco a diversi siti di armi chimiche e sono tutt’ora coinvolti.

CHI APPOGGIA ASSAD

La Russia è entrata nel conflitto nel settembre 2015 e, da allora, è il principale alleato del governo di Assad. Gli altri attori regionali in sostegno del regime siriano includono i governi a maggioranza sciita, quali Iran e Iraq, e il gruppo paramilitare sciita libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran. Questo è attualmente bersagliato da Israele che effettua periodicamente raid aerei in territorio siriano per bombardare i loro contingenti.

E LO STATO ISLAMICO?

L’ISIS è apparso nel nord e nell’est della Siria nel 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terra, mantenendo solamente il controllo dell’area vicino a Abu Kamal, attualmente circondata ad ovest da forze governative e ad est da forze curde. Ad oggi, la presenza dello Stato Islamico, invece, è limitata alla zona di Abu Kamal e di al-Hajar al-Aswad, a sud di Damasco.

Dal marzo del 2011, la guerra civile in Siria ha causato circa 465.000 vittime, oltre un milione di feriti e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondente alla metà della popolazione pre-guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni. Il Ghouta orientale, l’area ad est della capitale, Damasco, è stata al centro dell’offensiva delle forze del presidente Bashar al-Assad, ad aprile 2018, in seguito alla quale ci sono stati circa 1.000 morti tra cui 215 bambini e 145 donne. Il 12 aprile, l’intera l’enclave detenuta dai ribelli è stata presa dall’esercito siriano e dalle pattuglie della polizia militare russa, dopo che i gruppi d’opposizione hanno accettato di evacuare la zona. Nel nord della Siria, più precisamente nell’enclave curda di Afrin, sono schierate alcune truppe turche e ribelli siriani alleati pronti a confrontare la milizia curda sostenuta dagli Stati Uniti. Le forze alleate hanno attualmente in mano la città di Afrin, mentre i curdi controllano Raqqa, Qamishli e Hasakah. Le fazioni ribelli detengono parti della città di Deraa e alcune aree ad est e ad ovest. Il gruppo anti-regime controlla inoltre diverse aree lungo il confine con la Giordania e presso le alture del Golan, occupate da Israele.

Le forze fedeli al presidente Assad, il 19 giugno, hanno lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di riconquistare le province meridionali di Deraa, Quneitra e parti di Sweida, ancora in gran parte detenute dai combattenti dell’opposizione. Da allora, almeno 41 persone sono state uccise e più di 100 sono rimaste ferite, secondo quanto riportato da Lawrence Adam, un giornalista del gruppo di attivisti Nabaa, nella periferia di Deraa. Giovedì 21 giugno, le Nazioni Unite hanno dichiarato che il regime siriano del presidente Bashar Al-Assad e i suoi alleati hanno commesso crimini contro l’umanità durante l’assedio del Ghouta orientale. Nella stessa occasione, l’ONU ha nuovamente sottolineato che l’escalation della violenza nel sud della Siria potrebbe avere ripercussioni pericolose per i 750.000 civili presenti nella zona. Le città principali sotto il controllo del governo sono: Damasco, Homs, Hama, Aleppo, Latakia, Tartus, Palmyra e Abu Kamal.

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Alice Bellante

di abellante

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