Mali: forze armate accusate di aver giustiziato 12 civili

Pubblicato il 27 giugno 2018 alle 15:45 in Africa Mali

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Le forze maliane coinvolte nella lotta contro i gruppi di militanti islamisti presenti nella regione del Sahel hanno giustiziato 12 civili per rappresaglia, dopo che un soldato era stato ucciso in un attacco al mercato di Boulkessy il 19 maggio. È quanto hanno riferito, martedì 26 giugno, gli ufficiali della missione dell’ONU in Mali, nota con il nome di MINUSMA, rilasciando una dichiarazione in cui hanno specificato che, secondo le indagini da loro condotte, sarebbero state le truppe maliane dell’operazione G5 Sahel, una task force di Stati africani istituita il 16 febbraio 2014, a giustiziare arbitrariamente i 12 civili.  

Il rapporto dell’ONU è stato consegnato al governo del Mali e Mahamat Saleh Annadif, capo della MINUSMA, ha invitato le autorità a “garantire che le indagini in corso siano portate avanti il più rapidamente possibile”. Tuttavia, ancora nessun commento è stato rilasciato dagli ufficiali governativi.

Il 19 giugno, il ministro della Difesa maliano, Tiena Coulibaly, aveva ammesso il coinvolgimento delle forze armate in alcuni omicidi avvenuti nella regione centrale del Paese. La dichiarazione era sopraggiunta dopo il ritrovamento di 25 corpi in 3 fosse comuni. “La missione di ispezione inviata nell’area ha confermato l’esistenza di fosse comuni, il coinvolgimento del personale militare governativo e l’esistenza di gravi violazioni che hanno causato la morte di 25 uomini a Nantaka e Kobaka, nella regione di Mopti” aveva affermato il ministro, incaricando poi i procuratori militari di aprire un’inchiesta. In seguito, Coulibaly aveva descritto le autorità del Paese come “fermamente decise a combattere l’impunità e a costringere i soldati ad osservare rigorosamente il diritto internazionale e le convenzioni umanitarie”.

La lotta delle forze armate maliane contro i gruppi jihadisti attivi nelle regioni centrali e settentrionali del Paese è stata segnata ripetutamente da abusi e crimini, alcuni dei quali riconosciuti dal governo, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters. Queste violenze, così come le rivalità tra i gruppi etnici tuareg e fulani, hanno alimentato le tensioni in vaste aree del Mali, sollevando dubbi sulla capacità del governo di organizzare effettivamente le elezioni presidenziali previste per il 29 luglio.

Kisal, un’ONG impegnata a garantire la tutela dei diritti umani delle comunità pastorali, ha dichiarato che 25 persone appartenenti al gruppo etnico fulani, composto prevalentemente da pastori, sono state prelevate dall’esercito maliano nella seconda settimana di giugno, nei pressi di Kobaka e Nantaka. L’organizzazione accusa il corpo militare di uccisioni extragiudiziali, rapimenti, torture e arresti arbitrari contro sospetti simpatizzanti dei gruppi armati presenti nel Paese. L’esercito, già in precedenza, aveva promesso di fare luce su tali accuse.

Dopo l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, il Mali ha vissuto 23 anni di dittatura militare fino alle elezioni democratiche del 1992. Nell’aprile 2012, dopo il colpo di Stato al presidente Amadou Toumani Toure, i tuareg avevano preso il controllo del nord del Paese e dichiarato l’indipendenza della regione. Tuttavia, tre mesi dopo, un gruppo ribelle legato ad Al-Qaeda, Ansar Dine, si era imposto su quell’area mettendo in serio pericolo la sicurezza dello Stato. Nel gennaio 2013, un’operazione ONU a guida francese era intervenuta in Mali per respingere i ribelli islamisti e i gruppi tuareg dai territori del nord. Due anni dopo, nel giugno 2015, un accordo di pace è stato firmato tra governo e tuareg. La minaccia jihadista, invece, non si è arrestata e, da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del nord o nei territori del centro ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel sud del Paese e verso i confinanti Niger, Burkina Faso e Costa d’Avorio. Negli ultimi mesi, i gruppi tuareg, sostenuti dai soldati francesi, combattono contro i ribelli, affiliati ad Al-Qaeda, nel nord-est del Mali.

Il Mali fa parte del G5 Sahel, un forum istituzionale per la cooperazione regionale in materia di politiche di sviluppo e sicurezza nell’Africa occidentale. È stato formato il 16 febbraio 2014 a Nouakchott, in Mauritania e comprende 5 Stati (Burkina Faso, Chad, Niger, Mauritania e Mali). Il suo scopo è quello di rafforzare i legami economici tra i Paesi africani e combattere la minaccia terroristica dei gruppi jihadisti attivi nella regione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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