Israele-Cipro: un pontile per importare merci a Gaza

Pubblicato il 27 giugno 2018 alle 12:40 in Cipro Israele

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Cipro sta studiando una richiesta israeliana per la costruzione di un pontile galleggiante che consenta l’accesso di merci nella Striscia di Gaza.

“Non c’è ancora un accordo su questo tema” ma la richiesta è in esame, secondo quanto ha riferito ai giornalisti la portavoce del governo Klelia Vassiliou. Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha presentato tale proposta durante una visita avvenuta la scorsa settimana a Cipro. Il piano prevede la costruzione di un molo per le navi mercantili che trasportano merci destinate a Gaza, a circa 250 miglia da Cipro. Il pontile avrebbe la funzione di garantire il controllo dei beni, per scongiurare il contrabbando di armi nella Striscia di Gaza, da parte di Hamas. Il carico verrebbe quindi inviato a Gaza direttamente su traghetto, poiché l’enclave non dispone di un porto sufficientemente grande per l’attracco delle navi mercantili.

L’agenzia di stampa Hadashot ha dichiarato che Israele non consulterà il gruppo islamista di Hamas, che governa la Striscia dal gennaio del 2006, per l’attuazione del progetto e che un piano di lavoro sarà attuato nei prossimi tre mesi. Tuttavia, l’ufficio di Lieberman ha anche ammonito che “qualsiasi idea presentata per migliorare la situazione umanitaria dipende dalla risoluzione della questione dei prigionieri”, riferendosi a due soldati israeliani detenuti a Gaza.

Occorre ricordare che in seguito alla vittoria elettorale di Hamas nella Striscia di Gaza, dal giugno 2007, Israele ha imposto un blocco terrestre, navale e aereo su tale territorio. Più di 2 milioni di palestinesi vivono all’interno della Striscia, in una situazione che si è fatta sempre più problematica in occasione di scontri tra Israele e gli abitanti dell’enclave. Gli scontri più recenti sono quelli iniziati il 30 maggio, data dell’inizio delle proteste definite come Marcia del Ritorno. Durante tali manifestazioni, durate sette settimane, con l’obiettivo di protestare per il ritorno della popolazione palestinese nei territori persi a seguito delle guerre arabo-israeliane, sono stati uccisi 129 palestinesi, inclusi 15 bambini, e sono state ferite più di 12.000 persone. Gli scontri al confine hanno raggiunto il picco il 15 maggio, quando 40.000 abitanti di Gaza hanno protestato lungo la recinzione, risultando nella morte di almeno 60 palestinesi. Tali accadimenti si sono verificati il giorno dell’apertura dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme. 

L’enorme quantità di feriti ha messo in difficolta le strutture ospedaliere nella Striscia di Gaza, secondo quanto riporta The New Arab. È necessario menzionare che, anche prima degli eventi del 14 maggio, il sistema sanitario di Gaza, basato su 13 ospedali pubblici e 14 cliniche gestite da ONG, era debole e viveva una persistente carenza di farmaci e forniture chirurgiche legate al blocco imposto sulla Striscia di Gaza da Israele. Inoltre, a Gaza l’elettricità è assicurata per un numero limitato di ore al giorno e le riserve di carburante sono estremamente ristrette.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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