Algeria: IOM preoccupata per le deportazioni di massa dei migranti

Pubblicato il 27 giugno 2018 alle 10:28 in Algeria Immigrazione

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Il direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), William Lacy Swing, si è detto molto preoccupato riguardo al destino delle migliaia di migranti che vengono lasciate nel deserto lungo i confini tra il Niger e l’Algeria. La dichiarazione di Swing è arrivata in seguito alla notizia pubblicata il 25 giugno dall’agenzia stampa The Associated Press sul fatto che, dall’aprile 2017, l’Algeria ha abbandonato nel deserto del Sahara oltre 13.000 persone, tra cui donne incinte, senza acqua né cibo, spesso sotto la minaccia di armi. “I migranti irregolari, tra cui donne in stato interessante e minori non dovrebbero essere lasciati senza acqua e cibo e costretti a camminare per chilometri sotto il sole con alte temperature nel deserto”, ha affermato il direttore dell’IOM.

Le autorità algerine effettuano le deportazioni dei migranti dal dicembre 2016. Tali operazioni prevedono che le forze di sicurezza vadano alla ricerca per le città del Paese di stranieri senza documenti di origini sub-sahariane per radunarli in alcuni centri, tra cui quello a Zeralda, un sobborgo di Algeri, dove passano diversi giorni senza la possibilità di avere una sistemazione dove dormire o un bagno. Dopodiché, questi gruppi vengono trasferiti in altre strutture al confine con il Niger, per poi essere definitivamente espulsi e lasciati all’interno del territorio nigerino. Nell’ottobre 2017, sotto la pressione dell’Unione Europea, la quale era intenta a limitare i flussi di migranti e ai rifugiati verso Europa, le deportazioni di massa sono aumentate.

Nonostante l’Algeria non fornisca dati ufficiali sulle sue espulsioni forzate, l’IOM ha stimato che il numero di persone costrette ad attraversare a piedi il Niger, tra maggio 2017 e aprile 2018, ammonti a 2.888 migranti. Secondo quanto riferito da al-Jazeera English, a differenza di Niamey, Algeri non riceve nessun aiuto economico dall’Unione Europea per gestire la crisi migratoria e il flusso di rifugiati, sebbene, tra il 2014 e il 2017, abbia ottenuto un finanziamento di 111,3 milioni di dollari per l’immigrazione. Tali deportazioni avvengono anche al confine con il Mali dove, tra il 10 aprile all’8 maggio 2018, 1.135 migranti dell’Africa occidentale, tra cui 9 donne e 30 bambini, sono stati assistiti dall’IOM e dalla Un Refugee Agency (UNHCR) a Gao, nel nord del Mali. Il capo della missione dell’IOM a Bamako, Bakary Doumbia, ha spiegato che, a partire dal mese di aprile, sono aumentati i flussi migratori al confine tra Algeria e Mali. Date le condizioni precarie dei migranti, l’organizzazione umanitaria fatica a fornire un’assistenza immediata e ad effettuare operazioni di rimpatrio veloci e sicure.

Ogni volta che il personale dell’IOM individua un gruppo di migranti, vengono organizzate missioni di ricerca e soccorso nel deserto per recuperarli e, una volta portati in città, coloro che decidono di essere rimpatriati volontariamente sono assistiti nel ritorno a casa. Tuttavia, le sfide stanno aumentando, dal momento che il numero dei migranti che vengono deportati dalle autorità algerine cresce ogni giorno. “L’immigrazione controllata e gestita è l’unico modo, assicura che le persone vengano trattate con dignità e in sicurezza. Queste sono le basi che chiediamo ad ogni Paese del mondo”, ha spiegato Swing.

La UN Refugee Agency rende noto che l’aumento dei flussi nel deserto è dovuto alle maggiori misure di sicurezza attuate al confine tra la Libia e il Niger, uno dei principali territori di transito dei traffici di esseri umani diretti verso l’Europa. Gli esperti hanno chiamato questo fenomeno “immigrazione mista”, sia per la composizione dei flussi, formati da migranti irregolari, economici, rifugiati, richiedenti asilo, minori non accompagnati e migranti ambientali, sia da una serie di fattori legali all’illegalità di tali movimenti, gestiti dai trafficanti di esseri umani.

Alla fine di aprile, l’Algeria si era detta allarmata, in quanto aspettava di ricevere una nuova ondata di migranti e rifugiati dall’Africa sub-sahariana, date le misure attuate dall’Unione Europea per far diminuire gli sbarchi. Occorre sapere che il Paese nordafricano condivide 2.500 km di confine con il Mali e il Niger e, dal 2015, ha speso 20 milioni di dollari per gestire i flussi di rifugiati che abbandonavano gli Stati di origine nella regione del Sahel. “Nessuno ci ha aiutato, abbiamo gestito la situazione da soli”, ha precisato il Ministero dell’Interno algerino, rigettando le accuse mosse da Human Rights Watch e Amnesty International in merito alle deportazioni forzate dei migranti. Il 25 ottobre 2017, Amnesty International aveva denunciato le autorità di Algeri per aver effettuato espulsioni di massa, forzando circa 2.000 cittadini provenienti dall’Africa sub-sahariana a rientrare in Niger e in Mali. Dall’altra parte, il governo algerino non ha dato alcuna giustificazione alle proprie mosse. Pochi giorni prima dell’appello dell’organizzazione umanitaria, il Ministero della Giustizia aveva dichiarato di non aver chiuso le proprie frontiere ai migranti, ma di essere impegnato nella difesa dei confini, al fine di aumentare la sicurezza dell’Algeria. Un alto funzionario del Ministero dell’Interno, Hassen Kacimi, aveva riferito, il 23 maggio scorso, che il Paese avrebbe chiesto aiuto alla comunità internazionale per gestire i flussi migratori ma le Nazioni Unite avrebbero fatto ben poco per risolvere il problema. “Un’ondata di persone in cerca di aiuto sta invadendo il sud dell’Algeria”, ha affermato Kacimi. “Prima di raggiungere il Paese i migranti sono abbandonati nel deserto ed è l’Algeria che li salva offrendo assistenza umanitaria”, ha aggiunto il ministro dell’Interno. Kacimi ha anche sostenuto che il Paese non può prendersi la responsabilità per le popolazioni degli altri Stati e ha chiesto a UNHCR e IOM di intervenire.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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