Sud Sudan: nuovo round di colloqui per raggiungere la pace

Pubblicato il 26 giugno 2018 alle 11:50 in Africa Sud Sudan

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Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e il leader dei ribelli di etnia nuer, Riek Machar, si sono incontrati, lunedì 25 giugno, per dare avvio a un secondo round di colloqui dopo che il primo, iniziato mercoledì 19 giugno, si è concluso senza alcun accordo politico sulla fine della guerra civile, scoppiata nel Paese nel dicembre 2013. I due uomini hanno cominciato le discussioni sui negoziati di pace con la speranza di dare una svolta alla situazione della nazione. Tuttavia, da entrambe le parti, non ci sono stati ancora segni di reali concessioni.

L’incontro di lunedì 25 giugno si è tenuto a Khartoum, capitale del Sudan, e, prima di iniziare ufficialmente i colloqui di pace, il presidente Kiir ha annunciato: “Sono venuto qui con una mente aperta e spero che mio fratello Riek abbia fatto lo stesso”. I negoziati sono stati mediati dal presidente del Sudan, Omar al-Bashir, e si sono svolti anche in presenza del presidente dell’Uganda, Yoweri Museveni.

“Vedo il bisogno di fermare questa guerra inutile e spero che anche Riek la pensi così”, ha aggiunto Salva Kiir, specificando che alcuni disaccordi sono ancora evidenti in merito alla divisione dei poteri e ai sistemi di sicurezza. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera English, con questa puntualizzazione, il presidente avrebbe fatto riferimento all’eventualità, discussa nei giorni precedenti e auspicata da Machar, di concedere ai ribelli la rappresentanza nel governo sud sudanese e di integrare le due forze militari, ribelli e governative.

Da parte sua, il leader Riek Machar ha dichiarato ai giornalisti: “Siamo venuti a Khartoum per cercare la pace”, ma ha anche riferito che il suo invito sarebbe arrivato “in ritardo”, senza dare ulteriori spiegazioni di questa affermazione. “C’è una possibilità di pace e c’è un modo per raggiungere la pace”, ha continuato l’uomo. L’agenzia di stampa statale sudanese SUNA ha riferito che il presidente dell’Uganda Museveni ha parlato di incontro produttivo che “potrebbe offrire al popolo del Sud Sudan l’opportunità di godersi la pace”, senza dare tuttavia ulteriori dettagli.

Dopo aver raggiunto l’indipendenza, il 9 luglio 2011, il Sud Sudan, anche grazie alle ingenti risorse petrolifere di cui dispone il territorio, era pronto a risollevare la sua economia e a stabilizzarsi. Tuttavia, le tensioni tra i due principali leader del Paese, il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar, hanno presto causato l’inizio di una dura guerra civile che sarebbe durata circa 5 anni. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno cominciato a scontrarsi con quelli di etnia nuer, guidati da Machar e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM).

Per evitare di essere ucciso, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica. La pace, raggiunta nell’agosto 2015, aveva portato alla creazione di un governo di transizione. Tuttavia, già nell’aprile 2016, Machar e i suoi uomini erano tornati a Juba e il leader aveva riacquisito la sua carica. Sebbene Kiir e il suo rivale cerchino di mantenere l’ordine nel Paese, scontri su larga scala si verificano periodicamente e una parte dell’esercito ancora sostiene il progetto di una guerra a oltranza. Negli ultimi giorni, le violenze si sono inasprite, con le forze del presidente sud sudanese che hanno recentemente acquistato nuovi elicottero e reclutato altri miliziani.

La guerra ha creato la più grande crisi di rifugiati in Africa dal genocidio ruandese del 1994 e ha lasciato milioni di persone a soffrire la carestia. Diversi cessate il fuoco e sforzi di pace sono stati finora infruttuosi. L’incontro di mercoledì 19 giugno, tenutosi nella capitale d’Etiopia, Addis Abeba, è stato il primo per il presidente Salva Kiir e il leader Riek Machar dopo quasi due anni. Al termine di questo primo round di negoziati, il governo del Sud Sudan ha respinto l’idea di riammettere nuovamente Machar come membro del governo di Kiir, in qualità di vice-presidente. Si prevede che, nelle prossime settimane, il Kenya ospiterà un’altra sessione di colloqui tra i due rivali.

Nel frattempo, gli Stati Uniti, principale donatore umanitario del Sud Sudan, hanno manifestato crescente impazienza nei confronti delle parti in guerra, minacciando l’applicazione della risoluzione, adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l’1 giugno 2018, che prevede un embargo sulle armi nel Paese e sanzioni contro sei persone, tra cui il capo della difesa, se il combattimento non si fermerà e non si raggiungerà un accordo. L’ambasciatore americano in Sud Sudan, Thomas Hushek, ha sottolineato che “se si trattasse di una ripetizione del fallito accordo dell’agosto 2015, la pace non funzionerà”, e ha aggiunto che Washington resta scettica riguardo alle trattative.

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Chiara Gentili

di Redazione

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