Stati Uniti: segretario della Difesa in visita a Pechino

Pubblicato il 26 giugno 2018 alle 6:10 in Cina USA e Canada

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Il segretario della Difesa, James Mattis, inizia il suo tour di una settimana in Asia con una visita in Cina a Pechino, martedì 26 giugno. L’obiettivo del segretario Mattis consiste nel discutere con il partner cinese del ruolo che Pechino può rivestire all’interno del processo di denuclearizzazione della penisola coreana, sancito dall’esito positivo del summit svoltosi il 12 giugno a Singapore.

“Mi sto recando in Cina per avere discussioni proficue. Ascolterò attentamente ciò che i miei interlocutori avranno da comunicarmi, senza preconcetti o aspettative”, ha sottolineato il segretario Mattis. Attualmente, la relazione tra i due Paesi è molto tesa a seguito della decisione del presidente Trump di implementare dazi su alcuni prodotti di importazione cinese per un valore pari a 50 miliardi di dollari.

La decisione è stata presa dal presidente americano in seguito a una riunione con alti funzionari economici, il 14 giugno. Secondo un funzionario statunitense, le categorie di prodotti colpite dal provvedimento restrittivo saranno circa 800, invece delle 1.300 inizialmente previste. L’amministrazione Trump ha preso questa decisione, annunciata già a marzo, come ritorsione nei confronti di Pechino, accusata di violare i diritti sulla proprietà intellettuale e di sottrarre il know how delle imprese americane.

“I rapporti odierni tra Pechino e Washington non sono positivi dal momento che molti americani percepiscono la Cina come il nemico principale del proprio Paese. Per questo motivo, è fondamentale che i due Stati abbiano occasioni ufficiali per discutere e appianare le proprie divergenze”, ha dichiarato Ren Guoqiang, portavoce del ministero della Difesa cinese.

Uno dei principali terreni di scontro tra i due Paesi è rappresentato dal Mar Cinese Meridionale. Secondo il governo di Pechino il dispiegamento di attrezzatura militare sulle proprie isole nel Mar Cinese Meridionale è legittimo e giustificato dal diritto di autodifesa, riconosciuto dal diritto internazionale. Tuttavia, il segretario della Difesa Mattis ha ricordato che il presidente della Cina, Xi Jinping, in occasione della sua visita presso la Casa Bianca nel 2015, aveva promesso che le isole contese nel Mar Cinese Meridionale non sarebbero state militarizzate.

La Cina reputa le isole dell’area parte integrante del territorio nazionale e considera un suo diritto installare equipaggiamenti militari su di esse. Pechino ha costruito nella regione alcune infrastrutture, quali basi aeree, radar, sistemi di comunicazioni, moli navali e piste di atterraggio per gli aerei militari. Secondo il governo cinese, sono almeno 4 i suoi aeroporti nel Mar Cinese Meridionale: quello dell’isola Woody e quelli sulle scogliere Mischief, Subi e Fiery Cross, in cinese Meiji, Zhubi e Yongshu, che si trovano nelle isole Spratly, note al governo di Pechino come isole Nansha.

Washington ha criticato le attività cinesi nell’area, promettendo di continuare a lavorare per assicurare che la regione indo-pacifica rimanga “libera e aperta”. Gli Stati Uniti sono interessati a tutelare lo status di acque internazionali del Mar Cinese Meridionale poiché nell’area passano numerose rotte commerciali e sono presenti giacimenti di risorse minerarie e di gas naturale. Il governo statunitense, pertanto, condanna la militarizzazione delle isole da parte di Pechino, poiché teme che il governo cinese possa impedire l’accesso all’area e l’entrata del Paese nel giro di affari di circa 5000 miliardi di dollari che passa nella zona.

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Alice Barberis

di Redazione

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