Thailandia: elezioni potrebbero essere rimandate a maggio 2019

Pubblicato il 25 giugno 2018 alle 17:43 in Asia Thailandia

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Il vice primo ministro thailandese, Wissanu Krea-ngam, ha dichiarato che il governo sta prendendo in considerazione diverse date per le prossime elezioni nazionali in un periodo di tempo compreso tra il 24 febbraio e il 5 maggio 2019. Inoltre, ha affermato che tra settembre e dicembre 2018 verranno allentati i divieti sulle attività politiche per permettere ai partiti di adempiere ai propri compiti amministrativi.

“Ciò che potranno fare consisterà nel tenere riunioni di partito senza richiedere preventivamente il permesso. In tali riunioni potranno decidere in merito al regolamento, all’individuazione dei membri e alla scelta dei candidati da presentare alle elezioni”, ha dichiarato il vice primo ministro Wissanu.

73 rappresentanti di partiti politici hanno preso parte ad un incontro con i funzionari del governo, lunedì 25 giugno, e si sono dichiarati soddisfatti della revoca parziale del divieto di attività politiche. Tuttavia, Watana Muangsook, membro del partito Pheu Thai, ha sostenuto che il governo avrebbe dovuto annunciare la revoca completa del divieto.

La giunta miliare attualmente al governo ha preso il potere con un colpo di stato il 22 maggio 2014 deponendo il governo eletto di Yingluck Shinawatra. Negli ultimi quattro anni l’esercito è riuscito a imporre una sorta di stabilità su un paese diviso. Le riunioni a fine politico e le proteste sono ufficialmente vietate, ma questo non ha impedito ai dissidenti e agli insurrezionisti di continuare la loro attività di destabilizzazione del paese.

Alcuni militanti, soprattutto nei gruppi pro-democrazia sono stati arrestati o uccisi. Nel sud del paese, nella zona nota come “profondo sud”, dove la maggioranza della popolazione è di etnia Malay e di fede musulmana, le insurrezioni continuano, così come gli atti di violenza e le esplosioni di ordigni. Di norma, questi gruppi militanti non colpiscono obiettivi fuori dalla loro regione meridionale, fatta eccezione per una serie di esplosioni coordinate avvenute nel 2016 in un gruppo di località turistiche.

Nel corso degli ultimi dieci anni, la Thailandia ha vissuto diverse proteste finite in bagni di sangue, una serie di governi eletti durati in carica per periodi molto brevi e due colpi di mano militari che li hanno deposti. L’ultimo colpo di stato, che ha portato al comando l’attuale giunta militare, è stato il 12° nella storia della Thailandia. Secondo i generali, il paese aveva bisogno di stabilità e di ripulirsi dalla corruzione, per questo era necessaria la presa di potere. La popolazione più indigente del paese vorrebbe tornare al voto e ripristinare il governo democratico degli Shinawatra, eletti democraticamente dal 2001, ma osteggiati dall’élite della società che appoggia, invece, l’esercito.

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Alice Barberis

di Redazione

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