La Giordania non accoglierà una nuova ondata di rifugiati siriani

Pubblicato il 25 giugno 2018 alle 12:28 in Giordania Siria

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La Giordania, domenica 24 giugno, ha dichiarato che non potrà ospitare una nuova ondata di rifugiati siriani, dal momento che le truppe fedeli a Damasco preparano un’offensiva diretta al sud del Paese, occupato dai ribelli e devastato dalla guerra secondo quanto riporta al Arabiya English. “Il grande numero di siriani che stiamo ospitando in termini di risorse finanziarie e infrastrutture non consente l’accoglienza di nuovi richiedenti asilo” ha dichiarato Jumana Ghanimat, ministro per gli Affari dei Media, all’agenzia di stampa AFP.

La Giordania condivide con la Siria un confine che si estende per più di 370 km. Per questo motivo, fin dallo scoppio della guerra civile, iniziata il 15 marzo 2017, i cittadini siriani fuggiti dal conflitto si sono rifugiati nel Regno Hashemita. Stando ai dati diffusi dalle Nazioni Unite, al momento, Amman starebbe ospitando più di 650.000 rifugiati siriani.

La questione dei richiedenti asilo ha costituito una sfida molto grande per la Giordania, un Paese non particolarmente ricco di risorse naturali, in cui il tasso di disoccupazione era del 18,2% nel primo trimestre del 2017. I siriani che oltrepassano il confine vengono mandati nel campo profughi di Azraq, situato in un’area desertica a circa 60 km a est di Amman. La Giordania non è un Paese firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati, pertanto non ha l’obbligo di registrare i rifugiati come richiedenti asilo. Tuttavia, il Paese ha firmato la Convenzione contro la tortura del 1984, di conseguenza non può rimandare coloro che si rifugiano nel suo territorio nel Paese d’origine, se in questo è presente il rischio che vengano torturati.

Amman stima che il numero effettivo di persone che chiedono asilo nel Paese sia di circa 1.3 milioni, aggiungendo che per ospitarli sono stati spesi più di 10 miliardi di dollari. “La Giordania non ha abbandonato e non vuole abbandonare il suo ruolo umanitario o il suo impegno nelle convenzioni internazionali, tuttavia ha superato la capacità di assorbimento” ha dichiarato Ghanimat, la quale funge anche da portavoce governativa. Tali dichiarazioni sono arrivate mentre le forze del governo siriano si preparano a lanciare un’offensiva per riconquistare le province meridionali di Daraa, Quneitra e parti di Sweida, ancora in gran parte detenute dai ribelli. La Siria meridionale è una zona strategicamente vitale per diversi Paesi dal momento che confina con la Giordania, con le alture del Golan, occupate da Israele, e si trova inoltre vicino a Damasco.

Dopo aver neutralizzato le roccaforti dei ribelli ai margini della capitale all’inizio del 2018, il presidente siriano, Bashar al-Assad, sta ora rivolgendo la sua attenzione verso il sud. Nel mese di giugno, le forze del regime hanno lanciato volantini su Daraa e Quneitra, notificando imminenti operazioni militari e invitando i ribelli ad arrendersi.

L’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha annunciato, domenica 10 giugno, in occasione di una conferenza stampa ad Amman alla presenza del ministro degli Esteri giordano, Ayman Al Safadi, che l’Unione Europea stanzierà 20 milioni di euro, corrispondenti a 23,5 milioni di dollari, di aiuti alla Giordania. L’Unione Europea sosterrà la Giordania “con tutti i mezzi a disposizione, compresi quelli di natura economica e finanziaria”, ha dichiarato Federica Mogherini durante la sua visita ad Amman. L’Alto Rappresentate ha altresì affermato che la Giordania è un Paese che svolge un ruolo vitale nella regione e che, dunque, l’Unione lo sosterrà nel processo di riforma.

Il 21 giugno, la cancelliera tedesca era ad Amman, in Giordania, per incontrare il re Abdullah II, al quale ha promesso un prestito di 100 milioni di dollari e 442 milioni di aiuti bilaterali per l’anno corrente. La Merkel ha affermato che tali aiuti aiuteranno il Paese mediorientale ad implementare alcune riforme richieste dal Fondo Monetario Internazionale, volte ad abbassare il debito pubblico nazionale, che attualmente corrisponde a più del 150% del PIL, secondo Reuters.

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Alice Bellante

di Redazione

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