Algeria: 13.000 migranti espulsi e abbandonati nel Sahara

Pubblicato il 25 giugno 2018 alle 15:30 in Algeria Immigrazione

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Da aprile 2017, l’Algeria ha abbandonato nel deserto del Sahara oltre 13.000 persone, tra cui donne incinte e bambini, intercettandole al confine ed espellendole, senza acqua né cibo, spesso sotto la minaccia di armi. È quanto ha riportato il quotidiano Al-Jazeera English, basandosi su un report dell’agenzia di stampa The Associated Press, pubblicato lunedì 25 giugno.  

Alcuni di loro riescono ad attraversare il Niger, raggiungendo, dopo 15 km di terra desolata, il villaggio più vicino al confine, quello di Assamakka. Altri vagano per giorni prima che una squadra di soccorso delle Nazioni Unite possa trovarli. Un numero indefinito muore durante la traversata. Molti dei migranti intervistati hanno riferito che diverse persone semplicemente svaniscono nel deserto. “Le donne del mio gruppo erano tutte morte. Altre persone sono scomparse nel deserto perché non sono riuscite a ritrovare la strada”, ha dichiarato una testimone.

Le espulsioni di massa in Algeria sono aumentate da ottobre 2017, quando l’Unione europea ha rinnovato la pressione sui Paesi nordafricani per far fronte ai migranti e ai rifugiati che cercano di attraversare il Mar Mediterraneo alla volta dell’Europa. Il Paese non fornisce dati sulle sue espulsioni forzate. Tuttavia, il numero di persone costrette ad attraversare a piedi il Niger è aumentato da quando l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha contato che, tra maggio 2017 e aprile 2018, circa 2.888 migranti sono stati espulsi dall’Algeria e abbandonati al confine. Almeno altri 2.500 sono stati lasciati a un destino simile nel vicino Mali, con un numero sconosciuto di persone che non hanno resistito lungo il cammino. A differenza del Niger, l’Algeria non riceve nessun aiuto economico dall’Unione Europea per gestire la crisi migratoria e il flusso di rifugiati, sebbene, tra il 2014 e il 2017, abbia ottenuto un finanziamento di 111,3 milioni di dollari per l’immigrazione.  

I migranti e rifugiati intervistati da The Associated Press hanno riferito di essere stati arrestati in centinaia, stipati in camion per ore verso quello che è noto come Punto Zero, lasciati nel deserto e fatti incamminare verso il Niger, spesso con le pistole puntate addosso. “C’era gente che non ce la faceva, si sono seduti e li abbiamo dovuti lasciare lì”, ha rivelato un migrante senegalese di 18 anni, aggiungendo di essere stato costretto a camminare senza sosta dalle 8 di mattina alle 7 di sera.

I racconti delle persone intervistate sono confermati da diversi video, raccolti dall’agenzia di stampa per mesi, che mostrano centinaia di persone che barcollano dirigendosi attraverso il deserto. Due persone hanno riferito che i gendarmi sparavano contro di loro, e molti video hanno mostrato uomini in uniforme armati che facevano la guardia e puntavano pistole sui migranti.

Dal canto loro, le autorità algerine hanno rifiutato di commentare. In passato, il Paese ha sempre negato le accuse nei suoi confronti, definendole frutto di “campagna malvagia” destinata a creare tensioni con i Paesi vicini. Un alto funzionario del ministero dell’Interno algerino, Hassen Kacimi, aveva riferito, il 23 maggio, che il Paese avrebbe chiesto aiuto alla comunità internazionale per gestire i flussi migratori ma le Nazioni Unite avrebbero fatto ben poco per risolvere il problema. “Un’ondata di persone in cerca di aiuto sta invadendo il sud dell’Algeria”, ha affermato Kacimi. “Prima di raggiungere il Paese i migranti sono abbandonati nel deserto ed è l’Algeria che li salva offrendo assistenza umanitaria”, ha aggiunto il ministro dell’Interno. Kacimi ha anche sostenuto che il Paese non può prendersi la responsabilità per le popolazioni degli altri Stati e ha chiesto a UNHCR e IOM di intervenire.

Dall’altro lato, il portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, Joel Millman ha dichiarato che l’IOM ha salvato in quelle aree circa 3.000 migranti negli ultimi quattro mesi, tra cui molti che erano stati espulsi dall’Algeria. Il capo della missione dell’IOM in Mali, Bakary Doumbia, ha spiegato che, a partire dal mese di aprile, sono aumentati i flussi migratori al confine tra Algeria e Mali. Date le condizioni precarie dei migranti, l’organizzazione umanitaria fatica a fornire un’assistenza immediata e ad effettuare operazioni di rimpatrio veloci e sicure.

L’Algeria, che condivide 2.500 km di confine con il Mali e il Niger, ha speso, dal 2015, circa 20 milioni di dollari per gestire i flussi di migranti provenienti dalla regione del Sahel e in fuga da guerra e povertà. Il 25 ottobre 2017, Amnesty International aveva denunciato le autorità di Algeri per aver effettuato espulsioni di massa, forzando circa 2.000 cittadini provenienti dall’Africa sub-sahariana a rientrare in Niger e in Mali. Dal 10 aprile all’8 maggio 2018, 1.135 migranti dell’Africa occidentale, tra cui 9 donne e 30 bambini, sono stati assistiti dall’IOM e dalla Un Refugee Agency (UNHCR) a Gao, nel nord del Mali. La maggior parte di loro, in cattivo stato di salute, era stata trasportata dalle autorità algerine al confine con il Niger, venendo abbandonata nel deserto. Da parte sua, il ministro Kacimi, rigettando le accuse mosse dalle organizzazioni per i diritti umani, ha precisato: “Nessuno ci ha aiutato, abbiamo gestito la situazione da soli”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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