Bruxelles: i leader europei discutono politiche migratorie

Pubblicato il 24 giugno 2018 alle 18:39 in Europa Immigrazione

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I leader di 16 dei 28 Paesi membri dell’Unione Europea si sono riuniti a Bruxelles, domenica 24 giugno, per cercare di trovare un approccio congiunto alle problematiche relative all’immigrazione e alle richieste di asilo. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha proposto la stipulazione di singoli accordi tra Paesi, a livello bilaterale e trilaterale.

Durante la sessione preliminare di domenica, nel quadro del mini-summit di emergenza sulle tematiche migratorie interne alla comunità europea – il quale ha riunito 16 dei 28 Paesi comunitari, ossia Italia, Belgio, Olanda, Grecia, Spagna, Malta, Germania, Francia, Bulgaria, Austria, Croazia, Slovenia, Danimarca, Finlandia, Svezia e Lussemburgo – la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha chiesto agli altri leader presenti a Bruxelles che i richiedenti asilo vengano fermati, e che sia loro impedito di circolare liberamente nei Paesi del blocco. Si tratta di un tema particolarmente caro a Merkel, principale artefice della riunione straordinaria dei capi di Stato internazionali, in quanto la cancelliera sta rapidamente perdendo consensi in seno alla sua coalizione di governo a causa di discussioni e critiche inerenti alla condotta di Berlino nei confronti dei migranti. “Una parte importante delle discussioni odierne sarà incentrata sulla protezione delle frontiere esterne e su come possiamo ridurre l’immigrazione illegale verso l’Europa”, ha affermato Merkel, aggiungendo: “Vi sarà anche una discussione focalizzata sull’immigrazione secondaria, su come possiamo comportarci equamente gli uni nei confronti degli altri all’interno di Schengen, su come individuare un equilibrio ragionevole”. La cancelliera ha poi spiegato: “Discutiamo questo tema qui in vista del Consiglio Europeo, ma sappiamo che purtroppo, al Consiglio, non saremo in grado di fornire una soluzione completa sulla questione migratoria. Ecco perché ci saranno accordi bilaterali e trilaterali, per poterci aiutare a vicenda, e non sempre aspettare tutti i 28 Stati membri, ma pensare a cosa è importante per chi. Ciò che è al centro del dibattito odierno è la ricerca di un modus vivendi e di una soluzione europea efficace e condivisa. I lavori continueranno nei giorni a venire; oggi inauguriamo una riunione preliminare. Si tratta di un primo scambio di idee, niente di più e niente di meno. Invece, questo summit è molto importante per rispondere alla seguente domanda: possiamo stipulare accordi bilaterali e trilaterali nei giorni a venire?”.

Durante il suo intervento di apertura, il neoeletto primo ministro italiano, Giuseppe Conte, ha affermato: “Siamo qui riuniti per presentare la proposta italiana, una proposta completamente innovativa basata su un nuovo paradigma per quanto riguarda l’immigrazione. L’abbiamo chiamata: ‘European Multilevel Strategy for Migration.’ È composta da 6 condizioni e 10 obiettivi, ed è volta a proporre politiche precise di regolazione e gestione dei flussi migratori in modo efficace e sostenibile. È una proposta volta a superare la Convenzione di Dublino. Non dimentichiamoci che tale convenzione si basa su una logica emergenziale, mentre nella realtà vogliamo affrontare il problema in maniera strutturale. L’opinione pubblica del nostro Paese ce lo chiede”.

Il premier lussemburghese, Xavier Bettel, ha precisato: “Non si tratta della sopravvivenza di un cancelliere, si tratta di trovare una soluzione comune a una politica comune di migrazione e asilo politico in Europa”.

Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, ha affermato: “La nostra posizione è che la Spagna stia rendendo onore ai suoi impegni. Certo, siamo impegnati con l’Unione Europea, e intendiamo raggiungere una risposta comune alla sfida globale rappresentata dai flussi migratori, che provengono, specialmente adesso, dal Mediterraneo occidentale. Vorremmo dunque chiedere il supporto dei nostri alleati, voi altri Stati membri, per meglio controllare i flussi che ci stanno coinvolgendo nel Mediterraneo occidentale”.

Il premier belga, Charles Michel, ha affermato: “Ciò che conta, per il Belgio, è controllare i confini esterni dell’Unione Europea. Si tratta di un prerequisito per proteggere la libera circolazione dei cittadini europei nella zona Schengen. Il secondo importante punto all’ordine del giorno è mettere in chiaro quali sono le potenziali condizioni per hotspot e centri di accoglienza che siano conformi con il diritto internazionale. Il terzo punto è ribadire l’importanza del raggiungimento di un accordo in merito a Dublino, per garantire solidarietà e responsabilità”.

Sebbene gli arrivi sulle coste dei Paesi europei del Mediterraneo si siano notevolmente ridotti rispetto ai dati del 2015, quando oltre un milione di persone hanno attraversato il mare alla volta del continente, un recente sondaggio d’opinione ha mostrato che la questione migratoria è in prima posizione tra le principali preoccupazioni di 500 milioni di cittadini europei. L’Italia ha a lungo lottato per restare al passo e gestire gli sbarchi sulle proprie coste, e il nuovo governo, cavalcando i malumori di una crescente parte della popolazione, ha scartato categoricamente l’ipotesi di continuare ad accogliere migranti come in passato. Spinti da una pesante pressione dei vari elettorati, vari leader di Paesi membri interni all’Unione stanno manifestando difficoltà nella gestione dei flussi migratori all’interno dei propri confini, e, non essendo riusciti fino a oggi a convenire su un approccio congiunto, molti di loro hanno da mesi avviato una politica più rigida nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo. In base alle statistiche stilate dalle Nazioni Unite, sono solamente 41mila i rifugiati e i migranti che sono riusciti a entrare negli Stati del blocco europeo nel corso dei primi sei mesi del 2018.

A convocare ufficialmente la riunione informale a Bruxelles sul tema dell’immigrazione era stato il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, il quale si è altresì impegnato a lavorare fianco a fianco con i leader degli Stati membri interessati per trovare una soluzione europea in vista del prossimo Consiglio. Il presidente della Commissione europea, in occasione di una conferenza stampa con il primo ministro francese, Edouard Philippe, aveva pertanto dichiarato: “Quello di domenica non è un mini-summit, ma una riunione informale di lavoro. Non amo l’idea di presiedere una riunione tra Stati, ma se qualcuno rifiuta di farlo, bisogna che ci sia chi si presta a svolgere questo ruolo fondamentale”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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