USA: sentenza su riunificazioni familiari imminente

Pubblicato il 23 giugno 2018 alle 8:20 in Immigrazione USA e Canada

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Un giudice federale emetterà il verdetto inerente alla riunificazione di migliaia di famiglie di immigrati con i propri figli, che insieme avevano valicato la frontiera con il Messico illegalmente, intorno alla metà della settimana entrante, in seguito all’inversione di rotta sancita dal presidente americano, Donald Trump.

Durante un’udienza del tribunale americano, la quale ha avuto luogo venerdì 22 giugno, un avvocato appartenente all’organizzazione non governativa American Civil Liberties Union (ACLU) ha esercitato pressioni sul giudice del Tribunale Distrettuale americano di San Diego, Dana Sabraw, affinché emettesse un’ingiunzione non più tardi di venerdì sera stesso, per obbligare il governo a iniziare immediatamente le riunificazioni dei nuclei familiari degli immigrati illegalmente, i quali erano recentemente stati separati dai propri figli. Durante l’udienza in questione, Sabraw si è rifiutato di emettere una sentenza senza prima poter consultare fascicoli approfonditi su caso, e ha consigliato all’American Civil Liberties Union di fornire all’organo ulteriori dettagli per poter poi procedere alla riunificazione dei nuclei di migranti. Sabraw ha richiesto all’organizzazione di depositare suddetta documentazione entro lunedì 25 giugno alle 9.00, ore locali, e ha stabilito che il governo risponda a tali file entro le 16.00 di mercoledì 27 giugno. “Tenterò di emettere un verdetto in breve tempo, non appena avrò ricevuto il fascicolo”, ha affermato il giudice.

“I genitori non riescono a trovare i propri figli, non riescono neppure a parlarci o a mettersi in contatto con loro. Si tratta di una crisi umanitaria”, ha affermato Lee Gelernt, avvocato in seno all’American Civil Liberties Union (ACLU), durante la sessione di venerdì 22 giugno. Gelernt ha inoltre chiesto al giudice di ordinare al governo di riunire tutti i bambini con le proprie famiglie entro un arco di tempo massimo di 30 giorni dalla sentenza, periodo che si ridurrebbe a 5 giorni per i bambini al di sotto dei 5 anni di età. L’avvocato ha infine richiesto a Sabraw di pronunciarsi, quando parlerà, anche su un ipotetico divieto futuro delle separazioni familiari.

In base al parere di alcuni periti legali, il decreto esecutivo firmato dal presidente Trump lascerebbe aperta la possibilità di ammettere determinate eccezioni, le quali potrebbero causare un proseguimento delle separazioni familiari. Il giudice ha incalzato un avvocato governativo con domande inerenti alle procedure con cui gestire concretamente la separazione dei minori dai loro genitori e il sistema di tracciamento e identificazione a opera delle agenzie del governo, e in linea di massima l’avvocato si è concentrato su questioni relative alla procedura legale. Il governo, nel fascicolo destinato al tribunale, ha chiarito che la separazione dei bambini è conseguenza della legittima detenzione dei loro genitori o prossimi.

L’American Civil Liberties Union si era già espressa contro il governo a partire dal mese di febbraio, durante il quale aveva incolpato il governo della presunta violazione del diritto a garantire un giusto ed equo processo a due donne, entrambe separate dai figli e sprovviste di documenti di identificazione, una originaria del Brasile e l’altra proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo.

Mercoledì 20 giugno, il presidente statunitense aveva firmato un decreto esecutivo per tenere unite le famiglie di migranti, i quali avevano valicato clandestinamente il confine tra il Messico e gli Stati Uniti, e non separare i bambini dai genitori entrati illegalmente nel Paese. La decisione rappresenta una significativa inversione di tendenza del capo di Stato americano, e fa seguito alle numerose critiche che la politica delle separazioni familiari ha recentemente attirato a livello nazionale e internazionale, a cui si sono unite le voci della First Lady, Melania Trump, della premier britannica, Theresa May, e non ultimo di Papa Francesco. Tuttavia, se da una parte il presidente ha ceduto alle pressioni mediatiche e all’insorgenza di critiche e proteste sia nel Paese sia su scala globale, l’amministrazione statunitense ha taciuto finora in merito all’intenzione, manifestata dal leader americano, di riunire i nuclei di immigrati. A ogni modo, Trump ha ribadito che la politica della “tolleranza zero” andrà avanti nonostante le riunificazioni. Pertanto gli immigrati che entrano illegalmente nel Paese continueranno a essere perseguiti penalmente. “Si tratta di tenere insieme le famiglie e allo stesso tempo assicurarci di avere un confine molto potente e molto forte. E la sicurezza delle frontiere sarà uguale se non maggiore di prima”, ha dichiarato il capo di Stato.

Dall’inizio della politica “tolleranza zero”, lanciata dall’amministrazione Trump all’inizio del mese di maggio 2018, a oggi, sono oltre 2.300 i figli di immigrati clandestini che sono stati separati dalle rispettive famiglie.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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