Nicaragua: aumenta l’emigrazione dopo le violenze

Pubblicato il 23 giugno 2018 alle 6:04 in America Latina America centrale e Caraibi

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Migliaia di nicaraguensi hanno lasciato il paese negli ultimi due mesi, in cui le violenze stanno scuotendo il paese, e altre migliaia di persone aspettano i documenti necessari a lasciare il Nicaragua. Principali destinazioni della nuova ondata migratoria sono, oltre agli Stati Uniti, il Canada e il Costa Rica, ma pur di migrare non mancano persone che chiedono visti di ingresso in Honduras, a Panama e in El Salvador.

Sono nella maggior parte donne con figli minorenni coloro che affrontano lunghe fuori dagli uffici del Dipartimento Migrazioni di Managua per ottenere i passaporti, in particolar modo i permessi di emigrazione per minori, che consentiranno loro di portare i figli oltre frontiera, al sicuro dagli scontri tra il governo sandinista e i movimenti studenteschi, che hanno causato, dal 18 aprile a oggi, quasi 200 morti in tutto il Nicaragua.

Da circa tre settimane, migliaia di nicaraguensi affollano i dintorni dell’ufficio del Dipartimento Migrazioni della capitale. Molti arrivano dall’interno del paese e rimangono a dormire per strada anche più di una notte, per non perdere il turno di entrata. Mentre lunghe code si snodano per diversi isolati vicini, l’ufficio migrazioni riceve 400 persone al giorno.

Non mancano numerosi episodi di protesta contro il governo. “Rimanete qui con la vostra dittatura, sbirri – scandivano alcuni manifestanti – ma almeno lasciateci andare via”. La presenza di numerose bande paramilitari filo-governative, ormai da mesi protagoniste delle violenze contro gruppi di opposizione, rende particolarmente insicura la presenza delle migliaia di persone in coda per ottenere il passaporto.

Le violenze, iniziate il 18 aprile come proteste contro la riforma delle pensioni e divenute in seguito manifestazioni contro il governo sandinista di Daniel Ortega, hanno causato anche il crollo dell’economia del Nicaragua, con perdite che superano ormai il miliardo di dollari. Secondo le stime degli economisti il numero dei nuovi disoccupati creati dal crollo della produzione e dai consumi potrebbe ascendere a 150.000 persone.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.