Yemen: l’esercito filogovernativo è entrato a Hodeida

Pubblicato il 22 giugno 2018 alle 11:30 in Medio Oriente Yemen

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Le forze sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono entrate a Hodeida nella giornata del 21 giugno, mentre i ribelli Houthi hanno giurato che combatteranno strenuamente per non perdere il controllo della città portuale.

I combattenti a supporto del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, stanno preparando “la fase finale dell’avanzata contro il porto”, secondo quanto riportato dall’Agency French Press che cita una fonte militare anonima. I ribelli Houthi, sostenuti invece da milizie sciite e dall’Iran, mercoledì 21 giugno, dopo che le forze filogovernative avevano preso il controllo del sito, hanno promesso che riconquisteranno l’aeroporto di Hodeida. Il leader ribelle, Abdulmalik al-Houthi, ha chiesto rinforzi per respingere l’avanzata della coalizione araba, dopo che i combattimenti in corso hanno provocato la morte di circa 350 persone, secondo quanto riporta The New Arab. Le forze pro-governative hanno annunciato la presa dell’aeroporto Hodeida la mattina del 20 maggio, il giorno dopo aver sfondato la recinzione perimetrale.

L’aeroporto di Hodeida,  che si trova sulla strada costiera a sud della città,  è in ormai disuso, ma è stato trasformato in una grande base ribelle. Sulla stessa strada, che si dirige a nord verso il porto, si sono verificati una serie di scontri tra le forze governative sostenute dagli Emirati Arabi Uniti e i ribelli alleati dell’Iran, secondo quanto riportato da una fonte dell’esercito yemenita. Circa 5.200 famiglie sono fuggite dalle loro case a seguito dell’avanzata delle forze filogovernative sulla costa del Mar Rosso, secondo le stime delle Nazioni Unite. L’offensiva contro Hodeida, soprannominata Operazione della Vittoria d’Oro, è il più intenso fronte di battaglia nella brutale guerra civile dello Yemen. Il tentativo dell’Onu di negoziare un cessate il fuoco in Yemen è fallito e le forze leali al presidente Rabbo Mansour Hadi, sostenute dai sauditi, stanno continuando ad avanzare nell’offensiva mirata a riconquistare la città portuale di Hodeida. 

Gli Houthi hanno preso il controllo di Hodeida, insieme alla capitale e gran parte dello Yemen settentrionale, nel settembre del 2014. Il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi è stato deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma è tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Successivamente, il 19 marzo 2015 i ribelli hanno lanciato un’offensiva per ottenere il controllo delle provincie meridionali. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo.  

La guerra nello Yemen, ormai al suo terzo anno, ha causato la morte di almeno 10.000 persone, secondo le stime dell’Onu, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”. In questo contesto, l’offensiva contro Hodeida potrebbe avere conseguenze catastrofiche, poiché il porto della città garantisce l’accesso del 70% delle importazioni in Yemen, inclusi gli aiuti umanitari. Le Nazioni Unite hanno avvertito che fino a 250.000 persone sono a rischio in caso di un attacco nell’area. Da parte sua, l’alleanza saudita ha imposto una chiusura della città portuale quasi totale, sostenendo che Hodaida sia il principale canale di scambio per le armi tra i ribelli Houthi e l’Iran.  

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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