Sudan: bloccato l’accesso in Darfur ai peacekeepers dell’ONU

Pubblicato il 22 giugno 2018 alle 16:01 in Africa Sudan

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Le forze sudanesi in Darfur hanno impedito al personale delle Nazioni Unite di raggiungere le aree in cui i combattimenti con l’Esercito di Liberazione del Sudan hanno provocato lo sfollamento di migliaia di civili. Gli scontri, che si verificano tra le forze governative del Paese e il gruppo ribelle di Abdul Wahid, sono ripresi nonostante il cessate il fuoco imposto unilateralmente da Khartoum nel marzo 2018.

“L’interminabile conflitto è deplorevole e dovrebbe cessare immediatamente, mentre dovrebbe essere garantito un accesso senza impedimenti alle agenzie umanitarie per consentire loro di raggiungere la popolazione colpita”, ha dichiarato Jeremiah Mamabolo, capo della missione congiunta di Unione Africana e Nazioni Unite per il mantenimento della pace in Darfur (UNAMID). Il funzionario dell’ONU ha altresì chiarito che: “I tentativi dell’UNAMID di verificare la situazione sul terreno sono stati bloccati perché le forze governative hanno negato al personale della missione l’accesso alle aree di conflitto“.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite sta cercando, dal 28 giugno 2017, di ridimensionare l’entità delle truppe di peacekeeping nella regione del Darfur e sta facendo alcuni tagli di bilancio. Il capo delle missioni di mantenimento della pace dell’ONU, Jean-Pierre Lacroix, ha reso noto che l’UNAMID prevede di ridurre il numero di soldati da 8.735 a 4.050 e il numero delle forze di polizia da 2.500 a 1.870, entro giugno 2019. La missione in Sudan è una delle più grandi e costose e il Consiglio di Sicurezza ha affermato che la riconfigurazione dell’UNAMID dovrà essere accompagnata da una maggiore capacità di risposta veloce e adeguata alle minacce che si presenteranno. In seguito all’annuncio dei tagli e dei ridimensionamenti, i leader del Darfur Refugees and Displaced People’s Association, insieme ad altre associazioni umanitarie, hanno espresso la loro preoccupazione per la vita dei cittadini dell’area. Il direttore di Human Rights Watch per l’Africa, Mausi Segun, ha dichiarato che: “I tagli proposti dall’ONU influiranno pesantemente sulla situazione dei diritti umani e sulla protezione dei civili nella missione di mantenimento della pace in Darfur”. Il Consiglio dovrebbe votare gli ultimi tagli imposti a UNAMID il 28 giugno 2018. Nel frattempo, le forze di pace delle Nazioni Unite hanno pianificato di concentrare i loro sforzi nell’area di Jebel Marra dove si verificano gli scontri maggiori.

Il conflitto nel Darfur è scoppiato il 26 febbraio 2003 quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, ma la missione UNAMID, attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa. Secondo le stime delle Nazioni Unite, più di 300.000 persone sono morte a causa della guerra e circa 2.5 milioni sono gli sfollati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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