ONU: 1.000 morti nel Mediterraneo dall’inizio del 2018

Pubblicato il 22 giugno 2018 alle 12:11 in Europa Immigrazione

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Secondo le stime dell’Onu, sono almeno 1.000 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo dall’inizio del 2018. In particolare, negli ultimi giorni, sono morti più di 200 stranieri al largo della Libia.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, si è detto “scioccato” da tali dati, esortando i Paesi europei ad intervenire al più presto per ridurre il tasso di mortalità in mare. “La UN Refugee Agency (UNHCR) è costernata dal crescente numero di decessi di rifugiati e migranti nel Mediterraneo e chiede urgentemente all’Europa, alle Ong e alle navi mercantili di rafforzare le misure ed i controlli di sicurezza”, recita la dichiarazione di Grandi, il quale ha aggiunto che, al contempo, dovrebbe essere assicurato l’accesso alla protezione nei Paesi di primo approdo, e dovrebbero essere create vie alternative per far sì che i migranti che scappano dalla Libia arrivino in modo sicuro in Europa.

Stando alla UNHCR, sarebbero 220 gli stranieri deceduti in mare tra il 19 e il 20 giugno in tre incidenti separati al largo della Libia. Nel primo naufragio, in cui una nave di legno con a bordo circa 100 migranti è affondata, sono sopravvissuti soltanto in 5. Lo stesso giorno, un gommone su cui viaggiavano 130 persone è andato a fondo. Di queste, in 60 sono state salvate da pescherecci che le hanno riportate sulla costa libica. Nel terzo incidente, il 20 giugno, i sopravvissuti hanno riferito che più di 50 persone che viaggiavano con loro sono morte nell’attesa dei soccorsi.

Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, ha convocato a Bruxelles una riunione informale sul tema dell’immigrazione, domenica 24 giugno. In tale occasione, il presidente della Commissione lavorerà con i leader degli Stati membri interessati per trovare una soluzione europea in vista del prossimo Consiglio. I Paesi che prenderanno parte alla riunione sono 10: Italia, Francia, Grecia, Spagna, Germania, Malta, Bulgaria, Austria, Belgio e Olanda. Il 28 e il 29 giugno, invece, è atteso un vertice europeo. Nel frattempo, tra il 20 e il 21 giugno, la Guardia Costiera libica ha soccorso 762 migranti che stavano cercando di raggiungere l’Italia a bordo di gommoni.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori diretti in Italia e in Europa, attraverso il Mediterraneo. Da quando il regime dittatoriale di Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transazione democratica. Il potere politico è attualmente diviso in due governi: il primo a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia; il secondo a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, stanno traendo vantaggio da questa situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. Dall’inizio del 2017, l’Italia, sostenuta dall’Unione Europea e sotto la guida dell’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha concluso una serie di accordi in ambito migratorio con la Libia che, a partire dal mese di luglio dell’anno passato, hanno portato ad una diminuzione degli sbarchi. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 22 giugno 2018, sono giunti in Italia via mare 16.316 migranti, di cui 11.288 provenienti dalla Libia, cifra pari all’83% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017, quando dal Paese nordafricano erano giunti sulle coste italiane 69.105 stranieri.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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